Che effetto le fa tornare in Basilicata?
«È sempre bello tornare a casa, soprattutto quando torni in una situazione come questa, in un posto bellissimo. Ritrovo amici di cinquant’anni fa, di quando eravamo ragazzini e non avevamo neanche i soldi per piangere. Poi ognuno ha fatto la propria strada: chi è diventato politico, chi imprenditore, chi editore».

Che rapporto ha oggi con questa terra?
«Onestamente, da quando sono morti tutti, vengo in Basilicata e per un po’ sto male. Sono morti mia madre, mio padre e mio fratello. Quando torno si accendono tutti i ricordi, tutte le lampadine, non sto per nulla bene».

Che cosa è successo alla sua famiglia?
«È morto mio fratello e si è portato appresso mia madre e mio padre. È come se non volessero spegnersi da soli».

Perché ha questa sensazione?
«Mio padre era malato e il medico che lo curava un giorno mi fece vedere i suoi valori. Mi disse: “Guarda, tuo padre entrava a maggio del 2003 con questi valori, gli facevo la terapia e usciva con questi altri”. Entrava con valori brutti e dopo la terapia miglioravano».

E poi?
«Dopo la morte di mio fratello entrava con determinati valori, faceva la terapia e non cambiava più niente. Io, da ignorante, pensavo: magari si è abituato alla terapia, forse bisogna cambiarla. E invece il medico mi guardò come per dire: pensaci un attimo. Quello che fino a quel momento lo aveva tenuto in vita non faceva più niente. Pensa che fa la testa».

Ha mai pensato di tornare a vivere qui?
«Con i miei filgi che crescono a Roma e il mio lavoro è sicuramente difficile. So che l’essere umano, andando avanti con gli anni, tende a tornare da dove è partito. Io quella spinta non ce l’ho, perché qui non c’è più nessuno».

Com’è stato crescere qui?
«Amo la Basilicata. Questa è una terra povera e per certi versi è difficile crescerci, bisogna apprezzarla».

Lei ha sentito il bisogno di cambiare.
«Quando sei grande può anche andare bene, ma un giovane ha bisogno di vivere, ha bisogno di andare a vedere come è fatto il mondo, senza scordarsi le proprie origini».

Negli ultimi anni però è cambiato il modo in cui il resto d’Italia guarda questa regione?
«Sì. Pensa a Matera: oggi la amo perché ci arrivano turisti da tutto il mondo, anche grazie al cinema e al fatto che sia diventata Capitale europea della cultura. Poi è bellissima. Quando trovi un punto da cui guardare i Sassi sembra veramente che il Signore si sia messo lì a disegnarli».

E Basilicata Coast to Coast che ruolo ha avuto?
«Enorme. Io, per esempio, non sapevo che oggi ci fosse gente che rifà quel percorso anche a cavallo. L’ho scoperto dopo. Quando fai un film non sei consapevole della sua grandezza».

In Basilicata incassò più soldi di Avatar. Ve lo ricordate ancora?
«Rocco Papaleo scherza sempre su questa cosa: “Ho fatto più soldi di Cameron”. Più di James Cameron».