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Bremmer: «Trump non vuole più saperne della guerra in Iran. Una via d'uscita? Compensazioni se Teheran molla la presa su Hormuz»
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Bremmer: «Trump non vuole più saperne della guerra in Iran. Una via d’uscita? Compensazioni se Teheran molla la presa su Hormuz»

  • 13 Luglio 2026

di
Giuseppe Sarcina

Intervista al politologo: «Tra Usa e Iran non c’è stata una escalation. Il regime di Teheran sta cercando di ottenere più soldi e più vantaggi possibili»

Donald Trump «di sicuro non intende continuare la guerra in Iran e anzi, sono convinto che vorrebbe smettere di parlarne quanto prima». È la previsione del politologo americano Ian Bremmer, 56 anni, presidente e fondatore di Eurasia Group.

Dobbiamo aspettarci una violenta ripresa della guerra tra Iran e Usa?
«Gli iraniani sono convinti che gli Stati Uniti non vogliano riprendere la guerra in alcun modo. E penso che abbiano ragione. A questo punto il regime di Teheran sta cercando di ottenere più soldi e più vantaggi possibili dalla situazione che si è venuta a creare».



















































Intende il controllo da parte dei pasdaran dello Stretto di Hormuz?
«Certo, lo Stretto di Hormuz è diventato una leva importante per la loro posizione. Nelle ultime settimane da quelle acque non sono transitate navi iraniane, ma mercantili e petroliere provenienti dall’Oman o da altri Paesi del Golfo. Lo hanno fatto spegnendo il segnale dei transponder e sfidando le mine. Una scelta dal chiaro significato: i vicini dell’Iran non vogliono pagare alcun pedaggio. I pasdaran, allora, hanno colpito queste navi, in modo da esercitare maggiore pressione sugli Stati Uniti».

Trump ha subito ordinato di bombardare 170 obiettivi sul territorio iraniano…
«Però non ha mai interrotto i negoziati. E in ogni caso non c’è stata un’escalation, una guerra totale, nonostante Trump abbia detto che il cessate il fuoco era finito».

Il «Memorandum di intesa» tra Usa e Iran non ha retto alla prima prova sul campo. Può essere ancora considerato una base per avviare un negoziato serio?
«In questa fase stiamo proprio misurando la validità del Memorandum. La possibilità di un’intesa sul nucleare è naturalmente ancora molto remota. Oggi il problema è capire se gli iraniani saranno in grado di ottenere una qualche forma di compensazione in cambio di una navigazione più o meno libera nello Stretto di Hormuz».

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Ci riusciranno?
«Credo che nel breve termine si arriverà a una qualche forma di compromesso. Gli americani appoggeranno l’istituzione di un fondo per distribuire compensazioni all’Iran. Saranno però altri Paesi a finanziarlo. Potrebbe essere uno stratagemma per evitare che le navi paghino direttamente un pedaggio ai pasdaran. Ma non siamo ancora arrivati a questo punto. E quindi gli iraniani continueranno a dimostrare di essere in grado di provocare gravi problemi al traffico marittimo nello Stretto. C’è da tener presente anche il fattore tempo. Le monarchie del Golfo si stanno organizzando per costruire altri oleodotti che scavalchino il blocco di Hormuz o per tracciare rotte commerciali alternative. Più gli iraniani aspettano, più la loro leva negoziale rischia di indebolirsi. Ecco perché sono così attivi oggi: hanno fretta di passare all’incasso».

Quale sarà la prossima mossa di Trump?
« Penso che Trump voglia non solo terminare la guerra, ma perfino smettere di parlare di Iran. Sta cercando di arrivare a un’intesa nel breve termine. Forse sarebbe disposto anche a chiudere la vicenda senza un vero accordo. Tanto che sta cominciando a dire che è una questione che riguarda essenzialmente i Paesi del Golfo».

Alcuni di questi Stati, come Qatar ed Oman, continuano comunque un dialogo difficile con Teheran. Può funzionare?
«Stanno cercando di ricostruire un equilibrio condiviso da tutta la regione. Non è facile, perché l’Iran sta comunque conducendo una serie di attacchi contro i suoi vicini. Certo, non sono diretti contro obiettivi vitali, come gli impianti di desalinizzazione. E questo consente di tenere aperto un minimo di dialogo. Per alcuni di questi Paesi, penso agli Emirati Arabi, sarà difficile tornare alla situazione precedente la guerra. Dubai era considerata la Svizzera del Medio Oriente. Oggi non è più così: quel modello si è mostrato vulnerabile. Ecco perché, come dicevo, questi Stati ora stanno investendo in modo massiccio sulle infrastrutture e sulla difesa».

Gli europei avranno finalmente un ruolo in questa vicenda?
«Alcuni Paesi europei vogliono collaborare allo sminamento delle acque e alla riapertura dello Stretto. Il fatto che né Trump né gli iraniani intendano allargare il conflitto rende più probabile un coinvolgimento anche degli europei».

13 luglio 2026 ( modifica il 13 luglio 2026 | 07:57)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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