Quando il termometro supera i 35 gradi pensiamo subito ai rischi: colpi di calore, disidratazione, malori e ricoveri. Ed è giusto farlo. Le ondate di calore rappresentano infatti una delle principali emergenze sanitarie legate ai cambiamenti climatici e aumentano la mortalità, soprattutto tra anziani, bambini e persone con malattie croniche.

Ma esiste anche un’altra faccia della medaglia, meno conosciuta. Il caldo non è una terapia e non fa bene di per sé, ma il nostro organismo possiede straordinari meccanismi di adattamento che, se l’esposizione avviene in modo graduale e senza raggiungere condizioni di rischio, possono renderlo più efficiente nel gestire le alte temperature.

Gli specialisti chiamano questo processo acclimatazione al calore.

Il corpo impara a disperdere meglio il calore

Dopo alcuni giorni di esposizione progressiva alle alte temperature, l’organismo mette in atto una serie di adattamenti fisiologici che permettono di sopportare meglio il caldo.

Le ricerche mostrano che aumenta il volume del plasma sanguigno, il cuore lavora con maggiore efficienza e la sudorazione diventa più precoce ed efficace. Anche la composizione del sudore cambia: si perde meno sodio, contribuendo a mantenere più stabile l’equilibrio dei liquidi e degli elettroliti.

Questi cambiamenti riducano lo stress cardiovascolare durante l’esposizione al calore e migliorano la capacità del corpo di regolare la propria temperatura.

È lo stesso principio sfruttato nella medicina dello sport: gli atleti che devono gareggiare in ambienti molto caldi seguono programmi di acclimatazione controllata proprio per migliorare la tolleranza allo sforzo.

Naturalmente tutto questo non significa che il caldo intenso sia innocuo. L’acclimatazione riduce solo in parte il rischio e non protegge dal colpo di calore quando le temperature diventano estreme.

Bere di più è uno dei principali effetti positivi dell’estate

Le alte temperature aumentano lo stimolo della sete e spingono molte persone a idratarsi con maggiore regolarità.

Una buona idratazione è fondamentale per il corretto funzionamento dei reni, della circolazione sanguigna e dei meccanismi che regolano la temperatura corporea.

Gli esperti ricordano però che la sete è un segnale tardivo, soprattutto negli anziani. Per questo motivo è consigliabile bere frequentemente durante tutta la giornata, anche se non si avverte ancora lo stimolo.

Cambia anche il modo di mangiare

L’estate modifica spontaneamente anche le nostre abitudini alimentari.

Le alte temperature riducono il desiderio di pasti abbondanti e ricchi di grassi, favorendo il consumo di alimenti freschi come frutta e verdura, naturalmente ricchi di acqua, fibre, vitamine, potassio e antiossidanti.

Dal punto di vista fisiologico, il corpo tende a preferire pasti più leggeri anche perché la digestione produce calore. Ridurre la termogenesi dopo i pasti rappresenta un modo per limitare lo stress termico.

Non è quindi il caldo ad avere un effetto benefico diretto, ma il cambiamento delle abitudini alimentari che spesso accompagna la stagione estiva.

Più luce favorisce la sintesi della vitamina D

Le giornate estive più lunghe e luminose facilitano anche la produzione cutanea di vitamina D.

Una moderata esposizione al sole nelle prime ore del mattino o nel tardo pomeriggio, evitando le ore centrali della giornata e seguendo le raccomandazioni dei dermatologi, è generalmente sufficiente per stimolare questo processo.

La vitamina D svolge un ruolo fondamentale per la salute delle ossa, della funzione muscolare e del sistema immunitario.

Naturalmente questo non significa che sia necessario esporsi al sole nelle ore più calde: al contrario, proprio in quelle fasce orarie aumenta il rischio di ustioni, fotoinvecchiamento cutaneo e tumori della pelle.

I benefici non cancellano i rischi

Le evidenze scientifiche sono molto chiare: le ondate di calore rappresentano un importante fattore di rischio per la salute pubblica.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, il caldo estremo aumenta il rischio di disidratazione, colpi di calore, scompensi cardiovascolari, insufficienza renale e aggravamento di numerose malattie croniche.

I possibili effetti positivi descritti dagli studi riguardano esclusivamente la capacità di adattamento del nostro organismo e alcuni cambiamenti favorevoli nello stile di vita, non il caldo estremo in sé.

Per questo motivo le raccomandazioni rimangono immutate: evitare l’esposizione nelle ore più calde, mantenere gli ambienti ben ventilati, bere regolarmente, seguire un’alimentazione leggera e prestare particolare attenzione alle persone più fragili.

La conclusione degli esperti è semplice: il caldo non è un alleato della salute, ma il nostro organismo è sorprendentemente capace di adattarsi. Conoscere questi meccanismi aiuta a proteggerci meglio, senza sottovalutare i rischi delle temperature estreme.

Fonti :

Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO). Heat and Health; * Istituto Superiore di Sanità (ISS). Sistema nazionale di prevenzione degli effetti del caldo sulla salute; * European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC). Climate Change and Infectious Diseases e documenti sugli effetti sanitari delle ondate di calore; * Sawka MN, Leon LR, Montain SJ, Sonna LA. Integrated Physiological Mechanisms of Exercise Performance, Adaptation and Maladaptation to Heat Stress. Comprehensive Physiology; * American College of Sports Medicine (ACSM). Exertional Heat Illness: Prevention and treatment.