Gli ultimi video di Aurelio Coppolino, 46 anni, pubblicitario disoccupato che dice di avere un passato nell’agenzia di Oliviero Toscani, sembrano le farneticazioni di uno stalker che mira in alto. Sul suo canale YouTube descrive così il procuratore di Palermo, Maurizio De Lucia, e il procuratore aggiunto antimafia Vito Di Giorgio: “De Lucia e Di Giorgio, che sarebbero De Lucia Mani Lunghe e Di Giorgio Lingua Lunga […]. Mani Lunghe perché? Perché De Lucia – dice testuale Coppolino – gli piace mettere le mani di sopra a donne che lavorano in Procura: De Lucia”. Ovviamente sono accuse infondate (alla fine di questo articolo, il video con le dichiarazioni di Aurelio Coppolino che pubblichiamo come documento).
Le accuse infondate al procuratore De Lucia e all’avvocato Fabio Repici
Poi sclera contro Fabio Repici, avvocato di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso in via D’Amelio a Palermo con la sua scorta, e legale dei familiari di altre vittime del consorzio mafioso italiano come la diciottenne Cristina Mazzotti, il procuratore di Torino Bruno Caccia, il giornalista Beppe Alfano, il primo martire della Falange armata Umberto Mormile e il medico Attilio Manca. Lo ripete più volte, in più dirette Facebook, per più giorni di fila: “Il capo mafia Fabio Repici”, insiste Coppolino.

Attacca anche il movimento delle Agende rosse, nato per sostenere la ricerca della verità sulle stragi e dell’agenda di Paolo Borsellino, scomparsa dopo che la sua valigetta era stata recuperata dall’auto in fiamme. Qualche giorno dopo però, quando il pubblicitario disoccupato viene arrestato, ma solo per avere diffamato in modo analogo e continuato il deputato di Forza Italia, Tommaso Calderone, si scopre che Aurelio Coppolino non è solo nell’incredibile operazione.
Prendono pubblicamente le sue difese il suo avvocato, Ugo Colonna, che è anche il difensore dell’unico imputato per il nuovo tentativo di depistaggio sulla strage di via D’Amelio; Angelo Jannone, colonnello in congedo del Ros di Mario Mori ed ex braccio destro di Giuliano Tavaroli nella sicurezza di Telecom allora affiliata al servizio segreto militare “Sismi”; e con loro – la figura più famosa – l’ex senatore del Movimento 5 Stelle, Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare antimafia dal 2018 al 2022, che oggi assicura di avere lasciato il movimento e la politica. Ma non il suo amico fraterno Ugo Colonna.
L’intervento del colonnello Jannone, ex team Tavaroli in Telecom
Le farneticazioni di Coppolino vengono rilanciate da Colonna e Morra in una conferenza stampa, pur essendo contenute nello stesso video diffamatorio contro De Lucia, Di Giorgio e Repici. E vengono riprese il giorno dopo in un lungo editoriale sul quotidiano il Tempo firmato dal colonnello Jannone. In poche parole Aurelio Coppolino sostiene che l’avvocato di Salvatore Borsellino, sfruttando qualche soffiata dei magistrati – ma sono sempre fake news – avrebbe istruito alcuni collaboratori di giustizia affinché i fratelli Filippo e Giuseppe Graviano e altri boss venissero condannati a ergastoli che non si meritavano.

In particolare, l’editoriale sul Tempo – dove forse il copione di Coppolino è più evidente che a Coppolino – indica come caso specifico le condanne all’ergastolo, al termine del processo “’Ndrangheta stragista”, dei boss palermitani Giuseppe Graviano e Rocco Filippone: entrambi accusati di essere i mandanti per l’omicidio dei carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo, assassinati il 18 gennaio 1994 a Scilla, lungo l’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Una sentenza poi annullata nel 2024 dalla Cassazione e rinviata a Reggio dove si attende ora la sentenza bis, dopo che la Procura generale ha ribadito la richiesta del doppio ergastolo.
Non è affatto rassicurante per il procuratore di Palermo, il suo aggiunto e l’avvocato di Salvatore Borsellino il fatto che l’ex presidente della Commissione parlamentare antimafia, un colonnello del Ros in congedo e un avvocato facciano arrivare ai fratelli Graviano e ai loro killer la notizia, pur falsa, che i processi nei quali sono stati condannati sarebbero stati manipolati.
La citazione dall’album del 1993 di Vasco Rossi: “Gli spari sopra”
Anche l’introduzione musicale ai suoi monologhi, spiega Coppolino, è scelta volutamente. Come in questo video di 54 minuti: “Permettetemi – esordisce il pubblicitario disoccupato – dalla bellissima canzone del Blasco, di Vasco Rossi, ‘Stupendo’, perché è correlato… è correlata la canzone al tema di questa puntata. ‘Stupendo’ è una delle canzoni più iconiche del repertorio di Vasco, contenuta nell’album ‘Gli spari sopra’ che è stato pubblicato nel ’92, la caduta della Prima Repubblica, Mani Pulite, qualche mese prima della strage di Capaci e della strage di Via D’Amelio” (nel video qui sotto). Gli spari sopra, appunto.
In realtà l’album di Vasco Rossi esce il 6 febbraio 1993. Ma chissà qual è il messaggio recepito dai compari dei boss Graviano e Filippone, fuori e dentro le carceri. Sia Aurelio Coppolino sia il colonnello Jannone sostengono che il collaboratore manipolato è Fabio Tranchina, autista di Giuseppe Graviano fino al loro arresto.
Il libro di Michele Santoro smentito dalle indagini su via D’Amelio
Colpire l’attendibilità di Tranchina e, con lui, quella dell’altro pentito chiave sulle stragi, Gaspare Spatuzza, significa anche demolire la ricostruzione processuale sull’attentato in via D’Amelio nel quale furono assassinati il magistrato Paolo Borsellino e la sua scorta. Stesso obiettivo – ma al momento è solo una coincidenza – dell’altro cliente dell’avvocato Colonna, l’ex killer della mafia Maurizio Avola, che aveva affidato le sue confidenze a un libro scritto dall’ex giornalista Rai, Michele Santoro (foto sotto), con l’aiuto del collega Guido Ruotolo, ex inviato della Stampa, di cui parliamo più sotto.

