Forlì, 9 agosto 2026 – Di quella notte, tra il 18 e il 19 luglio, Said Ragme conosce soltanto la versione del figlio. Oussama, 22 anni, è tra i giovani fermati per l’omicidio di Nicola Musiani, ma al padre ha consegnato un racconto nel quale lui non è protagonista. Ha sostenuto di non avere partecipato al pestaggio davanti alla discoteca ‘King’ di Pinarella di Cervia.

“Quando è finita la serata sono usciti tutti – sono le parole che Said riferisce –: c’erano tantissimi giovani oltre a mio figlio e i suoi amici. Oussama mi ha detto che a un certo punto sono arrivate quattro o cinque persone e che qualcuno aveva una pistola e un coltello. Davanti a loro c’era anche un ragazzo con del sangue sul volto. A quel punto sono scappati”. Secondo quanto riferito dal padre, il 22enne non sapeva che Musiani fosse morto. “Prima dell’arrivo di mio figlio, c’era stato un altro gruppo che aveva importunato l’uomo. I carabinieri – dice con un suggerimento che ha il sapore della speranza – devono controllare le telecamere e verificare le immagini”.

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Oussama nei giorni successivi all’omicidio è partito per il Marocco. Gli inquirenti hanno pensato a un tentativo di fuga ma il padre chiarisce: “Era una vacanza già programmata. Si trovava a Casablanca, lì non abbiamo più una casa né alcun familiare. A breve saremmo partiti anche noi, ma quando ha saputo quello che stava succedendo, mio figlio ha preso il biglietto ed è tornato indietro. Non voleva sembrare uno che scappa”.

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Said vive (e lavora) a Meldola da oltre trent’anni. Lo raggiungiamo in un condominio alle porte del centro di Meldola: con lui abita una famiglia numerosa, compreso suo fratello. Uno dei fratelli di Oussama lo ha reso già nonno. Racconta lo smarrimento di chi non aveva mai avuto a che fare con una vicenda simile. “La nostra casa è qui e abbiamo tutti la cittadinanza italiana. Oussama è arrivato quando aveva solo un anno, ha studiato in Italia e non parla neppure l’arabo – sottolinea –. Io ho sempre lavorato e non sono mai entrato in una caserma. Non avrei mai pensato che potesse succedere una cosa del genere a mio figlio”.

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Nicola Musiani ammazzato di botte da una banda del Forlivese

Il giovane aveva lavorato in un’azienda del settore della plastica del territorio e a breve avrebbe dovuto conseguire la patente di guida. Oussama, secondo la famiglia, sarebbe provato dalla detenzione e dalla notizia del decesso di Musiani: “Non dorme e non mangia. È una situazione bruttissima e siamo dispiaciuti che sia morta una persona”. Il giovane è ora assistito dall’avvocato Daniele Valentino e attende gli sviluppi dell’inchiesta.

Houssam Abir, 21 anni, viveva invece nel pieno centro di Forlì prima di trovarsi in stato di fermo. Dopo aver suonato il campanello scende un ragazzo, forse il fratello. La risposta è gentile ma ferma: “Non abbiamo niente da dire”.