Il campione del mondo ‘78: “Il Toro anche quando subentra ha sempre la testa giusta, vive le partite senza ansia, è nato per il gol. Non è un problema per Scaloni avere due attaccanti così”

Il patriarca dell’attacco argentino ha visto quella testata dalla tribuna: nel giorno della rete di Lautaro agli inglesi, Mario Kempes compiva 72 anni allo stadio di Atlanta. Da commentatore Espn non perderà la finale in New Jersey sperando in un secondo regalo di uno degli eredi prediletti: “Lautaro si merita tutte le gioie del mondo”, racconta il Matador al telefono. 

Quello di Lautaro Martinez all’Inghilterra è uno dei gol che cambiano un Mondiale, una carriera, una vita? 

“È un gol che nessuno dimenticherà mai, né Lautaro, perché non si segna spesso in una semifinale della Coppa del Mondo, né il nostro popolo argentino, che continua a vivere momenti di felicità incredibile. Qui negli Stati Uniti vedi maglie albiceleste in ogni città: sembra di stare in casa e i giocatori sentono questo amore”. 

Aveva già segnato in un paio di semifinali di Champions, ma questa rete Mundial lo eleva in una dimensione diversa? 

“Niente è come la Coppa del Mondo, niente dà simili emozioni e visibilità, ma Lautaro stava già nel gruppo dei migliori attaccanti del mondo per tutto quello che aveva fatto prima, con l’Inter, il club della sua vita, e con la nazionale. Ricordiamoci che aveva già deciso una Coppa America e che a Milano, da straniero, si è guadagnato di portare la fascia da capitano. Questa rete è solo una conferma della sua grandezza”. 

Dobbiamo aspettarcelo di nuovo in panchina per la finale delle finali? 

“Non lo so, il sistema prevede Messi con un altro attaccante, Julian Alvarez o Lautaro Martinez. Ma, per come è fatto il calcio adesso, anche iniziare dalla panchina è decisivo. La bravura di Lauti in semifinale è quella di essere entrato con un atteggiamento giusto, anzi perfetto”. 

Nella contrapposizione dei centravanti di questa epoca, lei da che parte sta? Chi è più utile alla causa, Lautaro o Julian? 

“Non ci penso e, soprattutto, non vedo un problema proprio perché sono due attaccanti che fanno il bene della Selección e di Messi, l’uomo che rende più semplice il lavoro per tutti”. 

Da centravanti come li descriverebbe? 

“Lautaro è più uomo d’area, nato per il gol. Julian è più un costruttore, ma sa punire le difese. Entrambi hanno colpi straordinari, come dimostrano i gol all’Egitto e all’Inghilterra. Sono pur sempre campioni del mondo e spero che diventino… bi-campioni. Scaloni ha la fortuna di poter scegliere in base alla partita, ma mi rendo conto che questa sia diversa da tutte le altre”. 

Se potesse vedere l’interista un attimo prima di scendere in campo, cosa gli direbbe? 

“Di essere se stesso, il Toro. Di fare quello che ha sempre fatto. I giocatori diventano grandi quando riescono a vivere le partite decisive come se fossero gare qualsiasi. Lautaro ha dimostrato tante volte di avere questo carattere”. 

Che finale si immagina? 

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“Speriamo ci sia spettacolo e non sempre succede. Si affrontano due grandissime nazionali: la Spagna ha avuto un percorso più comodo, noi abbiamo sofferto tantissimo, ma questo ci ha temprato. Mi aspetto una sfida molto equilibrata. Sarà fondamentale capire chi controllerà di più il possesso e porterà la pressione più alta, perché sa farlo bene pure l’Argentina e non solo la Spagna. Diciamo che è potrero contro tiqui-taca. Imprevedibilità che nasce sulla strada contro organizzazione: difficile annoiarsi”.