Èuna… EX, ma ha un grande futuro davanti a sé. Eccoci finalmente a bordo di EX60, il Suv di Volvo di taglia media che traghetterà il brand svedese nell’era elettrica con un modello che si affaccia nel segmento presidiato niente meno che dalla Volvo più venduta di tutti i tempi, la XC60. Lo fa con grandi aspettative perché fin da quando fu svelata lo scorso gennaio EX60 ha fatto parlare di sé e gli ordini hanno iniziato a fioccare prima ancora di vedere lo sport utility in azione costringendo lo stabilimento di Torslanda a rivedere immediatamente i piani di produzione. Per Volvo Italia forse il compito è un po’ più difficile considerato che siamo ultimi in Europa nel mercato dei Bev, anche se la buona notizia per l’Ad Michele Crisci è che nel primo anno senza motori diesel (2025) Volvo ha retto l’urto e la sua quota di elettrico oggi è doppia (16%) rispetto alla media nazionale, segno che il cliente Volvo è più sensibile alla spina. E con EX60 si punta addirittura al 25%.

Com’è
Dunque, la EX60: l’avevamo già raccontata «da ferma», in strada porta via con molta disinvoltura i suoi 4 metri e 80 grazie al design levigato e alle proporzioni armoniche. Il design perde forse qualcosa della sua identità svedese a favore di un tratto più «globale». Fondamentale comunque che il cerchio sia generoso (22” nel nostro caso) per «piantare a terra» lo sport utility.
Dentro il minimalismo è assolutamente Volvo, i toni chiari accolgono e distendono, la pulizia è massima sia per la strumentazione che per i comandi. Fin troppo: addio tasti fisici. C’è tanto spazio (anche per gli oggetti) e il mini schermo per la strumentazione davanti al guidatore pone rimedio al «difetto» della cuginetta EX30 che costringe sempre a guardare il display centrale.

«Software defined»
Ci sono anche molte cose che non si «vedono» nell’abitacolo della EX60, su tutte la cintura di sicurezza multi adattiva, una prima mondiale già inclusa dal Time tra le migliori invenzioni del 2025. Un buon esempio per capire come funziona un’auto «software defined» come EX60: la vettura elabora in tempo reale migliaia di parametri per gestire al meglio la cintura (altezza, peso, struttura, magari una donna incinta…). Del resto voi non la vedete ma nel cuore di EX60 c’è una capacità di calcolo di 250 trilioni di operazioni al secondo. Non scriviamo tutti gli zeri perché una riga non basterebbe per contenerli. A «firmare» questo mega computer ci sono autori prestigiosi come Google, Nvidia, Qualcomm…
Insomma, siamo nell’era dell’intelligenza artificiale e questa EX60 – che già vanta la più bassa impronta di CO2 di qualsiasi altra Volvo, contiene il 27% di materiali riciclati e una struttura leggerissima grazie alla costruzione mega casting – è una compagna costante che dialoga con chi guida. Su tutto. Vi siete dimenticati cosa diceva un cartello stradale, magari di quelli scritti in piccolo con le limitazioni orarie? Basta chiedere.

Come va
A questo punto si potrebbe anche pensare che guidare è diventato un optional, ma per fortuna il volante lo stringiamo ancora noi tra le mani. Eliminati il telecomando (è minimal, resta sempre in tasca) e il tasto di accensione, si seleziona D e si parte nel silenzio. L’insonorizzazione è ottima, le batterie fanno il resto e al volante EX60 ha la cattiveria delle elettriche se si affonda il pedale (0-100 in 4”6!) ma è docile e si muove con passo felpato in città. Se si alza la velocità nel misto veloce si avverte un po’ il peso ma l’handling è molto buono e il coricamento quasi impercettibile. Lo sterzo? Fin troppo sensibile. Abbiamo guidato la versione intermedia, quella da 510 Cv (più di una F1 anni ’70…) a trazione integrale ma ci sono anche quella da 374 e da 680 Cv. Il nostro modello in versione Ultra costa intorno ai 75mila, in linea con una XC60 ibrida perché Volvo ha deciso di «democratizzare» l’elettrico eliminando le barriere di prezzo. Anche se un listino che va da 63 a 81mila euro, pur molto ben farcito, popolare non lo è di certo…

State per arrivare alle domande fatali che ancora spaventano gli italiani: quanta autonomia ha e in quanto tempo si ricarica? Grazie alla tensione della batteria a 800 Volt i tempi di ricarica si riducono molto perché l’elevato voltaggio consente di caricare sempre ad elevata potenza a prescindere dalla colonnina. Quanto velocemente? Per la nostra versione in DC bastano 10 minuti per ricaricare 315 km (che diventano 340 per la 680 Cv e 300 per la 374 Cv). L’autonomia – quanto meno quella omologata – è elevata: 660 km che diventano 810 sulla P12 e si fermano a 611 con la P6. Per ricaricare dal 10 all’80% nelle stazioni rapide bastano fra 16 e 19′. Un bel passo avanti.

© Riproduzione riservata