Palme e palmette sono una presenza familiare nelle aiuole, nei parchi e nei giardini delle nostre città. Tra le palme nane, però, ce n’è una originaria del Nord America che ha conquistato un posto particolare nella ricerca medica: la Serenoa repens, o saw palmetto. Dai suoi frutti si ricavano estratti studiati per i disturbi della prostata e, più recentemente, per la caduta dei capelli. Il filo che unisce questi due mondi è il DHT, un potente derivato del testosterone, e l’enzima che lo sintetizza: la 5-alfa-reduttasi. Lo stesso bersaglio sul quale interviene la finasteride, anche se con efficacia e prove cliniche differenti. Siamo abituati a vedere palme ornamentali nelle aiuole, nei giardini pubblici, nei parchi e negli spazi verdi delle città, tanto che difficilmente le associamo alla farmacologia. Bisogna però fare subito una distinzione: non tutte le piccole palme che incontriamo nel verde urbano sono Serenoa repens, e sarebbe sbagliato raccoglierne i frutti pensando di ottenere un rimedio naturale. La Serenoa è una specie originaria soprattutto del sud-est degli Stati Uniti, particolarmente diffusa in Florida. È una palma bassa, spesso cespugliosa, caratterizzata da grandi foglie a ventaglio e piccoli frutti che diventano scuri con la maturazione. Ed è proprio da questi frutti che si ricavano gli estratti lipido-sterolici che hanno attirato l’attenzione della medicina. Non stiamo parlando semplicemente del frutto essiccato e macinato. La ricerca clinica riguarda soprattutto estratti ottenuti e standardizzati con procedure precise, ricchi di acidi grassi e componenti della frazione insaponificabile, tra cui fitosteroli. Da questa piccola palma si arriva così a uno dei meccanismi più interessanti della fisiologia maschile: la trasformazione del testosterone in diidrotestosterone, il DHT.
L’enzima che mette insieme prostata e capelli A trasformare il testosterone in DHT è la 5-alfa-reduttasi. Il DHT è un androgeno biologicamente molto attivo. È indispensabile in alcune fasi della vita, ma la sua azione assume particolare importanza anche in due condizioni estremamente comuni nell’uomo adulto: iperplasia prostatica benigna e alopecia androgenetica. A livello della prostata il DHT partecipa ai segnali androgenici che favoriscono la crescita del tessuto prostatico. Nel cuoio capelluto geneticamente predisposto, invece, contribuisce alla progressiva miniaturizzazione dei follicoli. Il capello terminale, robusto e pigmentato, diventa progressivamente più sottile e corto. Il ciclo di crescita si accorcia e, con il passare degli anni, compare il caratteristico diradamento delle regioni frontali e del vertice. È su questa stessa trasformazione del testosterone che agisce la finasteride, farmaco capace di inibire la 5-alfa-reduttasi e quindi diminuire la produzione di DHT. Anche gli estratti lipido-sterolici di Serenoa repens hanno mostrato negli studi farmacologici un’attività sulla via della 5-alfa-reduttasi. Il meccanismo rende comprensibile perché una pianta tradizionalmente utilizzata per la prostata sia diventata interessante anche per i capelli. Serenoa e finasteride non sono però equivalenti: la potenza, la standardizzazione e soprattutto la solidità delle prove cliniche sono differenti. Il principale campo di utilizzo della Serenoa è quello dei disturbi delle basse vie urinarie associati all’iperplasia prostatica benigna, il comune ingrossamento della prostata che diventa progressivamente più frequente con l’età. La crescita della ghiandola può ostacolare il passaggio dell’urina attraverso l’uretra. Il getto può diventare più debole, aumenta la necessità di urinare, soprattutto durante la notte, e possono comparire urgenza, difficoltà a iniziare la minzione e sensazione di non avere svuotato completamente la vescica. La European Medicines Agency (EMA) dedica una specifica monografia alla Serenoa repens. Per un particolare estratto molle ottenuto con esano viene riconosciuto il cosiddetto well-established use per il trattamento sintomatico dell’iperplasia prostatica benigna. Per determinati estratti ottenuti con etanolo viene invece riconosciuto l’impiego tradizionale per alleviare i sintomi delle basse vie urinarie associati all’iperplasia prostatica, dopo che condizioni più serie siano state escluse dal medico.
È una distinzione fondamentale perché dimostra quanto, nella fitoterapia moderna, conti il tipo di estratto. Non tutte le capsule di palma nana sono uguali. Dire semplicemente “contiene Serenoa repens” non basta quindi a sapere quale attività biologica possa avere un prodotto. Gli studi più interessanti riguardano estratti lipido-sterolici standardizzati. La modalità con cui vengono estratte le sostanze dal frutto modifica infatti la composizione finale. Questo potrebbe spiegare almeno in parte perché la letteratura scientifica sulla Serenoa non produca sempre risultati identici. Due prodotti che riportano sulla confezione il nome della stessa pianta possono avere concentrazioni e profili chimici differenti. È la grande differenza tra utilizzare genericamente una pianta e trasformarla in un fitoterapico standardizzato.
