Il nuovo allargamento allungherebbe il torneo a quasi sette settimane, qualificando una nazionale su tre di quelle esistenti. E c’è il paradosso del Sudamerica, che potrebbe portare nove squadre su dieci
Aspettando che la Fifa confermi il presidente sudamericano Dominguez, lo smentisca o dia almeno segnali di vita, nulla vieta di immaginare come sarebbe il Mondiale 2030 a 64 squadre, cioè quasi una su tre di quelle esistenti (211). Non diciamo che sarebbe più difficile non qualificarsi, mai dire mai con l’Italia di mezzo, però una fase finale così diventerebbe un po’ meno desiderata. Una qualificazione perderebbe un po’ del suo valore.
ORGANIZZAZIONE—
La proposta è partita poco più di un anno fa, marzo 2025, in un Consiglio Fifa, da un dirigente uruguayano e poi rilanciata dallo stesso Dominguez che naturalmente avrebbe anche l’obiettivo di far partecipare tutte e dieci (o quasi) le nazionali di un continente che è già al 65 per cento di qualificate (sei sicure, una allo spareggio perso). Oltretutto sarà un Mondiale gigante da un altro punto di vista: quello dei continenti ospitanti. Alla co-organizzazione di Spagna, Portogallo e Marocco sono stati aggiunti Uruguay, Argentina e Paraguay in coincidenza con il Centenario del Mondiale nato nel 1930 a Montevideo. Nelle tre capitali (Montevideo, Buenos Aires e Asuncion) si dovrebbero giocare tre partite, una a testa, ma l’idea di Dominguez, allargando il torneo, sarebbe quella di giocare in Sudamerica gironi interi. Per i problemi organizzativi meglio passare dopo.
TEMPI E PARTITE—
Le date sono fissate, 8 giugno-21 luglio 2030, 44 giorni. Più del Mondiale 2026 durato 39 giorni. Aumenterebbero le partite complessive, 128 invece di 104, ma non le partite per squadra. Chi va in finale ne gioca 8. Il motivo è semplice: invece dei 12 gruppi attuali, con il ripescaggio di 8 terze, il torneo si articolerebbe in 16 gruppi da 4 nazionali. Le prime 2 di ogni gruppo (32 in totale) superano il turno per comporre i sedicesimi a eliminazione diretta, e avanti così come in America. Con le 24 partite in più, però, 4 giorni di gare supplementari sembrano pochi, sarebbe molto difficile garantire il giusto riposo alle nazionali. E poi si sottovaluta il rischio di un eccesso di offerta anche per il pubblico televisivo: quest’anno c’erano spesso 4 partite al giorno, di più nell’ultima giornata per motivi di contemporaneità, difficile seguirle tutte.
CAMPIONATI—
Aumentando i giorni si arriverebbe pericolosamente alle sette settimane di Mondiale. Sostenibile? Tutto da vedere, pensando che i giocatori arrivati ai turni finali avranno poi diritto ad almeno 21 giorni di riposo. Non sarebbe facile riorganizzare la partenza dei campionati, già la Liga sta posticipando alcune partite, ma il calendario è sempre sull’orlo di una crisi di nervi. Con la pandemia sembrava saltasse tutto. Basta una settimana di neve per obbligare a un recupero che da noi sarebbe impossibile, visto che non c’erano due giorni neanche per Gattuso… Senza dimenticare che il Mondiale 2034 in Arabia Saudita, sebbene il tema sia passato sottotraccia, dovrà giocarsi in inverno come in Qatar, obbligando a riaggiustare il calendario.
PROPORZIONI—
Tornando a temi più ameni, diciamo così, ci sarebbe poi il problema degli slot. Rispettando le proporzioni americane, passando da 48 a 64 squadre, ci sarebbero 20 europee, 13 africane, 12 asiatiche, 9 sudamericane (su 10 paesi…), 8 nordamericane, 2 oceaniche. Più o meno. Magari con qualche spareggio intercontinentale per aggiustate le percentuali. Se si rispettassero le proporzioni del torneo a 32, invece, l’Europa ne dovrebbe avere 26, ne dubitiamo.
STADI E SPESE—
Non è finita. Al Mondiale 2026 c’erano 16 stadi, ne serviranno di più, così come 16 centri sportivi supplementari per gli allenamenti. Anche i costi aumenterebbero: un 33 per cento di squadre in più comporta un 20 per cento in più. Questo è costato 3,7 miliardi di dollari circa. Bisogna vedere se i ricavi aumenteranno in proporzione, di sicuro le spese aumenteranno. Non tutti sono d’accordo, dall’Uefa che si opporrebbe alla Concacaf, Nordamerica. Il presidente Victor Montagliani, teme che la proposta “possa danneggiare l’intero ecosistema calcistico”. Nessuno ha parlato di abbassamento drastico del livello tecnico, se pensiamo giù a Tunisia, Curaçao, Iraq, Qatar… Tanto deciderà la politica (del pallone), se non ha già deciso, come lascerebbe supporre la gaffe di Dominguez che ha anticipato un cambio invece che dovrebbe essere approvato dal Consiglio. Ma ci sono tanti voti in ballo per una futura presidenza così praticamente blindata.
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