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La serie su Netflix “La casa Guinness” ha suscitato grande interesse per la storia del clan familiare che prese in mano le redini dell’impero birrario, così come per i suoi legami con la politica irlandese e per gli intrighi che coinvolgono gli eredi della sua fortuna. Il primo membro del clan di cui si ha notizia è Richard Guinness, nato approssimativamente nel 1690 a Celbridge, nella contea di Kildare, padre di Arthur Guinness, il vero fondatore dell’azienda.
Per generazioni, i membri della famiglia hanno sostenuto di essere discendenti diretti di Bryan Magennis, quinto visconte di Magennis, appartenente all’alta nobiltà gaelica irlandese. Tuttavia, a seguito di alcuni studi condotti nel 2007 da Patrick Guinness, storico ed erede dell’impero birrario, si è stabilito che in realtà provenivano da una famiglia di modeste condizioni economiche appartenente ai Macartan, un clan minore che era al servizio proprio dei Magennis.
Il fondatore dell’impresa
Richard Guinness e suo figlio Arthur lavorarono per il vescovo Arthur Price e, dopo la morte di quest’ultimo nel 1752, ereditarono una cospicua fortuna grazie alla loro presenza nel suo testamento. Nel 1755 Arthur Guinness si trasferì da Celbridge a Leixlip e investì l’eredità ricevuta nell’acquisto di una fabbrica di birra abbandonata.
Dopo alcuni anni, quando l’attività iniziò a essere redditizia, Arthur si trasferì nuovamente, nel 1759, questa volta a Dublino, dove, a causa di una grave crisi finanziaria originata dalla Guerra dei sette anni, vi era un grande surplus di immobili disponibili in città. Fu proprio questa circostanza a permettergli di acquistare a un prezzo molto vantaggioso la celebre birreria St. James’s Gate Brewery, che all’epoca era anch’essa abbandonata e che sarebbe diventata il simbolo universale del marchio.
Negli anni successivi Arthur Guinness adottò una serie di decisioni strategiche di successo, tra cui quella di concentrare la produzione esclusivamente sullo stile stout, scelta che gli consentì di raggiungere una grande popolarità. Inoltre, le pressioni esercitate presso la Camera dei Comuni irlandese affinché la tassa sul malto in Irlanda fosse inferiore rispetto a quella applicata in Inghilterra resero possibile l’esportazione del suo prodotto nel Paese vicino, facendo aumentare in modo straordinario il valore dell’azienda.
La successione dell’impero aziendale
Con la morte di Arthur Guinness nel 1803, tutto il suo patrimonio, stimato in 23mila sterline dell’epoca, passò nelle mani del suo terzo figlio, Arthur Guinness II, poiché la figlia maggiore si era sposata con il sindaco di Dublino, mentre il secondogenito, Hosea, aveva preferito intraprendere la carriera ecclesiastica. In questo modo, Arthur II si fece carico della gestione dell’azienda insieme ai fratelli minori, Benjamin e William, che poco tempo dopo trasformò in soci a pieno titolo.
Dopo oltre mezzo secolo alla guida dell’impresa di famiglia, la morte di Arthur Guinness II riportò all’interno della famiglia un complesso problema di successione ereditaria, poiché il suo figlio primogenito, come era già accaduto una generazione prima, aveva scelto la carriera sacerdotale, mentre il secondogenito si era dimesso nel 1939 dopo che era diventata pubblica la relazione omosessuale che aveva avuto. Di conseguenza, la persona scelta per ereditare l’intera azienda fu Benjamin Guinness, che già dall’inizio degli anni quaranta si occupava della gestione della società.
Fu Benjamin a compiere il salto decisivo, trasformando definitivamente l’impresa familiare in un grande impero. Grazie all’espansione del suo impero e alle vantaggiose condizioni fiscali che ne favorivano l’esportazione su larga scala, Benjamin Guinness divenne la persona più ricca e potente di tutta l’Irlanda, arrivando persino ad acquistare il magnifico castello di Ashford. Proprio la sua morte, avvenuta nel maggio del 1868, costituisce il punto di partenza della celebre fiction televisiva, che riporta ancora una volta l’attenzione sul problema della successione e sulla gestione dell’azienda.
A Benjamin Guinness succedettero il figlio primogenito, il dandy Arthur Guinness, in seguito conosciuto come barone Ardilaun, e il terzo figlio, Edward Guinness, che dimostrò un grande fiuto per gli affari. Entrambi rimasero alla guida dell’azienda fino a quando Arthur, il fratello maggiore, più interessato alla politica e a una vita ritirata, decise nel 1876 di vendere al fratello minore la metà delle azioni per 600mila sterline, lasciando così Edward Guinness come unico proprietario.
La sua gestione alla guida dell’azienda ebbe un successo straordinario, moltiplicandone il valore e trasformando Guinness nella più grande azienda birraria del mondo. Nel 1886 quotò la società alla Borsa di Londra, ottenendo profitti enormi che lo resero multimilionario all’età di quarant’anni; per questo motivo decise di ritirarsi, mantenendo comunque circa il trentacinque per cento delle azioni.
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