Con il doppio play Jorginho-Verratti la sua Italia più bella: ora Mancio riparte dal 4-3-3 e tanti giovani per risalire


Fabio Licari

Giornalista

30 luglio – 07:29 – MILANO

Quella di Roberto Mancini passa alla storia come l’Italia del doppio play, del gioco, del possesso. Dello spettacolo. Possono essere tante le chiavi del successo e della grande bellezza, ma quei due al comando, Jorginho e Verratti, hanno sempre creato superiorità totale in partita. Un progetto visionario che prevedeva sulla lavagna un 4-3-3 “mutante” in un 3-2-5 al quale nessuno ha trovato contromosse fino a Wembley. Dopo, è stata un’altra storia. Prima, Di Lorenzo si accentrava accanto a Bonucci e Chiellini per comporre una linea a tre fortissima e dai piedi buoni, mentre Spinazzola si lanciava all’attacco affiancando Chiesa, Barella, Immobile e Insigne. In mezzo restavano i due registi a palleggiare e far avanzare la squadra. Quel progetto sarebbe ideale, ma al momento non si vedono interpreti con le stesse caratteristiche. Inevitabile qualche variazione. 

portieri—  

Uno dei pochi ruoli in cui Mancini non avrà problemi è il portiere. Donnarumma è uno dei top mondiali, l’intesa è totale, e alle sue spalle siamo ben protetti. Oggi Carnesecchi è il legittimo numero due, quindi Vicario dovrebbe essere in vantaggio su Meret e Caprile per la terza maglia. Mancini ne chiamava spesso quattro per ragioni di… partitelle d’allenamento. Che abbondanza. 

esterni—  

La chiave tattica era Di Lorenzo a destra, un “terzino” che con Spalletti nel Napoli sapeva farsi mezzala, ma con Mancini si accentrava in una linea a tre molto mobile. C’è un solo giocatore oggi con questa caratteristiche, è Calafiori, gioca sulla fascia sinistra. Laterale nell’Arsenal, terzo stopper in azzurro con Spalletti e Gattuso, piedi da centrocampista, ma marcatura non da Cannavaro: difendendo a quattro, sembra lui favorito a sinistra su Dimarco che è molto più offensivo. Risultato: se il ct vuole riproporre quella difesa a tre e mezzo, sarà il terzino destro a spingere. Qui siamo messi benissimo: Palestra può fare l’attaccante aggiunto, abituato com’è a cinque. Ricapitolando: Palestra, Calafiori, Dimarco, poi si spera che Cambiaso torni lui, e c’è Ruggeri che non può essere trascurato. Alla lista di convocabili subito si aggiungono almeno Kayode, Udogie e Bartesaghi. 

centrali difensivi—  

Bene sulle fasce, un po’ meno al centro dove i tre nomi per due posti sembrano Scalvini, Mancini e Bastoni (che non ama la linea a quattro). Qui le speranze arrivano dal futuro: Ahanor è quasi pronto; Leoni tornerà dall’infortunio e promette tantissimo; Mané e Chiarodia hanno fatto bene con Baldini; Comuzzo può tornare quello dei primi tempi. Tra gli esperti ci sono Gatti, Coppola, Gabbia e Buongiorno (anche lui ko). 

mediani —  

Non c’è uno come Jorginho che con Mancini (e il Chelsea) sfiorò il Pallone d’oro. L’interprete più adatto oggi sarebbe Tonali nella versione originale del Brescia e del Milan, mentre con Spalletti e Gattuso è stato più offensivo. C’è Locatelli che con il primo Mancini aveva raggiunto i livelli visti con De Zerbi. E poi Ricci, eccellente da play con Spalletti. Nell’Under 21 c’è Lipani. 

mezzali—  

Accanto a Tonali in impostazione ci sarebbe un simil Verratti: Fagioli. Deve però trovare continuità. Più probabile che in partenza si vada sul sicuro con Barella, meno incursore di una volta, al suo fianco, e con Pisilli più avanzato. Dal progetto Baldini il primo ad arrivare dovrebbe essere Ndour che sembra pronto. Alle sue spalle Casadei, che ha il fiuto del gol. Dagasso altro giovane da seguire, Frattesi ex giovane da recuperare. Aspettiamo notizie dal Bayern dove si parla bene dell’emigrato Della Rovere. Un altro da far crescere è Fazzini

centravanti—  

Questo sembra un ruolo completo: Pio Esposito è il presente e il futuro, Retegui è la scoperta di Mancini, Scamacca se torna lui è un altro titolare, aspettando la crescita di Camarda e monitorando Tresoldi. Ci sarebbe anche Kean ma nel 4-3-3 c’è spazio per un solo 9: però il viola potrebbe benissimo adattarsi da punta laterale, come ha detto ieri anche il ct. 

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Ali—  

Il discorso Kean ci porta al sistema tattico. Il 4-3-3 è la partenza, ma non è escluso che Mancini possa ricorrere a qualcosa di diverso, tipo il 4-2-3-1 nel quale lo stesso Kean potrebbe fare la seconda punta centrale. Ma non solo lui: la posizione sarebbe perfetta per Raspadori e anche per Zaniolo che non è più l’ala che era prima dell’infortunio, ma gioca dietro il 9. Zaniolo è comunque tra i candidati per la fascia con Vergara, Raspadori e Koleosho. Il primo Mancini giocava con tre punte, perché non ripetersi? Aspettando belle notizie da Chiesa, tra i giovani sono da seguire Ekhator, Inacio e Liberali che sarebbe un vero trequartista. Più d’equilibrio Politano. A leggere questi nomi non sembra che l’Italia sia ai minimi termini.