Federico Calistri ha un piano B che, alla fine, è diventato il piano A. Fino a 18 anni pensava che la sua vita sarebbe stata il tennis: giocava a livello agonistico, si allenava, immaginava di poter arrivare lontano. Poi un infortunio lo ha costretto a fermarsi e, quasi per caso, attraverso il fratello più piccolo, ha scoperto il teatro. Oggi, a 37 anni, è uno degli attori italiani che si muovono con più frequenza tra produzioni italiane e internazionali. Toscano, classe 1989, si è formato tra Italia, Germania e Stati Uniti e negli ultimi anni ha lavorato in produzioni come Gangs of Milano – Le nuove storie del Blocco, Miss Fallaci, Leopardi, From Scratch e, al cinema, in Nina dei lupi e La bella estate. I prossimi mesi saranno particolarmente intensi. Il 3 settembre arriverà su Netflix nella seconda stagione di The Gentlemen, con la regia di Guy Ritchie, accanto a Theo James e alle new entry italiane Benedetta Porcaroli, Michele Morrone e Sergio Castellitto. Sarà presto anche in Toos, nuova serie Netflix di produzione belga-olandese distribuita a livello internazionale, che racconta il rapimento di Toos van der Valk, co-proprietaria dell’impero alberghiero olandese Van der Valk. Nel frattempo, ha appena concluso le riprese della seconda stagione della serie Rai Costanza, in cui torna nei panni del pasticcere Stefano, interesse amoroso della protagonista interpretata da Miriam Dalmazio.

Com’è stato tornare sul set?

«È stato bellissimo. La parte mi piace molto, anche perché Stefano è vicino a me, almeno per alcuni aspetti, come la sensibilità. Lui non è molto alfabetizzato rispetto alle emozioni e quindi alcune cose lo investono completamente. Anch’io vivo i sentimenti in maniera profonda. In più, mi sono trovato molto bene con tutti i ragazzi e le ragazze del cast: alcuni sono diventati veri amici. E poi è stato divertente scoprire di essere diventato l’idolo delle signore un po’ più grandi».

Che rapporto ha con con loro?

«Mi diverte molto. Mi fermano in tante e finiamo sempre per parlare tantissimo».

Qui interpreta un pasticcere, ma che lavoro avrebbe scelto se non avesse fatto l’attore?

«In realtà, il mio piano B è stato proprio fare l’attore. Fino a 18 anni giocavo soltanto a tennis, ero un agonista e il mio sogno era arrivare a livelli molto alti. Poi mi sono infortunato e sono dovuto rimanere fermo per parecchio tempo. In quel periodo ho scoperto la vita fuori dal campo. Ho cominciato a interessarmi ad altro ed è venuta meno quella spinta che fino a quel momento mi aveva sostenuto, perché fare sport a quel livello richiede moltissimi sacrifici. Lentamente ho abbandonato il tennis e ho attraversato alcuni anni in cui diventavo sempre più consapevole di essermi allontanato da quel sogno. Allo stesso tempo, però, era difficile, perché non avevo idea di che cosa fare».

Come è arrivata la svolta?

«Ho un fratello più piccolo a cui sono molto legato. Lui stava frequentando un laboratorio di teatro e mi disse di andare a provare. Ci andai e fin dall’inizio mi innamorai del teatro e della recitazione. A quel punto ho pensato che quella passione potesse diventare anche un lavoro. Così ho giocato il mio piano B».