Per molti anni si è pensato che l’invecchiamento fosse un processo inevitabile, scandito semplicemente dal trascorrere del tempo. Oggi la ricerca racconta una storia molto più complessa. Le nostre cellule possiedono sofisticati sistemi di difesa che possono essere stimolati o, al contrario, progressivamente disattivati dalle abitudini quotidiane. Tra questi, uno dei più importanti è rappresentato dalle sirtuine, una famiglia di proteine che coordina il metabolismo, la produzione di energia, la riparazione del DNA e la risposta allo stress cellulare. Le più studiate sono SIRT1 e, più recentemente, SIRT2, considerate due autentiche centrali di controllo della salute cellulare.
L’interesse della comunità scientifica è stato rilanciato da una recente revisione pubblicata sulla rivista Frontiers in Genetics, che riassume oltre vent’anni di studi su SIRT1 e sul resveratrolo. Il lavoro conferma che non esiste una molecola capace di fermare il tempo, ma dimostra come comprendere il funzionamento delle sirtuine possa aprire nuove prospettive nella prevenzione delle malattie croniche e nella promozione di un invecchiamento in salute.
SIRT1 è un enzima che agisce come un sensore dello stato energetico dell’organismo. Quando le cellule si trovano in condizioni favorevoli, come durante l’attività fisica, una moderata restrizione calorica o il digiuno controllato, questa proteina si attiva utilizzando una molecola chiamata NAD+, indispensabile per il metabolismo cellulare. Una volta attiva, SIRT1 modifica il comportamento di centinaia di geni coinvolti nella sopravvivenza delle cellule, limitando l’infiammazione cronica, migliorando la capacità di riparare il DNA danneggiato, favorendo l’eliminazione delle proteine alterate e aumentando la produzione di nuovi mitocondri, le vere centrali energetiche dell’organismo.
È proprio il rapporto con i mitocondri uno degli aspetti più interessanti delle ricerche più recenti. Attraverso l’attivazione della proteina PGC-1α, SIRT1 favorisce la formazione di mitocondri nuovi e più efficienti, capaci di produrre maggiore energia e meno radicali liberi. Questo meccanismo interessa soprattutto cervello, cuore, muscoli, fegato e reni, cioè gli organi che consumano più energia e che sono maggiormente esposti ai danni dell’invecchiamento.
Il resveratrolo, un polifenolo naturale che le piante producono come sistema di difesa contro stress ambientali e infezioni. È presente soprattutto nella buccia dell’uva rossa, nei frutti di bosco, nelle arachidi e nel cacao, mentre il vino rosso ne contiene solo quantità modeste. Nei primi studi sperimentali il resveratrolo sembrava in grado di riprodurre molti degli effetti della restrizione calorica, tanto da essere definito impropriamente una possibile “molecola della longevità“. Negli organismi modello, come lieviti, vermi e roditori, l’attivazione di SIRT1 indotta dal resveratrolo ha effettivamente migliorato il metabolismo e aumentato la sopravvivenza.
Quando però la ricerca è passata all’uomo il quadro si è fatto molto più complesso. Gli studi clinici hanno mostrato effetti favorevoli soprattutto nei soggetti con obesità, diabete di tipo 2, sindrome metabolica e fegato grasso, con un miglioramento della sensibilità all’insulina, della funzione vascolare e di alcuni marcatori dell’infiammazione. Tuttavia, le prove disponibili non consentono ancora di affermare che il resveratrolo sia in grado di rallentare l’invecchiamento o di prolungare la vita. Uno dei principali ostacoli è rappresentato dalla sua scarsa biodisponibilità: una volta assunto viene rapidamente metabolizzato e solo una piccola parte raggiunge i tessuti in forma biologicamente attiva. Per questo motivo sono allo studio nuove formulazioni e nuovi attivatori sintetici di SIRT1, come SRT1720 e SRT2104, che hanno dato risultati promettenti negli animali ma non sono ancora disponibili nella pratica clinica.
Le conseguenze dell’attivazione di SIRT1 sono comunque molto interessanti. Numerosi studi sperimentali suggeriscono che questa proteina possa contribuire a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, migliorare il controllo del diabete, rallentare la progressione della steatosi epatica, proteggere i neuroni dai processi degenerativi e attenuare quello stato di infiammazione cronica di basso grado che rappresenta uno dei principali motori biologici dell’invecchiamento. Gli stessi ricercatori, però, invitano alla prudenza: molte delle evidenze più solide provengono ancora da studi sperimentali e saranno necessari ulteriori studi clinici per confermarne i benefici nell’uomo.
Negli ultimi anni l’attenzione degli scienziati si è estesa anche a SIRT2, una sirtuina meno conosciuta ma altrettanto importante. A differenza di SIRT1, che agisce prevalentemente nel nucleo della cellula, SIRT2 è localizzata soprattutto nel citoplasma e regola il ciclo cellulare, l’organizzazione del citoscheletro, il metabolismo dei lipidi e del glucosio e numerosi processi di riparazione delle cellule. È inoltre coinvolta nei meccanismi che eliminano proteine danneggiate e aggregati tossici.
Le ricerche più recenti indicano che SIRT2 potrebbe avere un ruolo significativo nelle malattie neurodegenerative. Alterazioni della sua attività sono state osservate nel morbo di Parkinson, nell’Alzheimer, nella sclerosi laterale amiotrofica e nella malattia di Huntington. In alcune situazioni l’inibizione di SIRT2 sembra ridurre la tossicità delle proteine patologiche, mentre in altri contesti la sua attività appare invece protettiva. Questo dimostra quanto il sistema delle sirtuine sia complesso e come il loro impiego terapeutico richieda ancora molta ricerca.
La biologia dell’invecchiamento sta quindi cambiando prospettiva. Più che inseguire una presunta pillola della giovinezza, gli scienziati cercano oggi di comprendere le reti biologiche che mantengono efficienti le cellule nel corso degli anni. Le sirtuine rappresentano uno dei nodi principali di questa rete e spiegano, almeno in parte, perché attività fisica regolare, alimentazione equilibrata, controllo del peso corporeo, sonno adeguato e riduzione dello stress producano effetti così profondi sulla salute. Il messaggio che emerge dalle ricerche è chiaro: non possiamo fermare il tempo, ma possiamo creare le condizioni biologiche perché i naturali meccanismi di difesa dell’organismo continuino a funzionare il più a lungo possibile.
Bibliografia essenziale
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