La psoriasi potrebbe essere vicina a un cambiamento importante nelle opzioni di cura. Il Comitato per i medicinali per uso umano dell’Agenzia europea per i medicinali ha raccomandato l’autorizzazione di icotrokinra per la psoriasi a placche da moderata a grave negli adulti e negli adolescenti dai 12 anni, con un peso di almeno 40 chili, candidati a una terapia sistemica. Se la Commissione europea confermerà il parere, sarà il primo medicinale orale autorizzato nell’Unione europea a colpire il recettore dell’interleuchina-23. La novità non è quindi soltanto la pillola, ma la possibilità di agire per bocca su un bersaglio immunitario finora raggiunto soprattutto con trattamenti iniettabili. La psoriasi è una malattia infiammatoria cronica e non contagiosa, nella quale l’eccessiva attività del sistema immunitario accelera la produzione delle cellule cutanee, favorendo placche ispessite e desquamanti, spesso accompagnate da prurito, dolore e disagio psicologico.

Il principio attivo è un peptide sintetico progettato per legarsi selettivamente al recettore dell’IL-23. Questa interleuchina è uno dei segnali che alimentano la cascata infiammatoria coinvolta nella malattia: impedendole di attivare il proprio recettore, il farmaco riduce il rilascio di altre molecole pro-infiammatorie e, di conseguenza, l’estensione e la gravità delle lesioni. L’obiettivo è unire la precisione delle terapie mirate alla praticità di un trattamento orale. Non significa però che la psoriasi venga eliminata alla radice: è una patologia cronica, che può riattivarsi e richiede una gestione nel tempo. Inoltre, una pillola non è automaticamente la scelta migliore per tutti. La decisione dipende dalla gravità della malattia, dalle zone interessate, dalle altre condizioni di salute, dalle terapie già provate e dal profilo di rischio individuale.

La valutazione europea si basa su quattro studi randomizzati di fase 3, condotti su quasi 2.500 adulti e adolescenti. In tre trial, dopo 16 settimane, il 50–57% dei pazienti trattati ha raggiunto il PASI 90, cioè una riduzione di almeno il 90% della gravità e dell’estensione della psoriasi, contro appena l’1–4% con placebo. Ancora più immediato è il dato della valutazione clinica globale: il 65–71% aveva una pelle libera o quasi libera dalle lesioni, rispetto all’8–11% nel gruppo placebo. Il quarto studio si è concentrato su aree particolarmente difficili e penalizzanti, come cuoio capelluto, genitali, mani e piedi. Questi risultati sono molto promettenti, ma vanno letti correttamente: “quasi cancellare le lesioni” descrive una risposta osservata nei trial, non una guarigione definitiva né la certezza che ogni paziente risponda allo stesso modo. Tra gli effetti indesiderati più comuni, l’EMA segnala infezioni fungine, osservate nell’1,1% dei pazienti.

Il passaggio regolatorio decisivo deve ancora arrivare. Il parere positivo adottato dal CHMP il 23 luglio 2026 è una raccomandazione scientifica, non ancora l’autorizzazione finale alla vendita nell’Unione europea. Il dossier passerà ora alla Commissione europea, che dovrà adottare la decisione valida nei Paesi membri. Solo dopo si aprirà il capitolo nazionale: prezzo, rimborsabilità e reale disponibilità saranno stabiliti dai singoli Stati e, in Italia, dalle autorità competenti. Anche con il via libero, resteranno importanti il monitoraggio nel lungo periodo, il confronto con le terapie già disponibili e la selezione dei pazienti più adatti. La prospettiva, tuttavia, è concreta: offrire a una parte delle persone con psoriasi moderata o grave un trattamento altamente mirato, ma più semplice da assumere rispetto alle iniezioni.

Bissonnette R, Soung J, Hebert AA, et al. Oral Icotrokinra for Plaque Psoriasis in Adults and Adolescents. New England Journal of Medicine. DOI: 10.1056/NEJMoa2504187.

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