di
Valentina Santarpia
Il colloquio di fronte alla commissione di 5 docenti, le domande sulla Costituzione, la fatica con l’inglese, la compagna ad assisterlo
La sua vita come opera d’arte, un piccolissimo accenno alla politica, i versetti di Dante cantati, una faticosa esposizione dell’epoca vittoriana in inglese: e così, in poco meno di un’ora di colloquio, anche l’esame orale di maturità di Pupo, a quasi 71 anni, è andato. Il cantante, che si è presentato alle otto meno un quarto all’istituto paritario Minerva di Roma, era emozionatissimo: «Ho studiato per due anni, per recuperare dopo aver lasciato tanti anni fa dopo il secondo liceo», ha raccontato. «Ci tenevo a fare le cose per bene. Ed è per questo che dopo mi iscriverò anche all’università, forse Scienze della comunicazione, vediamo. Ma non voglio che mi regalino nulla», ha anticipato prima di salire, intorno alle 8.30, nell’aula dove lo aspettava la sua commissione.
Ad assistere qualche cronista, ma telecamere vietate: «Mi scuso per l’impatto mediatico di questo esame», ha esordito Enzo Ghinazzi, spiegando perché ci teneva a fare questo esame: «Lo devo ai miei genitori, che mi volevano avvocato», ha detto, commosso. «Mia mamma è venuta a mancare due mesi fa». La commissione gli ha dato il tempo di riprendersi – «Sono stati molto gentili e carini, mi hanno aspettato»- e poi ha iniziato, come da schema, col suo curriculum «da studente»: «Non ho scritto solo canzoni come Sarà perché ti amo, che i Ricchi e poveri hanno cantato e fatto diventare una delle canzoni più famose del mondo. Ma ho anche scritto diversi libri e lavorato a un documentario sulla mia vita originale, visto che vivo con una moglie, che ora è a casa ad accudire la nipotina, e la mia compagna, che è qui ad assistere», ha raccontato il cantante, che proprio partendo dalla sua figura- «Sono un dandy, mi presento qui con le scarpe Prada, la penna Montblanc, il simbolo dell’infinito sulla giacca»- è arrivato a parlare di D’Annunzio, del suo rapporto complicato con Mussolini- «Sia chiaro, non sono d’accordo con le sue posizioni» e poi di Pirandello, e dell’impossibilità di rivelare il proprio volto reale. «Anche qui, mi mostro come uno studente nonostante io sia stato molto altro», ride, elencando le sue peripezie: da giocatore d’azzardo perseguitato dagli strozzini a cantante super pagato in tutto il mondo.
Dall’italiano la commissione si è spostata sulle scienze umane, dove il docente gli ha chiesto della influenza delle religioni- «io sono agnostico ma non mi posso dire ateo e riconosco l’influenza delle religioni su tutte le attività sociali e culturali»- e della secolarizzazione – «Non mi ricordavo il termine», ammette. Poi la docente di diritto gli ha chiesto di parlare della Costituzione, anche perché il suo tema di italiano era proprio su Saragat e il discorso ai padri costituenti: ma dopo la sua ordinata introduzione sono arrivate le domande «ostiche» con i poteri del presidente della Repubblica e la promulgazione delle leggi. Ma a districarsi fuori la sua riflessione politica: «Ci sono troppi che parlano agli italiani senza considerare lo Stato, e invece è fondamentale considerare le nostre istituzioni», ha rilevato.
Infine, lo scoglio per lui più difficile: l’esposizione in inglese. Pupo non ha negato di conoscere l’inglese per aver viaggiato ovunque, di essere in grado di capirlo e parlarlo, ma di non essere così preparato con la grammatica. Il docente comunque è riuscito a metterlo a suo agio e a fargli spiegare, oltre che l’età vittoriana, di Dorian Gray e Oscar Wilde e di Charles Dickens. Un po’ zoppicante, ma sempre abbastanza sicuro di se, è arrivato alla conclusione dedicata all’educazione civica, dove si è lanciato in un discorso sulla globalizzazione.
Bilancio? «Me la sono cavata, dai», sorride quando tutto è finito. Sicuramente un esame colloquiale, il suo, caratterizzato da una forte personalizzazione e da tante piccole battute che stemperavano la tensione: «Credo che tutti i ragazzi dovrebbero fare così, ma non hanno l’esperienza: partire da esperienze lavorative e poi tornare agli studi, e bisognerebbe sempre inserire negli esami anche le proprie opinioni per far capire che si è soggetti pensanti, forse bisognerebbe anche vivere così, partendo dalla morte e tornando bambini e poi a cò da cui siamo arrivati». A lui, l’energia di un bambino non manca: anche se dice di essere terribilmente stanco- «Vado solo a qualche grande evento organizzato da personaggi famosi o a teatro, rifiuto il resto»- in realtà la sua curiosità lo porta ad essere iperattivo e dinamico.
«Sono sempre stato così, ed è stato il motivo per cui mi sono anche messo nei guai, ho giocato da professionista a poker, mi sono indebitato, sono finito nelle mani degli strozzini dei Casamonica, eppure alla fine sono risalito». E ora, cosa farà da grande?, scherzano i professori. Il clima è rilassato, il cantante viene congedato, partono le strette di mano, i ringraziamenti, e i saluti. E c’è anche una piccola sorpresa: una professoressa festeggia il suo compleanno, ci sono i pasticcini in aula magna, e guarda caso c’è un pianoforte.
La tentazione è troppo forte, parte «Un amore grande»: «La dedichiamo a tutto l’Istituto che mi ha accolto in questa esperienza meravigliosa e alla professoressa Emilia che compie gli anni proprio oggi. È una canzone che ho cantato a Sanremo nell’84, sono passati tanti anni. È un inno all’amore, una canzone di quelle che non passano mai di moda e anche quello che abbiamo fatto qui a scuola lo abbiamo fatto solo per amore».
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1 luglio 2026 ( modifica il 2 luglio 2026 | 09:29)
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