Nel dopogara col Belgio il fantasista si è sfogato: “È stato un cammino amaro, davvero duro e complicato da digerire a livello personale”. E l’infortunio è l’ennesimo guaio stagionale per il club rossonero che si aggiunge al lungo stop di Gimenez
Il dolore può arrivare sotto diverse forme. Christian Pulisic ne ha affrontate due nell’ambito della stessa partita. Nello spirito: Stati Uniti-Belgio è stato l’addio – burrascoso, travolto dalle polemiche – della nazionale di casa al Mondiale. E nel fisico: la sua partita è durata lo spazio di 59 minuti, quando è stato costretto a lasciare il campo per infortunio (si era già 3-1 per i belgi). Non parrebbe una cosa da poco, e d’altra parte è intuibile dalle immagini: Christian carica il destro per calciare con tutta la forza che ha, ma viene anticipato da Tielemans e invece di colpire il pallone prende il piede dell’avversario. La caviglia si piega vistosamente, il ginocchio subisce un contraccolpo innaturale. Bandiera bianca: il fantasista rossonero dà l’addio al match e si siede sconsolato e dolorante in panchina con la faccia tra le mani.
condizione—
Un’immagine inquietante, che genera cattivi presagi poi confermati dallo stesso giocatore a fine partita: “Ho subìto una torsione completa sia alla caviglia che al ginocchio nel corso della stessa giocata. Ormai è andata, pazienza. Sfrutterò questo periodo per rimettermi in sesto. Si tratta indubbiamente di un epilogo davvero sfortunato per il mio Mondiale. Nel corso di questa estate le sensazioni erano ottime e avvertivo di aver raggiunto il massimo della mia condizione fisica”. Poi ha aggiunto, comprensibilmente amaro: “Per quanto mi riguarda è stato un percorso tormentato, caratterizzato da un problema fisico dopo l’altro. È stato un cammino amaro, davvero duro e complicato da digerire a livello personale. Tornerò tra qualche settimana per la preparazione pre-campionato e poi con la nazionale, senza dubbio”.
trauma—
Un Pulisic dunque focalizzato – al netto dei tempi di recupero – sulla ripresa dell’attività con il Milan, sebbene per lui ci siano stati sondaggi da alcuni club come il New York City (offertona di cinque anni per 10 milioni di dollari a stagione) che a quanto pare non lo lascerebbero del tutto indifferente. Per Cardinale, comunque, Capitan America resta una delle pietre angolari su cui rifondare la rosa, anche se le condizioni fisiche di Christian erano e restano un tema. In questo caso si tratta di un evento traumatico e fortuito, ma allargando lo sguardo anche solo all’ultima stagione salta all’occhio una certa cagionevolezza. Fin dallo scorso autunno, quando – sempre in ambito nazionale -, c’era stato più di un problema. Prima una distorsione alla caviglia e poi, durante la stessa sosta, una lesione al bicipite femorale. Si era a ottobre, Christian rimase fermo tre settimane ma quello è stato uno stop che ha finito poi col riverberarsi pesantemente sul resto della stagione, impedendogli di ritrovare una condizione accettabile. Dopo di allora, un’altra partita saltata per affaticamento, poi la borsite e infine un problema al gluteo.
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Le conseguenze sono quelle che tutti i tifosi rossoneri sanno bene: Pulisic ha messo a segno l’ultimo gol il 28 dicembre e poi – in rossonero – non è più pervenuto sino a fine stagione. Al Mondiale, qualche gioia (l’assist a Balogun nel 4-1 al Paraguay) e altri dolori: prima di questo infortunio aveva dovuto saltare il secondo match del girone contro l’Australia per un problema al polpaccio. Ora restano da capire i tempi di recupero, ma dopo il lungo stop a cui sarà costretto Gimenez, per l’attacco rossonero arriva un’altra cattiva notizia.
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