«Stiamo cercando addetti e addette al magazzino per Amazon! Unisciti al team». Questo il testo pubblicato sul sito di una nota agenzia per il lavoro che sta cercando per conto del colosso creato da Jeff Bezos nuovi magazzinieri in alcune delle sedi italiane, tra cui quelle presenti in provincia di Novara, di Milano e anche di Varese. Non ci sarebbe nulla di strano se non fosse che questi annunci hanno suscitato la reazione di Luigi Liguori, segretario generale della Filt Cgil di Varese, che sta seguendo le sorti dei quasi 200 lavoratori di Malpensa che rischiano di perdere il lavoro a causa della decisione di Amazon Air di lasciare lo scalo della brughiera per trasferirsi in quello di Montichiari.
La ricollocazione
«Se Amazon continua ad avere bisogno di personale in altri suoi siti, perché non valutare concretamente la possibilità di offrire queste opportunità anche ai lavoratori che rischiano di perdere il proprio posto a Malpensa?», si chiede Liguori che insieme ai rappresentanti di Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl Ta si sta muovendo per tamponare la situazione. Tra le misure di compensazione che i sindacati confederali hanno in mente c’è, infatti, quella della ricollocazione dei lavoratori di Mle, società che si occuperà dei servizi di terra per Amazon Air fino all’8 settembre, data in cui la compagnia aerea che lavora per conto di Amazon trasferirà le sue operazioni all’aeroporto merci vicino a Brescia. «Amazon ha una responsabilità sociale nei confronti dei dipendenti che hanno lavorato per lei in questi nove anni», continua Liguori.
I tavoli per decidere
«Mercoledì abbiamo fatto il terzo incontro da quando è stato annunciato il ritiro del vettore da Malpensa, solo tre settimane fa. E nessuno che rappresentasse l’azienda americana si è presentato neanche in quest’ultima occasione. Al tavolo, che si è svolto in Prefettura a Varese, hanno partecipato Sea, Enac e Mle, e tutti ci stiamo impegnando per trovare una soluzione. Ma l’assenza di Amazon pesa. Ci è stato detto che la sua policy è di non interferire tra i fornitori, in questo caso Mle, e i loro dipendenti. Però non può liquidare così la questione. Inoltre, sapere che sta assumendo magazzinieri non poco lontano da Malpensa rende tutto ancora più inaccettabile». Il colosso americano ha in Italia una rete logistica di oltre 30 strutture principali tra centri di distribuzione, centri di smistamento e depositi territoriali.
L’inizio in brughiera
La decisione di atterrare e decollare dallo scalo della brughiera in modo strutturato e continuativo fu presa dalla multinazionale a stelle e strisce per poter gestire al meglio le consegne del servizio Amazon Prime e il 30 ottobre del 2017 il vettore che se ne occupa inaugurò i primi voli cargo regolari a Malpensa. Fin dall’inizio, la commessa per i suoi servizi di terra fu affidata a Mle che per quasi dieci anni ha gestito i 38 voli alla settimana che collegano l’aeroporto con gli altri grandi nodi logistici di Amazon in Europa. Ora il rapporto tra l’azienda mondiale dell’e-commerce e Malpensa si interrompe perché «la decisione di trasferire le attività di movimentazione merci da Malpensa a Brescia rientra in un processo di ottimizzazione continua», ha comunicato Amazon.