Al Bano dice “no” all’intelligenza artificiale e corre ai ripari per “blindare” la propria voce. Una presa di coscienza arrivata dopo aver scoperto che oltre 232 suoi brani sono stati utilizzati nel dataset LAION-DISCO-12M, un archivio digitale centrale per l’addestramento dei modelli musicali generativi.
La voce rubata
Al Bano è stato ascoltato da Fanpage, a cui ha raccontato tutta la sua sorpresa e il suo risentimento: «È incredibile, perché c’è una parte positiva, ovvero che abbiano scelto tante canzoni del mio repertorio — ha affermato il musicista —. Dall’altra parte, però, questa cosa mi fa pensare: ma è possibile che possano fare quello che vogliono senza chiedere nulla a nessuno? È come se io entrassi a casa tua, mi piacessero delle cose, me le prendessi e me le portassi via. Non è giusto». I tempi che viviamo spesso ci sorprendono: ogni volta che ci rendiamo conto di quanto il mondo stia cambiando, lo percepiamo come qualcosa di inaspettato, quasi fantascientifico. Anche Al Bano non fa eccezione: «Non ho mai pensato che potesse creare nuove canzoni nel mio stile», ha sottolineato il cantante parlando della generazione di brani con l’IA. Tra le questioni ancora da chiarire c’è quella di un possibile vero e proprio furto della voce. Oltre all’utilizzo dei brani del cantautore pugliese per addestrare l’intelligenza artificiale a produrre canzoni nel suo stile, infatti, c’è la possibilità che sia stato replicato anche il suo timbro vocale.
Brevettare la propria voce
Per questa ragione, Al Bano ha dichiarato di voler brevettare la propria voce, così da impedire che possa essere utilizzata senza consenso. Una posizione che si aggiunge alle reazioni di molti artisti, sempre più insofferenti rispetto all’invasività di queste nuove tecnologie: «La reazione degli artisti c’è — ha spiegato l’autore di “Felicità” —. È come vedere un ladro in casa tua che ruba, si prende tutto il bello che c’è e ne fa l’uso che vuole». «La musica è bella perché le stesse sette note sono state utilizzate in modo completamente diverso da Vivaldi, Rossini e da tanti altri compositori — ha continuato Al Bano, parlando a Fanpage —. Sono state trasformate da questi geni, da questi straordinari innovatori del linguaggio musicale. E vale anche per la musica leggera italiana: basti pensare al lavoro di Adriano Celentano. È incredibile come, attraverso la potenza e la versatilità di sole sette note, possano nascere sapori, atmosfere ed emozioni così differenti».
Ma, nonostante la contrarietà nei confronti dell’intelligenza artificiale, il cantautore di Celle San Marco sa che il progresso non può essere fermato: «Io resto contrario a questa tecnologia e credo che si debba correre ai ripari per salvaguardare la nostra unicità, quella di ogni artista. Però non possiamo fermare il progresso. Del resto, siamo arrivati perfino a rompere i cogl***ni alla Luna», ha concluso.
Ultimo aggiornamento: venerdì 26 giugno 2026, 19:43
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