di
Chiara Barison
Secondo quanto raccontato dal Segretario alla Salute, il presidente avrebbe paura di contrarre un’intossicazione alimentare in viaggio: per questo si affiderebbe alle grandi catene nazionali. Eppure, nel 2024 aveva parlato dello stesso cibo definendolo in modo molto diverso
Sull’Air Force One, insieme al presidente degli Stati Uniti e ai suoi collaboratori, viaggiano anche «scatole su scatole» di McDonald’s. A raccontarlo è Robert F. Kennedy Jr., segretario alla Salute dell’amministrazione Trump, che in una recente intervista al podcast «Net Positive» ha parlato delle abitudini alimentari del presidente.
Kennedy ha raccontato al conduttore John Crist che il fast food sarebbe una presenza abituale soprattutto quando Trump è in viaggio. Il motivo sarebbe da cercare nella paura del presidente di contrarre un’intossicazione alimentare. Da qui la preferenza per le grandi catene nazionali, considerate più sicure e prevedibili rispetto ai ristoranti locali.
Crist gli ha quindi chiesto se abbia mai cercato di intervenire sulla dieta di Trump e se le sue abitudini alimentari siano in qualche modo in contrasto con la missione del segretario, noto salutista (ma anche non poco confuso sui vaccini), impegnato a promuovere il programma «Make America Healthy Again». La risposta, però, è stata tutt’altro che severa: «Non sono uno che fa la predica». E soprattutto ha assicurato che Trump «mangia molto bene» nella maggior parte dei casi.
Cosa si intenda di preciso con bene però non è dato sapere. Infatti, in passato, lo stesso Kennedy aveva descritto la dieta del presidente con parole decisamente diverse. Nel novembre 2024, Kennedy aveva parlato della sua alimentazione durante un’intervista al «Joe Polish Show» con una punta di quello che si potrebbe proprio definire disgusto. «La roba che mangia è davvero pessima», aveva detto, arrivando a definire addirittura «veleno» il cibo che veniva portato sull’aereo durante la campagna elettorale.
La contraddizione con la posizione tenuta oggi è ancora più evidente se si riguardano gli scatti che lo ritraggono a bordo del jet di Trump con davanti a sé un pasto di McDonald’s. L’espressione poco convinta vale più di mille parole.
Kennedy adesso sostiene anche che, quando Trump si trova a Mar-a-Lago o alla Casa Bianca, la situazione sarebbe completamente diversa: «È il cibo migliore», ha spiegato, parlando di prodotti freschi e spesso di provenienza locale. Insomma, il fast food sarebbe soprattutto una soluzione da viaggio, non necessariamente il riflesso dell’alimentazione quotidiana del presidente. Se però si tiene conto dello studio messo a punto dal White House Transition Project che ha analizzato i viaggi presidenziali dal 1977 al 2020, i giorni che un presidente passa lontano da Washington sono parecchi: ne emerge una media di circa 100 giorni l’anno in giro per gli Stati Uniti e per il mondo. Cento giorni che fanno del consumo di cibo da fast food molto più che occasionale come raccomandato dalle linee guida dell’organizzazione mondiale della sanità. Linee guida che Kennedy, in virtù del suo ruolo, dovrebbe contribuire a divulgare.
Dal canto suo, Trump non è semplicemente un presidente «beccato» a mangiare fast food e a bere litri di Diet Coke. Lui stesso ha spiegato in più occasioni perché lo fa, difendendo la scelta come una questione personale e di gusto. Ci crede al punto da averne fatto parte integrante della sua campagna elettorale: prima di essere rieletto alla Casa Bianca, si è fatto fotografare dietro al bancone di un McDonald’s in Pennsylvania, servendo patatine e mostrando davanti alle telecamere quanto fosse a suo agio con cravatta e grembiule.
15 agosto 2026 ( modifica il 15 agosto 2026 | 15:35)
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