C’è un’estate in cui il passato può tornare all’improvviso, spalancando una porta e riportando nella nostra vita qualcuno che pensavamo di aver dimenticato. È il 1976, l’anno di “Ancora tu”, quando Lucio Battisti racconta il ritorno di un amore con una canzone moderna, ironica e sorprendentemente cinematografica.

Sono anni in cui anche l’Italia sta cambiando ritmo: le radio libere portano nelle case voci nuove e imprevedibili, le discoteche trasformano le notti e la musica comincia a diventare sempre più movimento, incontro, desiderio. In questo scenario Battisti guarda al futuro e assorbe le nuove sonorità della disco e del funk, lasciandosi alle spalle l’immagine romantica della chitarra sulla spiaggia.

E così, in una sera d’estate del 1976, basta un incontro per riaprire una storia. Perché alcuni amori finiscono. Altri, più pericolosamente, ritornano.

ESTATE 1976 — ANCORA TU

Una porta si apre e davanti a noi compare qualcuno che pensavamo appartenesse al passato.

Ancora tu? Non dovevamo vederci più? Poche parole e una storia intera è già cominciata.

Il 1976 è un anno di grandi cambiamenti. Le radio libere trasformano il modo di ascoltare musica. Le emittenti private moltiplicano voci, dediche, classifiche.

La radio diventa più giovane, più vicina, più imprevedibile.

Anche la notte cambia: discoteche, locali, nuovi modi di stare insieme. La musica non serve soltanto ad ascoltare: serve a muoversi. Dall’America arriva la disco music.

Con Lucio Battisti, l’album “La batteria, il contrabbasso, eccetera” assorbe funk, disco e nuove sonorità. “Ancora tu” è modernissima.

Un dialogo quasi cinematografico, costruito su una musica che potrebbe arrivare da una pista da ballo.

Il Battisti della chitarra sulla spiaggia è ormai molto lontano. Ci sono amori che finiscono, e amori che fanno qualcosa di più pericoloso: ritornano. In una sera d’estate del 1976 basta incontrare due occhi conosciuti. E la canzone ricomincia.