Se stai affrontando un percorso oncologico le domande d’agosto sono quasi sempre le stesse: è ancora possibile andare al mare, prendere un po’ di sole anche se fai la chemioterapia e magari concedersi pure qualche giorno di vacanza? Per molti pazienti la risposta sembra essere scontata e coincide in linea di massima con la rinuncia. In realtà non è più detto che debba andare così: l’oncologia moderna invita a superare molti dei divieti che per anni hanno accompagnato le cure, senza mai abbassare la guardia ovviamente, ma imparando a convivere nel modo migliore con la malattia.
APPROFONDIMENTI
La qualità della vita viene considerata parte integrante della terapia. Ecco perché, salvo particolari controindicazioni, non è più necessario rinunciare a prescindere: serve rispettare qualche regola da adattare alle proprie condizioni cliniche sulla base delle indicazioni ricevute dall’oncologo. «L’obiettivo – spiega Michelino De Laurentiis, direttore del Dipartimento di Oncologia senologica dell’Istituto Pascale di Napoli – non è solo quello di curare il tumore, ma di permettere ai pazienti di continuare a vivere, per quanto è possibile, la propria quotidianità. È chiaro che ogni caso è diverso ma posso assicurarvi che oggi molte attività impensabili fino a qualche tempo fa, e un esempio sono proprio le vacanze, possono invece far parte della normalità, sempre con le dovute precauzioni».
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I dubbi
Entriamo nel merito. Tra i dubbi più frequenti c’è quello relativo al sole. Alcuni farmaci possono aumentare la sensibilità della pelle ai raggi ultravioletti e favorire scottature o reazioni cutanee. Un rischio, spiega meglio De Laurentiis, che non equivale al divieto assoluto: «Fin troppo ovvio il consiglio di evitare le ore più calde della giornata, consiglio che peraltro dovrebbe valere in linea generale. – puntualizza il professore – E poi l’uso di creme solari ad alta protezione, il cappello, se necessario anche una t-shirt. Con queste attenzioni – aggiunge l’oncologo – non sarà necessario rinunciare completamente alla vita all’aria aperta». Anche il mare non è automaticamente vietato. Va detto che la possibilità di fare il bagno «dipende dal tipo di terapia, dalle difese immunitarie, dall’eventuale presenza di ferite chirurgiche, dispositivi venosi o alterazioni della pelle». Ecco perché Michelino De Laurentiis raccomanda sempre un confronto con il proprio team di specialisti prima di organizzare una vacanza, qualunque essa sia.
Più del sole spesso è il gran caldo a rappresentare la difficoltà maggiore. Le alte temperature – aggiunge il professore – possono accentuare la stanchezza e favorire la disidratazione, due condizioni assai frequenti durante i trattamenti oncologici. Da qui il consiglio di scegliere gli orari più freschi della giornata per uscire, bere con regolarità e rimodulare le attività in base alle proprie energie. Ma c’è dell’altro, perché accanto agli aspetti clinici bisogna fare i conti con quelli emotivi che nella vita di un paziente giocano un ruolo fondamentale: la perdita dei capelli, una cicatrice o un “accesso venoso” rappresentano troppo spesso un buon motivo per rinunciare alla spiaggia o a qualunque luogo pubblico: evitare il disagio di esporsi agli sguardi altrui può diventare una priorità. «Sbagliato, perché anche questi aspetti fanno parte della cura – osserva De Laurentiis – mantenere relazioni sociali, coltivare interessi e concedersi momenti di benessere contribuisce in maniera positiva al percorso terapeutico. La malattia non può e non deve necessariamente occupare ogni spazio della vita».
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La svolta
In buona sostanza è proprio questa la rivoluzione dell’oncologia moderna: considerare il paziente come una persona che continua ad avere la sua quotidianità, una famiglia, un lavoro e soprattutto il desiderio di vivere momenti di normalità. Anche durante l’estate: «Ben vengano le vacanze. – conclude il professore De Laurentiis – Devono solo essere organizzate tenendo conto del calendario delle terapie, della durata degli spostamenti, dei farmaci che servono e della possibilità di ricevere assistenza sanitaria in caso di necessità. Non bisogna rinunciare per principio: bisogna solo programmare».