di
Carlos Passerini
Risse in campo, provocazioni fuori e le spalle voltate agli spagnoli durante la premiazione: le ragioni dell’antipatia. Ma Milei difende il Paese: «Siete solo gelosi»
Il Mondiale non finisce mai. Almeno per l’Argentina, che dopo esser stata protagonista nel bene e nel male per gli oltre 40 giorni del torneo conclusosi il 19 luglio con la finale persa 1-0 a New York contro la Spagna, continua a esserlo ora che tutto è concluso. O quasi. Innanzitutto perché in ballo c’è ancora l’inchiesta della Fifa sulla rissa da far west scoppiata dopo il triplice fischio dell’arbitro sloveno Vincic. In mezzo al campo è successo di tutto: scazzottate, insulti, provocazioni. La scena peggiore non è stata però il comportamento censurabile di alcuni giocatori, su tutti l’ex romanista Paredes, bensì quanto avvenuto poco dopo, durante la premiazione: anziché applaudire sportivamente gli avversari, che sul campo erano stati migliori, hanno voltato loro le spalle rivolgendosi nella direzione opposta, verso i tifosi. Una brutta immagine, un «final de partido» non all’altezza dell’impresa sportiva che la Selección aveva offerto durante il torneo, superando un ostacolo dietro l’altro, anche con fortuna, ma dimostrando sempre grande forza d’animo.
Episodi al limite
La verità è che, come sempre capita, dopo che vinci non stai più simpatico. Se quattro anni fa in Qatar la storia di Messi che sognava di scacciare una volta per tutte il fantasma troppo ingombrante di Maradona aveva in un certo senso calamitato gran parte dei tifosi neutrali, affascinati dalla storia da romanzo di Leo all’ultimo tango, che poi ultimo non era, stavolta nel torneo americano l’Argentina campione in carica è stata accusata dall’inizio alla fine di essere favorita dal sistema. Alcuni episodi sono stati molto al limite, di sicuro non ci sono stati arbitraggi sfavorevoli. Il ct egiziano Hassan l’ha detto chiaro, dopo la sconfitta agli ottavi, facendo anche il gesto della X per denunciare un atto di razzismo: «La partita è stata truccata». Si è parlato per giorni di «Vargentina». Si è arrivati a dire che il presidente Fifa Infantino volesse a tutti i costi la vittoria di Messi mandando arbitri compiacenti.
La vittoria della Spagna non ha messo a tacere tutte le ipotesi di complotto, che durante il torneo hanno caricato ulteriormente l’orgoglio degli argentini, che funziona un po’ come quello degli italiani: quando tutti ce l’hanno con noi, ci scateniamo. Già prima della semifinale contro l’Inghilterra, il richiamo alla guerra delle Falklands-Malvinas del 1982 era stato un carburante formidabile.
Il presidente ultraliberista Javier Milei, che alla finale non è andato nonostante la strettissima alleanza col padrone di casa Donald Trump perché temeva che in caso di sconfitta lo avrebbero accusato di essere «mufa», cioè di portare sfortuna, ma soprattutto di perdere voti, nei giorni scorsi ha preso le difese contro le accuse di scorrettezze, favoritismi e razzismo: «Ora il mondo vedrà di cosa è capace un Paese pieno di argentini» ha scritto sui social. «Il problema è che siamo appariscenti e non passiamo inosservati, sono gelosi di noi e siamo bravi in quasi tutto» ha poi aggiunto.
Questione politica
La questione ovviamente è anche politica. Il suo principale assessore e spin-doctor, Santiago Caputo, ha parlato apertamente di «una campagna di disinformazione straniera». «Non siamo perfetti ma siamo meglio di come ci stanno dipingendo» ha scritto La Nación, ricordando che «già la Costituzione del 1853 aboliva la schiavitù mentre in buona parte del mondo era ancora in vigore».
Il vero terreno di scontro è il web. Una petizione internazionale chiede che l’Argentina sia fuori dal Mondiali «per sempre» e ha raggiunto 24 milioni di firme. Una provocazione, claro. Con tanto di controffensiva: una tifosa ha lanciato una contro-petizione che ha già superato le 100mila firme per chiedere alla Fifa di rigiocare la finale. Sul banco degli imputati, l’arbitro. Non è andata così: la Spagna ha vinto dominando. Mentre alcuni compagni scatenavano la propria rabbia, Messi si asciugava le lacrime e andava dagli avversari a complimentarsi. Come sempre, i campioni sanno la verità.
26 luglio 2026
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