di
Davide Frattini

Allerta a Gerusalemme. Gli 007: «Ci attaccheranno». Nel nuovo ciclo di scontri limitati che va avanti da una ventina di giorni, i più colpiti sono stati i Paesi del Golfo

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE 
GERUSALEMME – La scorsa settimana erano sicuri che l’attacco ci sarebbe stato e gli americani non li avevano avvertiti del cambio di umore presidenziale. Questa volta un «funzionario di alto livello» spiega nel pomeriggio «di non saperne niente, di non aver ricevuto richieste per unirsi ai raid», ma qualche ora dopo un’altra fonte anonima da Gerusalemme avverte: «Ore drammatiche». 

Gli israeliani aspettano che scenda la calura — oltre 42 gradi — mentre lo stato maggiore alza il livello di allerta e l’intelligence valuta che «i pasdaran sono pronti a bersagliarci anche se non prendiamo parte alle operazioni». I telegiornali locali entrano in clima di guerra e riportano con apprensione le rivelazioni del Washington Post: il generale Alexus Grynkewich, comandante delle forze statunitensi in Europa, ha avvisato il Pentagono di non avere navi sufficienti nel Mediterraneo per «proteggere Israele dai missili balistici lanciati dall’Iran». In caso di un attacco massiccio sarebbe costretto a scegliere di difendere l’America e gli americani prima dello Stato ebraico.



















































Donald Trump aveva deciso di rinviare la sua «Furia Epica II» proprio per la mancanza di missili Patriot utilizzati come scudo per gli alleati mediorientali. Nel nuovo ciclo di scontri limitati che va avanti da una ventina di giorni, i più colpiti sono stati i Paesi del Golfo, mentre i pasdaran hanno lasciato fuori Israele dal confronto e Benjamin Netanyahu con i suoi generali è rimasto a guardare. Per ora.

Il premier dello Stato ebraico ha incontrato il presidente americano alla Casa Bianca martedì. All’uscita ha sostenuto: «È stato il miglior incontro di sempre», degli otto già avvenuti da quando Trump ha iniziato il secondo mandato. Era il primo dai bombardamenti congiunti del 28 febbraio contro gli ayatollah durati fino al 4 aprile. E non è stato un faccia a faccia: almeno venti i funzionari americani presenti. Gli analisti speculano che possa esser stato un vertice militare.

Sempre secondo una ricostruzione del Washington Post dello scorso maggio, durante le battaglie tra febbraio ed aprile le forze statunitensi hanno sparato 300 intercettori per proteggere le città israeliane contro i 190 lanciati dall’esercito. Soprattutto sono stati usati oltre 200 Thaad americani che colpiscono alle altitudini più elevate. Israele si basa invece sul sistema Cupola di ferro: prova a centrare i bersagli a una distanza più ravvicinata.

2 agosto 2026 ( modifica il 2 agosto 2026 | 10:33)