La crisi, il passo indietro del patron, l’ingresso di un fondo, un manager dai pieni poteri. Ed ora, la fila di contendenti che bussano alla porta. Sembra un’operazione da manuale, quella realizzata in poco più di due anni dal manager Pierluigi Tosato, laurea in ingegneria e master alla Bocconi, autore di un libro il cui titolo è già un programma: “Samurai Manager”.
Una lunga esperienza nel settore food – Deoleo, Rio Mare, Acqua San Benedetto, Continental Bakeries – poi l’approdo a Massimo Zanetti Beverage Group, che risana. Morale della favola: oggi, con il fondo QuattroR pronto all’uscita, sono (almeno) sei le offerte per l’industria fondata da Massimo Zanetti, con testa e cuore tra Bologna e Treviso. E arrivano dai maggiori private equity internazionali.
Sul tavolo, una quota di controllo (potrebbe raggiungere il 100%) del colosso della produzione, lavorazione e distribuzione di caffè tostato. Che, nell’operazione, potrebbe arrivare a un valore d’impresa complessivo fino a 1,2 miliardi di euro. La prova (non necessaria) che la “terapia” Tosato ha funzionato. Per tali ragioni, l’amministratore delegato che ha restituito una seconda vita all’impero del caffè, è parte integrante del pacchetto. E su questo punto, non si discute.
APPROFONDIMENTI
Il tavolo
I primi rumors sull’uscita di QuattroR si erano diffusi a marzo. Difficile prevedere, allora, che l’industria da 1,3 miliardi di ricavi (che possiede 40 marchi a livello globale, tra i quali il bolognese Segafredo) sarebbe stata corteggiata da primari operatori globali del private equity. E invece, eccoli i fondi (grandi favoriti come potenziali acquirenti) che hanno presentato le proprie offerte, non ancora vincolanti. Tra i nomi, ci sarebbero i britannici di Bc Partners, Capvest e Cvc, gli americani di Advent, Balckstone e One Rock Capital Partners. Il valore d’impresa complessivo, secondo le stime, dovrebbe essere superiore al miliardo di euro. Con una certezza: Pierluigi Tosato rimarrà alla guida.
QuattroR era entrato due anni fa, nell’aprile del 2024. L’esposizione al debito aveva portato il patron a optare per l’ingresso del fondo di private equity, che oggi detiene una quota intorno al 70%. Mentre la parte rimanente è rimasta in capo a Zanetti attraverso la sua holding. L’idea, all’epoca, era di una permanenza nel capitale per tre o quattro anni per poi uscire. L’intento del fondatore era quello di riportare il gruppo in Borsa ma non più a Milano, dove era rimasto quotato fino al 2021, quando l’imprenditore trevigiano aveva optato per il delisting. Da quella primavera del 2024, che aveva visto l’ingresso di QuattroR, la “burrasca” sul fronte creditizio si è placata. Al punto che, almeno un anno prima del previsto, il gruppo è pronto a un nuovo riassetto azionario.
Il risanamento
Cosa che non stupisce, considerati gli ultimi risultati. L’industria del caffè, con oltre 3mila dipendenti e una ventina di stabilimenti nel mondo, ha chiuso il 2025 con ricavi a 1,3 miliardi di euro (+27%), un margine operativo lordo di 86 milioni (+39% rispetto al 2024 e +72% rispetto al 2023). Ma soprattutto, è tornato all’utile – il risultato netto è stato pari a 2 milioni – e ha registrato una forte generazione di cassa (22 milioni, a fronte di un assorbimento di 54 milioni di euro nel 2024). Numeri, nel complesso, che hanno portato l’azienda a incorniciare «la migliore performance finanziaria nella storia del gruppo». Soprattutto per quanto riguarda il capitolo del debito: la posizione finanziaria netta è pari a 317 milioni di euro, in miglioramento di 38 milioni rispetto a dicembre 2024 e di 104 milioni rispetto alla primavera del 2024. Tra la prima e la seconda vita: la dismissione di alcune attività, la semplificazione organizzativa, l’eliminazione di inefficienze strutturali e lo snellimento della governance.
Ora, con l’uscita di QuattroR, si apre un nuovo capitolo. Il titolo sarà “diversificazione”.