Negli ultimi anni la longevità è diventata uno dei temi più discussi della medicina, tra ricerca scientifica, nuovi trattamenti e un mercato in crescita che promette di rallentare l’invecchiamento. Ma quali strategie hanno davvero basi scientifiche e quali invece rischiano di creare false aspettative? 

A rispondere è Valter Longo, professore ordinario di Gerontologia e Scienze biologiche e direttore dell’Istituto di longevità presso la School of Gerontology della University of Southern California di Los Angeles e Presidente della Fondazione Valter Longo , che da oltre trent’anni studia il rapporto tra alimentazione, metabolismo e invecchiamento.

Alla ricerca della longevità (con il cibo e non solo)

Oggi vivere più a lungo non è più soltanto una questione di genetica: la ricerca si concentra sempre di più su quanto le nostre scelte quotidiane possano influenzare gli anni che trascorreremo in salute o meno. È il tema al centro degli studi sulle cosiddette “Aree di Longevità”, zone del mondo in cui si osserva una maggiore presenza di persone longeve, dalla Barbagia in Sardegna a Okinawa in Giappone, passando per Ikaria in Grecia e la penisola di Nicoya in Costa Rica.

Dall’alimentazione prevalentemente vegetale alla moderazione a tavola, dal movimento quotidiano alle relazioni sociali, queste popolazioni condividono alcuni elementi ricorrenti. Ma secondo Longo la longevità non può essere ridotta a una semplice lista di regole: serve un approccio scientifico e personalizzato, capace di distinguere tra mode e strategie realmente efficaci.

Negli ultimi anni la longevità è diventata anche un fenomeno pop, tra guru, bagni di ghiaccio e integratori. Come giudica questo fenomeno da scienziato?

“Quando ho iniziato negli anni Ottanta nessuno parlava di longevità. Ora che il tema è esploso, purtroppo sono arrivati anche esperti improvvisati e influencer che diffondono messaggi sbagliati. Ad esempio, c’è la moda dei peptidi, che va esattamente nella direzione opposta rispetto a ciò che la scienza ha dimostrato in 40 anni di ricerca. Queste mode possono fare danni”.

Questione peptidi e possibili rischi

La maggiore preoccupazione, di cui ha parlato anche l’Airc, è su l’uso ‘fai da te’ dei “peptidi acquistati online e iniettati in autonomia, con lo scopo presunto di prevenire malattie, favorire il recupero fisico o contrastare l’invecchiamento. Le evidenze cliniche su questi peptidi sono scarse o del tutto assenti”, si legge sul sito della fondazione. Inoltre l’uso autonomo di peptidi che stimolano l’angiogenesi può comportare rischi, perché gli stessi meccanismi che favoriscono la riparazione dei tessuti potrebbero anche agevolare la crescita tumorale. Inoltre, peptidi non prodotti secondo standard clinici, non adeguatamente studiati o non autorizzati possono essere potenzialmente pericolosi se utilizzati senza controllo medico. Visitare il sito dell’Airc per maggiori dettagli.

Tra flebo di vitamine, cliniche rigenerative e trattamenti estetici anti-age, si rischia di confondere il non mostrare le rughe con il rallentamento dell’invecchiamento?

“Molti cercano un’illusione cosmetica. È faticoso restare giovani attraverso dieta, sonno ed esercizio, perché richiede impegno, ma chi lo fa è molto più felice. È un lavoro, ma c’è chi lo vuole fare. Negli anni ’50 il concetto di esercizio fisico non esisteva, oggi circa la metà della popolazione europeaea e statunitense fa più di 150 minuti a settimana di sport”.

E cosa pensa delle flebo di vitamine, come quelle di vitamina C, diventate molto popolari sui social?

“Il corpo umano è come una sinfonia quasi perfetta, frutto di 3,5 miliardi di anni di evoluzione. Iniettare dosi elevate di vitamina C significa alterare processi biologici che prima non avevano mai visto quantità così elevate. La vitamina C è un potente antiossidante e può reagire con molte molecole, tra cui il ferro. Anche se nel breve termine si può avere la sensazione di stare meglio, si rischia di modificare il metabolismo del ferro, e questo solo per fare un esempio”. 

Non conta solo quanto si vive, ma come si arriva agli anni avanzati

Valter Longo, luminare della nutrizione: “L’aperitivo così com’è oggi è abitudine dannosa”. Dalla dieta mediterranea ai farmaci, cosa mangiare per vivere più a lungoI consigli dell’esperto

Secondo alcuni studi la vita umana potrebbe arrivare anche a 150-190 anni, ma oggi moriamo molto prima. Quali sono i tre consigli principali per aumentare gli anni vissuti in salute?

I tre consigli di Vater Longo sono:

  • Seguire una dieta della longevità (per i consigli si può visitare il sito della Fondazione): ovvero scegliere gli ingredienti giusti, praticare la Dieta Mima Digiuno 2/3 volte all’anno se il proprio stato di salute lo permette; rispettare le 12 ore di restrizione temporale, ad esempio mangiando dalle 8 alle 20.
  • Fare esercizio fisico: 150 minuti a settimana, di cui circa il 10% – 15 minuti – di attività intensa.
  • Dormire bene: circa otto ore a notte, in condizioni ideali. La temperatura dovrebbe essere intorno ai 19 gradi, evitando luce, rumore e l’uso del computer prima di dormire.

“La combinazione di questi fattori può fare una differenza enorme: tra chi segue queste abitudini e chi le trascura”, spiega Longo, “si può parlare di oltre 20 anni di differenza nell’aspettativa di vita e fino a 30-40 anni nella durata della vita in salute. Non conta solo quanto si vive, ma come si arriva agli anni avanzati: arrivare a 70-75 anni senza malattie croniche e senza dipendere dai farmaci è la vera sfida”.