Amazon non si è presentata al tavolo convocato mercoledì 12 agosto in Prefettura a Varese per affrontare le conseguenze occupazionali del trasferimento delle attività cargo da Malpensa all’aeroporto di Montichiari, previsto dall’8 settembre.
La motivazione indicata dall’azienda, riferiscono i sindacati, è legata a una propria «policy aziendale».
SONO SOLO UN COMMITTENTE
Ciò significa che la multinazionale americana leader mondiale nell’ecommerce non interviene nelle vertenze riguardanti i fornitori, in questo caso Mle, in quanto si considera semplicemente un committente. Pertanto gestione del personale ed eventuali licenziamenti spettano alle aziende che svolgono i servizi.
Amazon Italia ha sottoscritto accordi con i sindacati nei propri siti diretti, ma questo confronto non si estende automaticamente ai lavoratori delle aziende in appalto negli hub esterni. Una situazione che lascia aperta una questione relativa alle relazioni industriali, considerato il mercato e il relativo indotto economico che la società di Jeff Bezos ha sviluppato in Italia.
(foto di repertorio, i lavoratori Mle in presidio a Malpensa)
IN GIOCO 190 POSTI DI LAVORO
All’incontro in Prefettura hanno partecipato Sea, Enac, Mle e le organizzazioni sindacali Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl TA. Assente anche Gda. Al centro della vertenza c’è il futuro di circa 190 lavoratrici e lavoratori di Mle, società fornitrice che gestisce la commessa a Malpensa e che rischiano di perdere il posto con lo spostamento delle attività.
Per i sindacati l’assenza di Amazon ha reso l’incontro «di fatto interlocutorio», impedendo di verificare direttamente possibili soluzioni. Tra le richieste c’è quella di valutare opportunità di ricollocazione nelle altre attività Amazon presenti sul territorio, qualora vi siano fabbisogni occupazionali compatibili con esperienza e professionalità degli addetti coinvolti.
UNA SCELTA GRAVE
Le organizzazioni sindacali definiscono «grave e inaccettabile» la scelta di non partecipare al confronto: «Una policy aziendale non può diventare un alibi per evitare il confronto quando sono in gioco 190 posti di lavoro».
Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl TA annunciano che nelle prossime settimane continueranno le iniziative per mantenere alta l’attenzione di istituzioni, politica e opinione pubblica e cercare soluzioni a tutela dell’occupazione.
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