Bologna, 29 luglio 2026 – “Conoscevo Abderrahim Fakir di vista, eravamo coetanei. Ci trovavamo spesso al Galaxy”. Lo racconta il rapper bolognese Inoki che in un’intervista sulle nostre pagine, in occasione del live di giovedì 30 luglio a Resisdance (San Lazzaro), ha raccontato com’è cambiata la città: “Resta un pezzo di cuore. Ma è sempre più legata a logiche economiche e sempre meno all’atmosfera autentica, alla scena che cresce dal basso”. 

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Galaxy è proprio uno di quei luoghi autentici e oggi scomparsi. “Era un’istituzione in piazza VIII Agosto”. Inizialmente nata come circolo e gestita direttamente dalla Zaccaria di Calderara di Reno, chiuse definitivamente nei primi anni Duemila. 

Dopo un video affidato ai social, Inoki è tornato a commentare la morte di Abderrahim Fakir, spiegando il motivo del suo coinvolgimento personale: “La notizia mi ha toccato emotivamente. Conoscevo Fakir, l’ho visto tante volte, eravamo una delle prime comunità multi-etniche. È successo al Pilastro, in uno dei quartieri in cui ho vissuto per tanti anni, ed è una cosa che non deve succedere. Al Pilastro come in qualunque altro posto. Non deve succedere a un marocchino, a un italiano, a nessuno”.

Parole che riportano al centro il legame del rapper con la zona e con una Bologna vissuta dal basso, tra quartieri (il Pilastro, ma anche Mazzini e San Donato) e luoghi di aggregazione che hanno segnato un’epoca. “Bologna è la città dove sono cresciuto e dove – come dico sempre – da ragazzo sono diventato uomo. Allo stesso tempo, però, a un certo punto sono stato quasi obbligato ad andarmene. Se vuoi costruirti una stabilità economica oggi non è più la città giusta, soprattutto se non hai una famiglia alle spalle. Nonostante questo, mi piace sempre camminare per il centro, torno volentieri anche in quartieri come San Donato, il Pilastro e Mazzini, luoghi che fanno parte della mia storia”.