Ormai i piloti di Formula 1 hanno la piena consapevolezza di non poter né festeggiare, né imprecare quando si ritrovano coinvolti in episodi destinati a finire sotto la lente dei commissari sportivi. Al termine delle qualifiche dell’Hungaroring, i primi classificati avevano più dubbi che certezze, e per conoscere la griglia definitiva del Gran Premio è stato necessario attendere quasi tre ore. Se la penalità che ha retrocesso Lewis Hamilton dalla seconda alla quinta posizione appariva pressoché inevitabile, molto più inattesa è stata quella che ha compromesso il weekend di Kimi Antonelli.

Il leader del mondiale aveva concluso le qualifiche al quarto posto, non senza motivi per recriminare a causa della bandiera gialla esposta nell’ultimo tentativo dopo il testacoda di Max Verstappen. Prima è arrivata la buona notizia (per lui) della penalità inflitta a Hamilton, che lo promuoveva in terza posizione, poi la doccia fredda: tre posizioni da scontare per non aver rispettato correttamente la bandiera gialla. Antonelli ha rallentato, ma non nella misura richiesta dal regolamento.

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes

Foto di: Clive Rose / Formula 1 via Getty Images

Una situazione che richiama quanto accaduto nelle qualifiche del Gran Premio d’Austria, quando Kimi aveva rallentato eccessivamente finendo per essere superato da George Russell. Paradossalmente, se si fosse accontentato del tempo ottenuto nel primo tentativo, senza tornare in pista nel finale, avrebbe comunque preso il via dalla terza posizione.

Le penalità hanno ridisegnato uno scenario nel quale resta c’è un solo punto fermo: Lando Norris. La percezione del potenziale della McLaren sarebbe probabilmente stata diversa se venerdì Norris avesse completato il giro lanciato interrotto nelle prove libere dalla bandiera gialla provocata dall’uscita di pista di Franco Colapinto. Quel tempo gli avrebbe con ogni probabilità consegnato il miglior crono della giornata, evitando alla squadra di Woking di rimanere nell’ombra fino alle qualifiche.

Il tandem papaya è uscito allo scoperto in Q1 e Q2, chiuse entrambe al comando, prima di cedere momentaneamente la leadership a Lewis Hamilton dopo il primo tentativo della Q3. Ma la sensazione che la pole fosse alla portata di Norris era già evidente.

Lewis Hamilton, Ferrari

Lewis Hamilton, Ferrari

Foto di: Steven Tee / LAT Images via Getty Images

Hamilton e Leclerc hanno faticato con l’ultimo set di gomme soft. Charles ha lamentato una marcata perdita di grip al posteriore, mentre anche altri piloti, tra cui Max Verstappen, hanno accusato un calo di prestazione nel giro decisivo. L’aumento dell’intensità del vento e il repentino abbassamento della temperatura dell’asfalto possono aver influito, ma restano alcuni interrogativi.

Sia Leclerc sia Hamilton, infatti, non sono riusciti a migliorare i propri riferimenti in nessuno dei tre settori dell’Hungaroring, uno scenario che sembra compatibile anche con una finestra di utilizzo degli pneumatici non perfettamente centrata.

Un errore nel giro di preparazione? Pressioni non ottimali? Le risposte arriveranno probabilmente nel briefing tecnico serale. Norris, invece, è riuscito a migliorarsi con l’ultimo set, confermando che nel primo tentativo non aveva espresso tutto il potenziale della monoposto. I dodici millesimi rifilati a Hamilton rappresentano un margine minimo, ma è plausibile pensare che, in condizioni più stabili, il vantaggio della McLaren sarebbe stato più consistente.

Hamilton, però, ci ha messo del suo. L’impeding ai danni di Oscar Piastri ha lasciato pochi dubbi, tanto che all’interno del box Ferrari la possibilità di una penalità è stata considerata fin da subito molto concreta. Fred Vasseur ha spiegato che Hamilton è stato avvisato in ritardo dell’arrivo di Piastri, ma è anche vero che Lewis aveva appena superato la McLaren due curve prima della conclusione del proprio giro veloce.

Sapendo di essere stato il primo a lasciare i box per l’ultimo tentativo, era facilmente prevedibile che Oscar si stava lanciando per il suo ultimo giro e che sarebbe arrivato alle sue spalle pochi istanti dopo aver tagliato il traguardo. Oggi il pilota deve gestire una quantità enorme di informazioni, ma in questo caso la situazione appariva piuttosto chiara.

Charles Leclerc, Ferrari

Charles Leclerc, Ferrari

Foto di: Sona Maleterova / Getty Images

La penalità inflitta a Hamilton promuove Leclerc in prima fila e cambia sensibilmente le prospettive del monegasco. Lo stesso Charles ha ammesso di non aver sfruttato la monoposto quanto il compagno di squadra, ma con Antonelli retrocesso in settima posizione, le possibilità di puntare al successo aumentano in modo significativo. Norris potrà contare sul vantaggio della pole position, un fattore che all’Hungaroring può risultare determinante se riuscirà a mantenere la leadership fino a curva 2, ma la partenza, così come la staccata di curva 1, non sono mai scontate.

Leclerc potrà contare anche su qualche certezza in più rispetto alla McLaren. Il reale valore della monoposto papaya sul passo gara resta ancora da verificare. Finora le indicazioni offerte dal nuovo fondo sono state tutte confermate, ma la gestione degli pneumatici sull’Hungaroring non è mai un fattore scontato. Quella che fino a poche ore prima sembrava una qualifica da rimpianti, per Leclerc si è trasformata, dopo le decisioni dei commissari, in un’occasione concreta per puntare alla vittoria.

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