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«Tutti rimangono sorpresi dal successo delle repliche di Capri, ma la domanda è semplice: perché una serie di vent’anni fa, che allora ebbe un successo enorme, continua ad avere successo anche oggi? Perché contiene archetipi, elementi universali e senza tempo: la musica, il mare, il sole, l’amore, la commedia, il tradimento, tutto ciò che appassiona l’essere umano». Così all’ANSA Sergio Assisi, protagonista della storica fiction di Rai1 nel ruolo di Umberto Galiano, commenta il boom delle repliche della serie, tra i contenuti più ricercati anche su RaiPlay.

APPROFONDIMENTI


I segreti del successo di Capri

«Oggi ci stiamo un po’ allontanando da questo tipo di racconto – osserva l’attore -. Le fiction sono sempre più legate a storie del territorio o ai grandi personaggi della storia, soprattutto alle donne. Per carità, va benissimo, ma non significa che dobbiamo abbandonare ciò che ha reso famosa l’Italia nel mondo: la commedia all’italiana. C’è una tendenza a voler far soffrire, a voler far piangere e riflettere attraverso il dolore. Va bene, ma lasciamo il giusto spazio anche a quello che ci ha resi famosi: l’intrattenimento, i sentimenti, l’allegria, la bellezza».

Assisi racconta poi come nacque il suo personaggio: «All’inizio il personaggio non era affatto così. Doveva essere più cinico, più vero, più serio. Io l’ho reso più romantico, più una «faccia da schiaffi», per alleggerirlo e trasformarlo in un impenitente che il pubblico potesse perdonare. Non era scritto così all’inizio e infatti ricordo che dalla Rai i primi tempi mi chiamavano per dirmi di fare attenzione ma io li rassicuravo dicendo che sapevo cosa stavo facendo».

Un ritorno di “Capri”?

«Sarei felicissimo. È un personaggio che mi ha dato il successo e lo rifarei assolutamente. Ho però i miei dubbi che ci sia qualcuno così visionario da vedere questa possibilità e cogliere quello che sta succedendo con le repliche», ha dichiarato l’attore.

La carriera e i rimpianti

Sul suo percorso televisivo, Assisi non nasconde qualche amarezza, in particolare per la mancata continuità dopo «Capri»: «Chiedetelo alla Rai. Per me quello è stato un delitto, ma soprattutto un delitto per loro. Si sono tolti una marea di possibilità di fare cose diverse, di fare cose con me. Mi dispiace, certo, ma mi dispiace più per loro: per la poca fantasia, la poca voglia e la poca inventiva».

Nessun rimpianto, però, per la carriera: «L’unico rimpianto è non aver avuto la possibilità di esprimermi come avrei voluto. Ma ho trovato altre forme per la mia creatività: scrivo libri, faccio teatro, scrivo teatro e porto avanti i miei spettacoli. Ho fatto anche due film per il cinema, che sono andati bene anche su RaiPlay, e sto preparando il terzo, sempre una commedia. Mi dicono che dovrei fare film seri, ma io sono nato per la commedia. Mi sento un giullare e ho voglia di far ridere le persone. Continuerò nella mia missione finché ne avrò la possibilità. Non aspetto che nessuno venga a bussare alla mia porta ma cerco di darmi da fare».

Dalla conduzione ai giudizi sul piccolo schermo

Quanto alla televisione, Assisi ricorda di essere stato vicino alla conduzione di diversi programmi: «Sono andato vicino a I Fatti Vostri, vicinissimo a Pechino Express, anche ad Affari tuoi. Ho fatto delle puntate zero che poi non sono andate a buon fine. Mi piacerebbe fare il conduttore, ma lo farei a modo mio. Non sono un mero esecutore: metterei la mia originalità e la mia fantasia anche nella conduzione. E forse questo stride un po’ con il panorama televisivo italiano di oggi».

Infine, da napoletano, un giudizio su Stefano De Martino alla guida del prossimo Festival di Sanremo: «Stefano è bravo, che cosa dirgli? È stato bravissimo. Ha avuto un’accelerazione fulminante e non posso che fargli i complimenti. Quando una persona ha successo, io sono contento, perché il successo di uno può portare opportunità a tanti altri. Lo vedo con tanti amici, da Francesco Paolantoni a Biagio Izzo e a tutti quelli che sono entrati in questo percorso: se non fosse andata bene a lui, non sarebbe andata bene neanche a loro. Se a qualcuno va bene, non bisogna essere rancorosi o invidiosi, ma sostenerlo, perché una nota positiva porta altre note positive».