di
Gabriella Mancini
Giulio Rapetti, nato a Milano, autore delle più celebri canzoni italiane, oggi vive in Umbria. È cresciuto in via Clericetti. «Tra i miei luoghi del cuore Galleria del Corso, dove c’era la Ricordi»
Una vita di emozioni, incontri, casualità, storie da raccontare attraverso canzoni, libri e impegno sociale. I brani di Mogol, al secolo Giulio Rapetti (autore, guai a dire paroliere!), nato a Milano da genitori milanesi, rappresentano la colonna sonora di tutti noi, un linguaggio sempre vivo, immerso nelle infinite sfumature dei sentimenti. Oggi compie novant’anni di gratitudine per i regali che la sua vita avventurosa gli ha donato. Continua a tenersi in forma con la ginnastica acquatica in piscina e coltivando nuovi progetti. «Milano è una città cara, mi ricorda l’infanzia e la gioventù, da Milano è partito tutto — dice —, ma abito volentieri in Umbria, dove c’è l’aria più buona. Il Cet (Centro Europeo Tuscolano, la scuola per autori, musicisti e cantanti, ndr), dove vivo, è circondato dal verde e anche in questi giorni afosi stiamo bene».
Milano è un groviglio di ricordi.
«Sono cresciuto in via Clericetti, zona Lambrate, sul confine tra la città e i campi, ricordo i giochi per strada e la cantina dove ci nascondevamo durante i bombardamenti. Avevo quattro anni, mi piazzavo vicino alla finestra più alta con un cannoncino di legno perché nel mio gioco di bambino ero convinto di difendermi così. Un altro luogo al quale sono affezionato è piazza Leonardo da Vinci, dove andavo a scuola».
Via Clericetti le ha ispirato canzoni…
«Ricordando quella via, dove avevo incontrato Titti, cinque anni, io uno di meno, due bambini in cantina senza saper fare niente, ho immaginato “La canzone del sole” ripensando alle sue trecce bionde, agli occhi azzurri e alle calzette rosse, anche se dopo l’infanzia non ci siamo più incontrati e non l’ho mai vista diventare donna. Quella periferia ha ispirato anche la strofa “Che ne sai tu di un campo di grano?” di “Pensieri e parole”: noi bambini creavamo corridoi e “stanzette” in mezzo a campi di granoturco e giocavamo con le bambine cercando i primi approcci».
Un luogo del cuore.
«Galleria del Corso numero 2, dove era stata fondata la “Ricordi” e dove mio padre Mariano era riuscito ad aprire un reparto di musica leggera. Ero partito da ragioniere, all’occorrenza facevo il fattorino ma, grazie anche alla conoscenza dell’inglese, cominciai ad occuparmi degli adattamenti delle canzoni straniere, soprattutto inglesi e americane. Poi Adriano Celentano, che frequentavo sin da ragazzino, mi propose di scrivere una canzone per lui nonostante la prima, “Piccolo sole”, fosse stata bocciata in tronco da mio padre. Qualche anno dopo ingranammo con “Stai lontana da me” su musica di Burt Bacharach. Alla “Ricordi” ho conosciuto Lucio Battisti, per sempre nel mio cuore».
Ci racconta qualche aneddoto sulle canzoni composte in auto?
«Eravamo in quattro in una Seicento: davanti il guidatore con Lucio alla chitarra, dietro io e un altro. Lucio creava la musica con frasi finte in inglese, io inserivo le parole, in quindici minuti da Milano a Como nacque “E penso a te”».
Anche «Emozioni» ha una storia particolare…
«Un mattino cominciai a scriverla, sentivo il fervore creativo, ma avevo promesso a Serenella, la mia prima moglie, e ai miei figli di accompagnarli in Piemonte, nella casa di famiglia. Montai sulla 500 Giardinetta cercando in tutti i modi di non perdere le parole che mi risuonavano in testa, di aggiungere un pezzo di testo e ripetermelo, uno sforzo enorme: appena arrivati a casa mi fiondai in camera e la scrissi di getto».
Pensieri e parole…
«Ho vissuto una vita fortunata, ricca di episodi. Sia io che mia moglie Daniela siamo molto credenti e questo ci aiuta a vivere la vita in maniera non egoistica e a trattare gli altri come se fossimo noi».
Ha paura della morte?
«Nel tempo ho capito che fa parte della vita. Come diceva mia madre è un fatto naturale, moriamo tutti, il vero problema sarebbe essere immortale».
Come festeggerà il compleanno?
«Sinceramente non avrei voglia di grandi festeggiamenti, preferirei passarlo in sordina, ma temo che non sarà possibile (sorride)».
Dopo i libri «La Rinascita», frutto di studi sulla prevenzione delle malattie, e «Senza paura – La mia vita», da Giamburrasca della periferia estrema milanese ad oggi, Mogol ha in cantiere un’opera su San Francesco con Riccardo Cocciante e una canzone contro il femminicidio interpretata da Giusy Ferreri. Tanti auguri, caro Giulio.
Vai a tutte le notizie di Milano
Iscriviti alla newsletter di Corriere Milano
17 agosto 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA