La definizione può trarre in inganno: nella frattura del pene non si rompe un osso, ma si verifica una lacerazione della tunica albuginea, la resistente struttura fibrosa che avvolge i corpi cavernosi e che durante l’erezione diventa più sottile e quindi più vulnerabile ai traumi. Si tratta di un’emergenza urologica che richiede una valutazione tempestiva. A riportare l’attenzione sul problema è un nuovo studio dell’Universidade Federal de São Paulo, pubblicato nel febbraio 2026 su The Journal of Sexual Medicine, che ha analizzato 84 pazienti trattati in un ospedale universitario nell’arco di 16 anni.

Lo studio, retrospettivo, descrittivo e analitico, ha preso in esame 84 uomini trattati tra il 2007 e il 2023, con un’età media di 35,3 anni. In 64 pazienti, pari al 76,2% del campione, la frattura si era verificata durante un rapporto sessuale, mentre negli altri 20 casi il trauma era riconducibile ad altri meccanismi. I ricercatori hanno valutato se il meccanismo della frattura fosse associato alla presenza di una lesione dell’uretra, una delle possibili complicanze: tra i 64 pazienti con trauma durante un rapporto, 16 presentavano anche una lesione uretrale, contro un solo caso nel gruppo degli altri 20 pazienti. L’analisi statistica, tuttavia, non ha dimostrato un’associazione significativa. I risultati vanno interpretati considerando i limiti dello studio: una casistica relativamente contenuta, la natura retrospettiva e il lungo periodo di raccolta dei casi.

Secondo le linee guida della European Association of Urology (EAU), la frattura è provocata dalla rottura della tunica albuginea dei corpi cavernosi durante l’erezione. In condizioni di flaccidità questa struttura ha uno spessore di circa 2 millimetri, che durante l’erezione si riduce a circa 0,25-0,5 millimetri, diventando più vulnerabile a una brusca flessione. Il rapporto sessuale rappresenta uno dei principali contesti nei quali può verificarsi il trauma, ma non è l’unico: tra i meccanismi descritti figurano anche la flessione forzata del pene eretto e, più raramente, altri traumi.

La presentazione clinica può essere caratteristica. Le linee guida europee indicano tra i segni tipici uno schiocco o rumore improvviso, seguito da dolore e rapida perdita dell’erezione; possono inoltre comparire rapidamente gonfiore ed ematoma. Particolare attenzione va riservata all’eventuale coinvolgimento dell’uretra, perché la frattura può associarsi a lesioni del corpo spongioso o dell’uretra e, quando esiste questo sospetto, sono necessari accertamenti specifici. La diagnosi è spesso clinica; nei casi dubbi, ecografia o risonanza magnetica possono aiutare a individuare la lacerazione della tunica albuginea e, secondo le EAU, la risonanza magnetica presenta una maggiore accuratezza diagnostica rispetto all’ecografia.

Quando viene diagnosticata una frattura del pene, le linee guida EAU raccomandano il trattamento chirurgico con chiusura della tunica albuginea. Una revisione sistematica richiamata dalle linee guida indica che la riparazione dovrebbe essere effettuata entro 24 ore dalla presentazione, anche se un accesso tardivo in ospedale non deve essere considerato un motivo per rinunciare alla valutazione chirurgica. Il trattamento conservativo è associato a un rischio maggiore di complicanze, tra cui curvatura del pene, fibrosi, persistenza dell’ematoma e disfunzione erettile. Il messaggio clinico è quindi netto: dopo un trauma del pene eretto accompagnato da schiocco, dolore, perdita improvvisa dell’erezione, gonfiore o ematoma, è necessario rivolgersi rapidamente a un pronto soccorso. Superare l’imbarazzo e non ritardare la valutazione può ridurre il rischio di conseguenze a lungo termine.

Marani AL, Ribeiro JVF, Lemos CIL, Feréli G, Cunha HRR, Peão JCG, Lima GCC, Cabrini MR, Nardozza A, Vasco MB. Urethral injury associated with penile fracture: a retrospective study. The Journal of Sexual Medicine. 2026;23(Suppl 1):qdag002.127. Pubblicato il 3 febbraio 2026. DOI: 10.1093/jsxmed/qdag002.127.

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