Anche se è pugliese di origini, i linguaggi simbolici di Cosa nostra sicuramente non sfuggono al colonnello Jannone, che ai tempi di Giovanni Falcone ha comandato la compagnia dei carabinieri di Corleone, allora roccaforte mafiosa di Totò Riina e Bernardo Provenzano. Ma delle accuse infondate contro il procuratore De Lucia e il vice Di Giorgio il suo editoriale non parla. Si limita a fare sue le dichiarazioni di Coppolino contro l’avvocato Repici.
Non sappiamo se i suoi video su YouTube siano mai stati visti dai detenuti in cella. Ma ora i talk show Aurelio Coppolino li può organizzare direttamente in carcere: perché ha fatto di tutto per farsi arrestare. Lo conferma il suo avvocato Colonna. A fine giugno viene infatti eseguita l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, la cittadina in provincia di Messina dove vivono sia Coppolino, sia Tommaso Calderone, il parlamentare che di professione è avvocato penalista e l’ha denunciato. Coppolino lo accusa più e più volte nei suoi ripetuti interventi sui social di essere legato alla ‘ndrangheta.
La missione di Coppolino: 3 evasioni dai domiciliari per finire in carcere
Così la Procura, dopo che le indagini hanno dimostrato l’infondatezza delle dichiarazioni, ottiene dal giudice il sequestro dei profili su YouTube e Facebook e la detenzione agli arresti domiciliari. Ma evidentemente a Coppolino, o a chi gli sta suggerendo questa condotta, non basta. Scrive il suo avvocato, nel comunicato del 29 giugno: “Il mio assistito, pertanto, per non farsi processare nel silenzio – sostiene Ugo Colonna – si è costituito tre volte in cinque ore presso il commissariato di polizia, presso la casa circondariale e, infine, presso i carabinieri. Poco fa l’aggravamento della misura disposto dal giudice a tutela della ‘vittima’ Calderone con conseguente traduzione in carcere”. Le virgolette sulla parola vittima sono dell’avvocato Colonna.

In quelle cinque ore, al palazzo di giustizia di Barcellona fanno fatica a capire cosa stia accadendo. Coppolino si presenta e si dichiara agli agenti del commissariato. Prima evasione dai domiciliari, ma viene riaccompagnato a casa. Allora si ripropone direttamente in carcere. La polizia penitenziaria lo identifica, viene accertata la seconda evasione e riportato a casa. Ma un pubblicitario, come insegnano ai corsi di marketing, non si arrende mai: prima di tutto deve vendere bene se stesso. Coppolino riprova con i carabinieri. E finisce in carcere.
Più che le trame del thriller American Tabloid di James Ellroy, sembra un fumetto della Banda Bassotti. Ma la procedura insolita per infiltrarsi tra i detenuti e far esplodere il caso non riduce la potenziale pericolosità delle sue dichiarazioni contro il procuratore di Palermo, il suo vice e il legale del fratello di Paolo Borsellino.
Ugo Colonna e l’ex killer a processo per il depistaggio su via D’Amelio
L’avvocato Colonna e l’ex presidente dell’antimafia, Nicola Morra (foto sotto), nel comunicato e in conferenza stampa comunque sorvolano su questi dettagli. “Le denunce per stalking hanno avuto l’effetto desiderato: chiudere la bocca al Coppolino – scrive testualmente Colonna – a cui dapprima sono stati sequestrati i canali social e anche i dispositivi digitali, poi è stato posto agli arresti domiciliari in quanto ha ritenuto di continuare a esprimere il proprio pensiero con la parola secondo quanto prescrive l’articolo 21 della Costituzione, che nel 1948 avrebbe posto fine alla censura di epoca fascista”.

