di
Aldo Grasso

La televisione sa rendere leggibile l’impresa senza impoverirne il mistero

La televisione è la grande alleata della rinascita del ciclismo? «Le due ruote» stanno vivendo una nuova età dell’oro. Lo si capisce da un dettaglio: l’eccezione è diventata la regola. Le imprese di Tadej Pogacar non sorprendono più perché si sono trasformate in una consuetudine. I suoi assoli hanno qualcosa del monologo teatrale: sale, cambia ritmo, guarda appena gli avversari e, quando decide che lo spettacolo è finito, cala il sipario.

Ma sarebbe un errore ridurre questa stagione a un uomo solo. Jonas Vingegaard continua a essere l’unico antagonista credibile, il corridore che costringe Pogacar a non trasformare ogni tappa in una formalità. E dietro di loro cresce una generazione che promette di allungare il racconto: Isaac Del Toro, Florian Lipowitz, Oscar Onley, il giovanissimo Paul Seixas. I distacchi si misurano ormai in secondi, non in minuti, e bastano venti secondi di vantaggio o tre chilometri di salita per cambiare la sceneggiatura.



















































La televisione è la grande alleata di questa rinascita. Ha capito una verità che il calcio, ingabbiato nelle sue tattiche, spesso dimentica: il ciclismo non è soltanto sport, è narrazione. Ogni tappa è un capitolo di un racconto, ogni salita una prova iniziatica, ogni fuga un azzardo morale. Le immagini dall’elicottero trasformano la corsa in un grande documentario sul paesaggio europeo. I campanili, i castelli, i tornanti, i pascoli (a volte anche le nostre brutture) non fanno da sfondo: sono coprotagonisti. Il Tour e il Giro non attraversano la Francia e l’Italia, la descrivono.

Quando arriva l’impresa la televisione sa renderla leggibile senza impoverirne il mistero: la forza delle immagini è tale che annienta qualunque commento, qualunque parola di troppo.Per anni si è ripetuto che il ciclismo fosse uno sport del passato, condannato dalla nostalgia e dai fantasmi del doping. Invece eccolo qui, capace di produrre campioni irripetibili e immagini memorabili. La televisione non si limita a trasmetterlo: gli restituisce la sua natura più autentica. Perché il ciclismo, prima ancora che una gara, è il più grande racconto di viaggio che lo sport abbia mai inventato.

10 luglio 2026