Il tetano è diventato raro, ma non è scomparso. Nel 2024 i Paesi dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo hanno notificato 73 casi, lo stesso numero dell’anno precedente ma più dei 53 registrati nel 2022 e dei 32 del 2020. Dei 67 pazienti per i quali era noto l’esito, 19 sono morti: il 28%, quasi tre su dieci. Tutti i decessi hanno riguardato persone con più di 70 anni e 16 delle 19 vittime avevano superato gli 80. L’Italia ha segnalato 28 casi, pari al 38% del totale europeo, e otto decessi: il dato più alto tra i Paesi inclusi nel rapporto. I confronti, avverte però l’ECDC, vanno letti con cautela perché non tutti i sistemi nazionali applicano la stessa definizione di caso.
A rendere il tetano diverso da molte altre malattie prevenibili con il vaccino è il fatto che non passa da una persona all’altra. Le spore di Clostridium tetani vivono nell’ambiente, soprattutto nel terreno, nella polvere e nelle feci, e possono entrare nell’organismo attraverso una ferita. Non è quindi la ruggine in sé a provocare la malattia: il rischio nasce dalla contaminazione, in particolare quando la lesione è profonda o contiene tessuto danneggiato e poco ossigenato. Il batterio produce una neurotossina capace di raggiungere il sistema nervoso e provocare rigidità, difficoltà ad aprire la bocca e spasmi muscolari dolorosi. Quando la tossina si è già legata alle terminazioni nervose, le immunoglobuline non possono neutralizzarne la quota già fissata: per questo il tetano è un’emergenza che può richiedere ricovero, controllo degli spasmi, antibiotici e trattamento accurato della ferita.
Il rapporto fotografa soprattutto un problema di protezione nell’età adulta. Quarantacinque dei 73 casi avevano almeno 65 anni. Nel totale i casi erano più numerosi tra gli uomini, 41 contro 32, ma nella fascia dai 65 anni in su prevalevano le donne, 29 contro 16. Anche sui decessi il dettaglio del documento indica 13 donne e sei uomini. Il vero denominatore comune delle vittime non è quindi il sesso, ma l’età avanzata. L’ECDC indica come possibili spiegazioni una copertura vaccinale più bassa negli anziani e la progressiva riduzione dell’immunità. Richiama inoltre uno studio italiano nel quale la quota di persone con anticorpi protettivi scendeva dal 93,6% tra i 6 e i 12 anni al 45,3% dopo i 65, con un divario marcato tra uomini e donne anziani. Sono dati di sieroprotezione, non una misura diretta del rischio individuale, ma mostrano quanto sia difficile affidarsi soltanto al ricordo di una vaccinazione fatta molti decenni prima.

La copertura europea con tre dosi di vaccino contro difterite, tetano e pertosse nei bambini di un anno resta alta, ma è passata dal 93,4% del 2020 al 92,6% del 2024. Questo dato pediatrico non dice però quanti adulti siano ancora protetti. In Italia il calendario vaccinale raccomanda nell’età adulta un richiamo contro difterite, tetano e pertosse ogni dieci anni, anche dopo i 60. Chi non ricorda l’ultima dose non dovrebbe aspettare la prossima ferita per informarsi: può controllare il fascicolo sanitario, il certificato vaccinale oppure rivolgersi al medico e al servizio vaccinale. Dopo tagli, punture, morsi o ferite sporche, la profilassi deve essere valutata in base al tipo di lesione e alla storia vaccinale; in alcuni casi possono essere indicati il vaccino e le immunoglobuline. Il messaggio del rapporto è semplice: una malattia rara può restare molto pericolosa quando la protezione viene data per scontata.
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European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC). Tetanus. Annual Epidemiological Report for 2024. Stockholm: ECDC; 2026. Pubblicato il 27 luglio 2026 e aggiornato il 28 luglio 2026.

