Firenze, 30 giugno 2026 – Simulando con la mano il gesto di suonare una campanella si sarebbe rivolto alle colleghe del suo team dicendo: “Ragazze è l’ora del sesso”. In due casi, invece, avrebbe sferrato delle pacche sui glutei delle lavoratrici. A un’altra donna, sua sottoposta, in più occasioni ha fatto battute sul colore della pelle. In particolare nel corso di una riunione di lavoro le avrebbe chiesto: “Perché sei cosi scura? Sei marocchina?”, e dopo la risposta “No, io sono ebrea” avrebbe ribattuto dicendo: “È vero che tra ebrei avete rapporti sessuali con un lenzuolo con un buco?”. Sono solo alcuni degli episodi contestati a un manager (da circa 250mila euro di retribuzione annua) di Balenciaga – tra le case di moda più famose al mondo –, in servizio nella sede di Scandicci. Il 40enne, assistito dall’avvocato Federico Veneri, dopo un’indagine interna della società e i racconti di sette colleghe, è stato licenziato in tronco.
Il licenziamento è stato confermato
I suoi comportamenti sono stati considerati “lesivi e offensivi della dignità personale” dalla società, e in totale “spregio della professionalità delle colleghe”. Il dirigente ha comunque impugnato il provvedimento davanti al tribunale civile di Firenze, che nei giorni scorsi ha rigettato il suo ricorso e confermato il licenziamento.

Tutto è nato da un’indagine interna per valutare l’ambiente di lavoro
L’indagine interna e gli accertamenti
Tutto è nato, si legge nella sentenza, dopo un ’listening survey’, ovvero un’indagine interna per valutare l’ambiente di lavoro. I risultati del settore diretto dal manager, hanno fatto emergere un punteggio bassissimo per la voce ’assenza di discriminazione’. In poco tempo, le risorse umane avviano ulteriori accertamenti: incontri individuali con il personale impiegato in quel reparto, una decina di donne, senza la presenza dei loro manager.
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Battute a sfondo sessuale, offese, gesti fuori logo
Quello che emerge dalle testimonianze è un quadro di molestie, offese e mancanza di rispetto. Tra gli episodi, si legge, l’uomo avrebbe inviato una mail al responsabile di una collega, usando senza permesso il suo pc, con l’oggetto: “Sono molto timorosa” e con il seguente testo: “Ciao ragazzi, vorrei con questa mail rendervi edotti del fatto che: nonostante il mio fare così riservato sono una persona che ama la vita ed ho voglia di divertirmi, vedetemi come un lupo vestito da pecora”.
E poi ci sono battute a sfondo sessuale, offese per il peso, e ’scherzi’ decisamente fuori luogo. In un caso avrebbe legato “a una sedia con un elastico” una collega. Un’altra volta, invece, avrebbe dedicato “indesiderata confidenza fisica nei confronti delle lavoratrici, quali massaggi alle spalle e al collo e baci”.
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Le sette donne
Le sette donne sentite nel corso del processo hanno confermato quanto denunciato. Mentre non sono bastate a ribaltare la decisione le testimonianze della moglie del manager e della sua migliore amica. La difesa dell’uomo ha puntato sul fatto che le accuse “erano tardive e pretestuosamente ricostruite a posteriori, al solo scopo di liberarsi di un dirigente scomodo”. L’avvocato Veneri si dice pronto a fare ricorso in Appello.