di
Natalia Distefano
L’amicizia tra la conduttrice e il sacerdote, scomparso il 31 luglio a 96 anni, è nata negli anni ’90 alla Rai: «Fu subito speciale. Era un prete di strada, sapeva colpirti e confortarti. Quante risate quei battibecchi sulle mie scollature»
«Oggi ho perso mio padre». Questo era Don Antonio Mazzi per Mara Venier. La conduttrice, raggiunta al telefono, non riesce a smettere di piangere quando racconta del loro legame: «Per me è stato un papà, un amico, un punto di riferimento fondamentale – ricorda –. Era la mia forza». A lei il sacerdote, ormai novantenne in diretta tv disse: «Quando sarà l’ora non voglio eterni riposi ma che si canti Io vagabondo dei Nomadi. Il padre eterno mi accolga così».
Un’amicizia speciale nata negli studi Rai.
«Ci siamo conosciuti nel 1992 durante Ora di punta, trasmissione in cui avevo un piccolo spazio. Venne ospite e io sentii immediatamente un feeling particolare. Lo volli incontrare a fine puntata. E lì nacque la nostra amicizia. In quel momento non stavo bene, avevo dei problemi personali. Mi fu vicino inizialmente con le telefonate, ma presto divenne un rapporto strettissimo, quotidiano. Da allora non ci siamo più lasciati, sempre l’uno per l’altra».
E insieme a Domenica In.
«Fu un caso. Ero alla mia prima conduzione, nel 1993, con Luca Giurato. E c’era anche lui, che mi rimproverava di continuo per le camicette troppo scollate. “Serra sto botton Mara!”, mi urlava in dialetto. Era veneto come me, ci capivamo anche in questo. Quante risate con quei battibecchi davanti a tutti, che però io ho sempre considerato una cosa tutta nostra».
Era davvero un bacchettone?
«Macché, figuriamoci! Non si scandalizzava mai di nulla, era un prete di strada. Sapeva parlare a tutti e aveva vissuto la vita appieno prima di scegliere i voti. Ebbe pure la “morosa”, la fidanzata, e lo prendevo in giro perché piaceva alle donne. Insomma, era un uomo di Chiesa ma prima di tutto era un uomo. Per questo capiva le persone. Sapeva colpirti ma anche confortarti. Gli ripetevo: “Se tutti i preti fossero come te ci sarebbero molti più cristiani e le messe sarebbero piene”. Basta vedere cosa fece negli studi Dear…».
Cosa fece?
«Diceva messa nella sala prove dei ballerini. L’idea di adibire uno studio tv a chiesa fu sua, io lo aiutai a forzare un po’ i vertici Rai per ottenere la possibilità di farlo. D’altronde andavamo in onda di domenica e durante le feste, a Natale, a Pasqua… aveva perfettamente senso. La mattina presto tutti a messa e poi a lavoro per la diretta».
Vi siete sentiti di recente?
«Si, doveva venire ospite in trasmissione a fine maggio. Ma già non stava bene. Siamo rimasti in contatto finché è stato possibile, sapevo che ormai stava male… mi scusi (singhiozza, ndr.) ma parlarne è durissimo. Era il mio secondo padre, mi sono sentita molto amata da lui. Da oltre trent’anni c’era sempre con me, nei momenti belli e in quelli brutti. Mi proteggeva ed era capace di farmi vedere la luce dalla parte giusta. Un legame fortissimo. Oggi un dolore enorme. Ma per me Don Mazzi è immortale».
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1 agosto 2026
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