L’ex killer Maurizio Avola, 65 anni, raccontato nel libro di Michele Santoro, è invece il cliente più celebre di Ugo Colonna. Da ex mafioso, con un ritardo di quasi trent’anni dalle sue prime confessioni, ha tentato di riscrivere i processi sulla strage di via D’Amelio: nell’attentato del 19 luglio 1992 con il magistrato Paolo Borsellino morirono gli agenti Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. La sua versione – nella quale coinvolgeva altri boss catanesi e sostituiva se stesso alla “presenza esterna” a Cosa nostra durante la preparazione dell’attentato – è stata però smentita dalle successive indagini.
La “presenza esterna” che ha partecipato all’attentato contro Borsellino
Avola in quei giorni del 1992 era a Catania e aveva il braccio destro ingessato. La presenza esterna – uno o più agenti segreti, artificieri o estremisti di destra – rimane tuttora una casella da riempire. Al processo in corso per calunnia, la Procura di Caltanissetta ha quindi chiesto per Avola la condanna a 8 anni di reclusione. La posizione dell’avvocato Colonna, in un primo tempo indagato con il suo assistito, è stata archiviata.
Ma Ugo Colonna non è soltanto il difensore di fiducia di Avola. È anche una sorta di aiuto tuttofare. La Direzione investigativa antimafia di Caltanissetta ha scoperto a favore dell’ex moglie di Avola l’esistenza di un “mutuo ipotecario numero […] erogato a ottobre 2010 per originari euro 105.000 presso la banca […] in cointestazione con altro soggetto non ricompreso nel provvedimento (che da ulteriori approfondimenti è risultato essere l’avvocato Colonna Ugo)”.
Mutuo e affitti: “Le spese dell’avvocato Colonna per Maurizio Avola”
La nota della Dia è del giugno 2022, gli stessi mesi successivi all’uscita del libro scritto con Santoro e Ruotolo e al nuovo presunto depistaggio su via D’Amelio. “Il suddetto mutuo durante i primi mesi del corrente anno – riferiscono alla Procura gli investigatori della Dia – è stato oggetto di revisione del tasso, ma i cointestatari risultano essere … [la ex moglie di Avola] e Colonna Ugo”.

In quello stesso periodo, all’ex killer di Cosa nostra, l’avvocato Colonna avrebbe pagato pure l’affitto per la casa al Nord: “Colonna Ugo – scrive la Dia di Caltanissetta in un altro rapporto – ha sottoscritto numero 6 contratti di locazione (tra il 01/07/2020 e il 01/01/2022) in relazione all’abitazione ubicata in […] ove Avola vive. Si precisa che il canone mensile ammonta a euro 700, cui vanno aggiunti euro 150 mensili forfettari relativi a spese accessorie”.
Strage Borsellino, un’agenzia israeliana doveva salvare il super-killer – di Fabrizio Gatti
È il Servizio centrale di protezione dello Stato, di solito, a occuparsi dei pagamenti e delle nuove identità dei collaboratori, non l’avvocato difensore. Colonna, invece, farebbe tutto questo in autonomia, per proteggere – sostiene lui – la nuova residenza del collaboratore. “Ugo, di tanto in tanto, mi… diciamo, mi fa regali, va! Diciamo così. Lui lo sa che non ci posso arrivare”, rivela Avola al telefono con la ex. “I contenuti di talune conversazioni telefoniche – confermerà poi il rapporto della Direzione investigativa antimafia – intrattenute dall’Avola con l’ex moglie […], secondo cui le spese relative al canone di affitto dell’abitazione in cui Avola dimora sarebbero sostenute dal Colonna in qualità di locatario, hanno trovato riscontro positivo”.
Accuse infondate al procuratore e all’avvocato di Salvatore Borsellino – video
Sempre grazie a Colonna, è scritto negli atti del processo depositati dalla Procura di Caltanissetta, Avola ha trovato lavoro nella sua nuova vita. Lo ha assunto Sebastiano Buglisi, un imprenditore di Barcellona Pozzo di Gotto, che proprio il prossimo 24 luglio 2026 esordirà come scrittore da Baldini&Castoldi. Titolo del libro: “L’antimafia dei fatti”. La prefazione è affidata a un amico, sia dei Buglisi, sia di Colonna, già all’opera nella pubblicazione sulla confessione patacca di Maurizio Avola. Sempre Guido Ruotolo.
Perché l’avvocato dei figli di Paolo Borsellino difende lo stragista di Bologna – di Fabrizio Gatti
Ora che è in carcere, non tutti i video del pubblicitario disoccupato di Barcellona Pozzo di Gotto sono stati sequestrati. Alcuni sono ancora accessibili su YouTube. Come il monologo dal titolo poco augurante: “La routine letale”. Aurelio Coppolino può infatti continuare la sua missione. Anche dalla cella. Il suo avvocato sembra crederci davvero: “Spero solo – scrive Ugo Colonna nel comunicato sull’arresto – che non venga vietato in carcere al Coppolino l’utilizzo della penna e della carta per continuare a esplicitare il suo pensiero”.
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