Quando diciamo che il caldo “dà alla testa” pensiamo a nervosismo, intolleranza, scarsa lucidità. Dietro il modo di dire, però, c’è più scienza di quanto sembri. Durante l’ondata di calore del 2026, diversi Pronto soccorso italiani hanno segnalato un incremento fino al 20% degli accessi per disturbi di salute mentale rispetto a tre anni prima. Lo riferiscono la Società Italiana di Medicina di Emergenza-Urgenza (SIMEU) e la Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica (SIEP). Tra i quadri clinici più frequenti: crisi d’ansia, riacutizzazioni dei disturbi dell’umore, scompensi psicotici e episodi depressivi.

Ciò non implica che il caldo, da solo, causi una patologia psichiatrica. Indica tuttavia che rappresenta un poderoso fattore di stress per il sistema nervoso e che, soprattutto nei soggetti già fragili, può spezzare un equilibrio.

Il primo nodo: il sonno notturno
Una delle prime vittime dell’afa è il riposo. Se le temperature restano elevate anche dopo il tramonto, ci addormentiamo con più fatica, ci svegliamo di frequente e il sonno perde qualità. Una notte andata storta può renderci irritabili; più notti consecutive possono incidere su attenzione, memoria, regolazione delle emozioni e risposta allo stress. In chi soffre di ansia, depressione, disturbo bipolare o altre condizioni psichiatriche, un’alterazione prolungata del sonno può favorire la riemersione dei sintomi.

Poi subentra la disidratazione
Con il caldo perdiamo liquidi e sali minerali attraverso la sudorazione. Anche una disidratazione non grave può accompagnarsi a stanchezza, cefalea, difficoltà di concentrazione, capogiri e senso di confusione. Se la situazione peggiora, soprattutto negli anziani, possono comparire vere e proprie alterazioni dello stato mentale. Per questo una persona anziana che, in una giornata torrida, diventa all’improvviso confusa, disorientata o insolitamente sonnolenta non andrebbe semplicemente invitata a riposare: potrebbe esserci una condizione legata all’ipertermia che richiede valutazione medica.

Il cervello, regista del nostro “termostato”
La temperatura corporea è governata da meccanismi complessi in cui il cervello, in particolare l’ipotalamo, ha un ruolo centrale. Con il caldo intenso, l’organismo deve aumentare la dispersione di calore tramite sudorazione e vasodilatazione cutanea. Le alte temperature interferiscono inoltre con il sonno, la risposta allo stress e i delicati circuiti che presidiano l’umore. Non è solo una questione di “sentirsi accaldati”.

Perché diventiamo più irritabili
La catena è semplice: fa caldo, dormiamo peggio, ci stanchiamo, perdiamo liquidi, abbiamo meno energie per affrontare le incombenze quotidiane. La soglia di tolleranza si abbassa: il rumore pesa di più, la fila pare infinita, il traffico diventa intollerabile. Un contrattempo che avremmo liquidato con una scrollata di spalle può farci perdere la pazienza. Non ogni scatto d’ira estivo è imputabile alla temperatura, ma caldo, stanchezza e carenza di sonno riducono la nostra capacità di modulare le reazioni emotive.

Quando l’afa entra in casa e nella coppia
Rientrati a casa, ciò che non abbiamo detto al collega o all’automobilista davanti rischiamo di riversarlo su chi ci è più vicino. Anche la relazione di coppia può risentire del clima: si dorme male, magari nello stesso letto cercando disperatamente uno spazio fresco; si è più spossati, si tollera meno il contatto fisico; diminuisce la voglia di attività condivise e persino l’intimità può risentirne quando il corpo è provato dal calore. Abitudini altrimenti innocue diventano irritanti. “Chiudi la finestra.” “Accendi il condizionatore.” “Spegnilo, ho freddo.” Conversazioni apparentemente banali possono sfociare in discussioni perché entrambi arrivano con una pazienza già ridotta. Il caldo non crea i problemi di una coppia, ma può amplificare tensioni preesistenti e temporaneamente erodere la capacità di mediazione. Prima di concludere, dopo vent’anni, di non sopportare più il partner, può valere la pena controllare quanti gradi ci sono in camera da letto.

Attenzione agli psicofarmaci
C’è un aspetto cruciale: alcuni farmaci modificano la nostra risposta al caldo. Antipsicotici, taluni antidepressivi e medicinali ad azione anticolinergica possono interferire, con meccanismi diversi, con la sudorazione, la percezione della sete o la termoregolazione. Disidratazione e alterazioni della funzione renale possono inoltre cambiare il metabolismo di alcuni principi attivi. La regola più importante è una sola: i farmaci non vanno sospesi o modificati autonomamente perché fa caldo. L’interruzione improvvisa di una terapia psichiatrica può di per sé scatenare una ricaduta. Se, durante un’ondata di calore, chi assume psicofarmaci sviluppa marcata debolezza, confusione, eccessiva sonnolenza o altri sintomi inusuali, deve essere il medico a valutare situazione e terapia.

Chi è più esposto
Il rischio non è uniforme. Richiedono particolare attenzione gli anziani, le persone con disturbi psichiatrici già diagnosticati, chi assume più farmaci, chi vive solo e chi non dispone di ambienti sufficientemente freschi. L’isolamento pesa moltissimo: una persona fragile che vive da sola può bere poco, non accorgersi dell’aumento di temperatura in casa o non chiedere aiuto ai primi segnali. Le persone con disturbi mentali vanno quindi considerate a pieno titolo tra le categorie vulnerabili durante le ondate di calore.

Può accadere anche a chi sta bene
La calura mette alla prova anche chi non ha alcuna diagnosi psichiatrica: si dorme male, si fatica di più al lavoro, si tollerano meno rumori, imprevisti e perfino le persone care. Ci si può sentire più irritabili, ansiosi o mentalmente annebbiati. Nella maggior parte dei casi, recuperare il sonno, idratarsi a sufficienza e trascorrere qualche ora in un ambiente fresco è sufficiente per migliorare. Ma se compaiono confusione improvvisa, forte agitazione, disorientamento, comportamenti insoliti o un netto peggioramento di una condizione psichiatrica preesistente, non bisogna archiviare tutto come semplice nervosismo estivo. Perché il caldo, davvero, può arrivare fino alla testa.