di
Candida Morvillo

Cosa è successo a Francesca Barra: la giornalista, conduttrice di 4 Di Sera Weekend, ha lasciato il programma dopo la malattia fulminante e la morte del padre

«Sono grata alle persone che mi stanno inondando d’affetto e mi augurano di tornare presto in tv, ma fermarmi e dedicare quest’estate alla mia famiglia era la scelta giusta». Francesca Barra ha deciso di lasciare in anticipo 4 Di Sera Weekend dopo la morte improvvisa del padre, Francesco Michele. 

Da sabato 11 luglio, alla guida del talk di Rete 4 resta solo Roberto Poletti. Una decisione obbligata, di fatto, perché oltre al lutto da elaborare, spiega, si è ritrovata alle prese con incombenze, responsabilità, con una madre rimasta vedova in Basilicata: «Con quattro figli, il lavoro a Milano, l’unico aeroporto utile a Bari, mio marito Claudio Santamaria su un set in Sicilia coi bambini: come avrei potuto anche solo logisticamente?».



















































C’è stato un momento in cui ha capito che era necessaria una scelta drastica?
«Sì, ho avvertito il peso della distanza da mia madre. Lei e papà sono stati 54 anni insieme e lei affronta un vuoto che nessuno può colmare. Ho sentito il bisogno di stare accanto a lei, come ai miei fratelli, ai miei figli che hanno perso il nonno e, se posso dirlo, accanto a me. Alla figlia che sono stata fino a poco tempo fa. Papà era ancora immerso nella vita: viaggiava, lavorava, progettava. Faceva il commercialista ed era nel pieno della dichiarazione dei redditi dei suoi clienti. Per questo, ci siamo trovati davanti anche a questioni pratiche che nessuno è mai davvero pronto a gestire».

C’è chi sui social ha scritto «tu puoi permetterti di fermarti». Che cosa risponde?
«Che il tema del lavoro è importante, ma non si tratta di discutere di chi possa prendersi una pausa e di chi no: tre giorni di lutto sono pochi per tutti. Il lutto non è un lusso. Questo tema dovrebbe unire, non dividere, fomentando discussioni che paragonano i dolori propri e altrui. Io ho potuto fermarmi e sono grata alla vita per averlo potuto fare. Mi dispiace non per le critiche, ma per ciò che nascondono: il fatto che alcuni diano per scontato di non avere il diritto di prendersi una pausa, se ne hanno bisogno. Ci si concentra su altro, ma stiamo parlando anche di salute mentale. Dietro queste voci, c’è un bisogno che la politica e il mondo del lavoro dovrebbero ascoltare».

Nel suo caso, quanto è stata sofferta la decisione?
«Quando ho deciso di lasciare il programma, non ho pensato alle conseguenze professionali. Non sapevo, e non so tuttora, se ritroverò il mio posto in tv. Mi fermo a luglio, poi in qualche modo ricomincerò a fare qualcosa. Ho fatto tre anni di investimento: ho lavorato d’estate, nei weekend, a Natale, a Pasqua. Lavoravo quando la mia famiglia si fermava. E allora, certo, pensi: ho fatto un investimento e ora forse lo perdo. Ma in piccolo o in grande, chi fa una rinuncia fa una scelta importante, che abbia o no un Piano B».

Quanto è stata improvvisa la malattia di suo padre?
«A fine maggio, ero andata dai miei in Basilicata per dedicare loro una settimana. In quei giorni, mio padre aveva iniziato ad accusare dolori all’apparenza sparsi, indistinti. Nessuno poteva immaginare che si sarebbero trasformati in qualcosa di così imprevedibile, crudele e fulminante. Il 15 giugno è morto. Facendo avanti e indietro, ho avuto il privilegio di essergli accanto nell’ultimo respiro. Ho fatto in tempo a dirgli grazie».

Come stanno andando questi primi giorni in Basilicata?
«Ho ritrovato un dono che mio padre aveva lasciato ai miei figli: aveva raccontato la storia della sua famiglia, emigrata in Etiopia, deportata nei campi di concentramento… E la sua militanza politica, l’amore per mia madre. Si erano conosciuti durante una rissa tra giovani militanti e non si erano più lasciati».

Suo padre era di destra. Lei no.
«Questa differenza non ci ha mai allontanati. Anzi, mi ha insegnato l’importanza del confronto. Fin da bambina, papà mi ha trattata come una persona capace di ragionare. Mi ascoltava. Perciò, oggi, sento il bisogno di restituirgli la stessa attenzione. Rileggo di continuo i suoi scritti, cerco di capire cosa lo muovesse. E sto scrivendo giorno e notte. Non so che forma prenderà questo lavoro. So solo che nella scrittura continuo a incontrarlo».

Che cosa vorrebbe che restasse delle polemiche di questi giorni?
«Mi auguro che il lutto venga riconosciuto e tutelato di più nel mondo del lavoro. Non lo dico per me, che in qualche modo troverò una strada, ma per tutte le persone che non hanno alternative, che devono continuare a lavorare mentre portano dentro una perdita devastante, e ogni giorno sorridono al pubblico, ai clienti, ai colleghi, quando avrebbero bisogno solo di silenzio e tempo».

7 luglio 2026 ( modifica il 8 luglio 2026 | 07:13)