Un Canadair che scende fino a sfiorare il lago, carica acqua davanti alle case della riva e risale verso la parete: è l’immagine con cui si è chiusa la giornata di martedì 4 agosto sul Moregallo. L’incendio avvistato intorno alle 17 lungo il versante che precipita sull’acqua, nel territorio comunale di Mandello del Lario, ha bruciato per tutta la notte, alimentando fronti di fiamma ben visibili al buio da Pradello, dall’Orsa Maggiore e da tutta la sponda opposta. Le fiamme si sono sviluppate nella fascia bassa del versante, poco sopra la vecchia strada per Bellagio ormai dismessa, e da lì sono risalite lungo i canali rocciosi fino a interessare tutto il fronte della montagna. Una zona a strapiombo, dove non arrivano né i volontari a piedi né i mezzi su ruote: è la ragione per cui, come già a Premana, il velivolo è diventato indispensabile.
Chiusa la galleria di Parè
Il primo effetto concreto sulla vita di tutti i giorni è arrivato in serata, con la chiusura precauzionale della galleria di Parè lungo la Sp 583 Lariana, disposta dalla Provincia di Lecco: le fiamme si erano avvicinate all’imbocco del tunnel, il tratto che collega Valmadrera alla località Moregallo di Mandello del Lario. Ad annunciarla è stato Giovanni Bruno Bussola, sindaco di Ballabio e assessore della Comunità montana Lario orientale Valle San Martino con delega all’antincendio boschivo, che ha seguito le operazioni insieme ai tecnici della Comunità montana Triangolo Lariano. Chi stamattina deve percorrere la Lariana verso Bellagio è bene che verifichi lo stato della strada prima di partire.
Una rassicurazione, dal fronte, era arrivata già in nottata: allo stato attuale, ha scritto Bussola, l’incendio “non minaccia abitazioni o altri siti sensibili”. Ma la notte, aggiungeva, sarebbe stata “di grande attenzione”, nella speranza che le condizioni consentissero la ripresa delle operazioni aeree e un rapido contenimento del rogo.
La macchina dei soccorsi
Le operazioni sono state coordinate dai vigili del fuoco del comando di Lecco insieme alle squadre dell’antincendio boschivo, con il funzionario di guardia sul posto. A terra hanno operato due fuoristrada antincendio boschivo dei pompieri, impegnati nel monitoraggio e nel contenimento del fronte, mentre sull’acqua la squadra nautica ha presidiato con un mezzo dedicato il versante prospiciente il lago: le immagini diffuse dai vigili del fuoco mostrano il gommone in navigazione verso la colonna di fumo e un mezzo fermo all’imbocco di una delle gallerie ai piedi della parete.
Il Canadair, decollato da Orio al Serio, ha effettuato il primo lancio alle 20.20, rifornendosi direttamente dal Lario a pochi metri dalla riva. Una finestra strettissima: i mezzi aerei antincendio possono operare soltanto tra l’alba e il tramonto, e martedì il sole è calato sul lago poco prima delle 21. Un primo velivolo partito da Malpensa aveva sorvolato la zona nel tardo pomeriggio prima di essere dirottato sull’incendio di Gordona, in Valchiavenna.
Con il buio, però, il fuoco è rimasto solo. Su una parete dove le squadre non possono salire, la notte è tempo perso: si guarda e si aspetta. Le immagini scattate dalla riva in tarda serata restituiscono l’unica cosa che si poteva vedere da lontano: due lingue di fuoco nette sul fianco nero della montagna, con il riflesso arancione che scendeva fin dentro l’acqua, sopra le luci dei paesi rivieraschi.

Centinaia di persone sul lungolago
Il fuoco ha avuto anche un pubblico. Nella serata di martedì il lungolago di Lecco si è riempito di centinaia di persone ferme a guardare la parete che bruciava dall’altra parte dell’acqua, con i telefoni alzati e i capannelli fermi lungo la passeggiata. Uno spettacolo, per quanto la parola suoni fuori posto davanti a un bosco che va in cenere.
Per ritrovare nel Lecchese un incendio capace di richiamare la stessa attenzione bisogna tornare al gennaio 2017, quando le fiamme divorarono oltre duecento ettari sul monte Due Mani, tra Ballabio e Morterone: un rogo divampato il 6 gennaio poco prima di mezzogiorno da sterpaglie lungo la strada per Morterone, alimentato da settimane senza pioggia e allora descritto come il più esteso mai visto da queste parti. Quanta vegetazione sia andata in fumo ieri sul Moregallo, invece, si saprà solo dopo le ricognizioni.
Cosa succede stamattina
Con la prima luce riparte il lavoro dall’alto. Il piano definito in serata dall’antincendio boschivo prevede il ritorno di un Canadair — questa volta da Genova — sul Moregallo e la salita, di prima mattina, di una squadra al rifugio Sev, a 1.276 metri all’alpe di Pianezzo: da lassù i volontari valuteranno l’evoluzione del fronte per riferire alla sala operativa. Nella serata di martedì, a operazioni aeree concluse, non era stato necessario richiamare altre squadre sul posto.
I tre fronti aperti
È il punto che ha reso complicata la serata: nello stesso momento il sistema regionale stava lavorando sul rogo di Gordona, che secondo il bilancio provvisorio della Comunità montana della Valchiavenna ha percorso una ventina di ettari di bosco, e doveva tornare a occuparsi di Premana. Proprio mentre il Moregallo cominciava a bruciare, infatti, in Val Fraina è ripreso per la seconda volta l’incendio che per tre settimane ha impegnato uomini e mezzi sopra l’Alpe Caprecolo e che la pioggia di domenica sembrava avere finalmente spento: il fuoco covava sotto gli arbusti, come i vigili del fuoco temevano da giorni continuando a sorvolare la zona con i droni.
Sullo sfondo restano la siccità e il caldo di queste settimane, con la nota diffusa il 30 luglio da Regione Lombardia che invita a rinunciare a qualsiasi fiamma libera in montagna, e l’appello dei volontari di Sant’Isidoro che, al Sasso di Preguda che si trova proprio sul Moregallo, chiedevano prudenza appena due giorni prima che la montagna prendesse fuoco. Sull’origine del rogo non ci sono al momento indicazioni ufficiali: la causa è al vaglio di chi sta lavorando sul posto.