Dalla prostata al follicolo pilifero
La seconda storia della Serenoa si svolge pochi centimetri più in alto, nel cuoio capelluto. L’alopecia androgenetica è la forma più comune di perdita progressiva dei capelli nell’uomo. Non è necessariamente dovuta a livelli troppo elevati di testosterone. Il problema è soprattutto la predisposizione genetica dei follicoli di determinate regioni del cuoio capelluto a rispondere agli androgeni. Il DHT si lega ai recettori androgenici del follicolo predisposto e contribuisce progressivamente alla sua miniaturizzazione. Ridurre l’influenza del DHT rappresenta quindi una delle principali strategie farmacologiche contro l’alopecia androgenetica.
Da qui nasce l’interesse per la Serenoa.
Serenoa contro finasteride: cosa ha mostrato il confronto
Uno degli studi clinici più citati ha messo direttamente a confronto Serenoa repens 320 mg al giorno e finasteride 1 mg al giorno in cento uomini con alopecia androgenetica lieve o moderata, seguiti per due anni.
Un miglioramento venne osservato nel 38% dei soggetti trattati con Serenoa, contro il 68% degli uomini che assumevano finasteride. La finasteride risultò dunque più efficace, ma il risultato suggerì contemporaneamente che l’attività della Serenoa sul follicolo non fosse soltanto un’ipotesi biochimica. Gli autori notarono anche una differenza interessante: la finasteride sembrava avere efficacia sia nella regione anteriore sia sul vertice, mentre il beneficio della Serenoa appariva maggiormente evidente proprio sul vertice. È un’indicazione interessante, che necessita però di conferme attraverso studi più grandi e moderni.
Serenoa direttamente sul cuoio capelluto: una strada più recente consiste nell’utilizzare la Serenoa anche per via topica.
L’idea è portare i componenti dell’estratto direttamente nell’ambiente del follicolo pilifero, cercando di modulare localmente la via androgenica. Piccoli studi su preparazioni contenenti Serenoa hanno segnalato miglioramenti di alcuni parametri relativi alla crescita e alla densità dei capelli. È però ancora difficile stabilire con precisione quanto del risultato dipenda dalla Serenoa, perché le formulazioni utilizzate sono differenti e in alcuni casi contengono altri componenti.
È comunque un settore interessante proprio perché sposta l’attenzione dalla semplice assunzione di un integratore alla possibilità di realizzare formulazioni dermatologiche mirate e standardizzate.
La possibilità del preparato galenico in farmacia: è qui che entra in gioco anche la farmacia galenica. In Italia il farmacista preparatore può allestire formulazioni magistrali o officinali nel rispetto delle norme previste e utilizzando materie prime conformi ai requisiti di qualità; per le preparazioni magistrali occorre la prescrizione medica quando prevista.
Questo apre alla possibilità di formulazioni personalizzate contenenti estratti o principi di origine vegetale, ma non significa che qualunque prodotto a base di Serenoa possa essere trasformato liberamente in una “finasteride naturale”.
Per ottenere una formulazione riproducibile è necessario partire da materie prime caratterizzate e standardizzate. Nel campo dermatologico, inoltre, concentrazione, veicolo e associazione con eventuali altri principi devono essere valutati dal medico e dal farmacista preparatore. Il vantaggio della galenica sta proprio nella possibilità di personalizzare la formulazione, non nel trasformare automaticamente una pianta in un equivalente di un farmaco.
I limiti rispetto ai farmaci
Qualche cautela rimane necessaria: nell’alopecia androgenetica la finasteride dispone di evidenze cliniche molto più solide e nel confronto diretto è risultata più efficace della Serenoa. Anche per i disturbi urinari da iperplasia prostatica i risultati degli studi non sono completamente uniformi. Revisioni che raggruppano preparazioni differenti hanno trovato benefici modesti o non significativi rispetto al placebo, mentre altre analisi concentrate su specifici estratti hanno prodotto risultati più favorevoli.
Probabilmente proprio la grande variabilità dei preparati rappresenta una parte del problema.
La Serenoa, inoltre, non deve diventare un modo per curare autonomamente qualsiasi disturbo urinario. Cambiamento persistente della minzione, sangue nelle urine, infezioni ricorrenti o difficoltà importanti nello svuotamento della vescica richiedono una valutazione medica.
Serenoa repens non deve essere presentata come sostituto automatico della finasteride o degli altri farmaci utilizzati per l’iperplasia prostatica benigna e l’alopecia androgenetica.
Ma gli estratti adeguatamente standardizzati rappresentano un interessante campo della fitoterapia moderna proprio perché agiscono su un bersaglio biologico conosciuto: la via 5-alfa-reduttasi-DHT.
La sfida adesso è soprattutto migliorare la qualità degli studi, individuare gli estratti più efficaci e capire quali formulazioni, comprese quelle topiche e galeniche, possano offrire i risultati migliori.
Perché tra la palma che osserviamo in un giardino e un trattamento studiato scientificamente esiste un passaggio decisivo: estrarre, identificare e standardizzare le molecole biologicamente attive.
Bibliografia essenziale
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