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In breve: quando preoccuparsi di un linfonodo gonfio, i sintomi da non ignorare

Un linfonodo può ingrossarsi per un semplice raffreddore o un’infezione dentale, e tornare alla normalità in poche settimane. Alcune caratteristiche, però, meritano un approfondimento medico.

Segnali locali: cosa osservare nei linfonodi

Sono da valutare con il medico linfonodi che:

  • rimangono ingrossati per più di 3–4 settimane
  • sono duri o gommosi al tatto e poco mobili
  • aumentano progressivamente di volume
  • non sono dolorosi, oppure lo sono solo leggermente
  • compaiono in sedi come collo, ascelle, parte alta del torace (linfonodi mediastinici)

Il linfoma di Hodgkin interessa spesso i linfonodi della parte superiore del corpo, ma può coinvolgere qualunque regione in cui sia presente tessuto linfatico.

Sintomi generali: quando il corpo manda altri segnali

Oltre ai linfonodi, possono comparire disturbi generali, chiamati spesso “sintomi B” in ematologia, che non sono esclusivi del linfoma ma devono far pensare se persistono:

  • Febbre non molto alta ma ricorrente o prolungata, senza infezioni evidenti
  • Sudorazioni notturne abbondanti, tanto da bagnare il pigiama o le lenzuola
  • Calocalo di peso involontario, di solito superiore al 10% in 6 mesi
  • Stanchezza marcata (astenia), non proporzionata alle attività svolte
  • Prurito diffuso senza lesioni cutanee evidenti

In alcuni casi possono comparire tosse secca, difficoltà respiratoria o senso di peso al torace, se i linfonodi aumentati di volume si trovano nel mediastino (la zona centrale del torace).


Per approfondire:
Cosa succede quando vengono asportati i linfonodi? Conseguenze, rischi e come cambia la circolazione

Che cos’è il linfoma di Hodgkin e chi è più esposto

Un tumore del sistema di difesa

Il linfoma di Hodgkin è un tumore del sistema linfatico, cioè della rete di organi e vasi che partecipa alle difese immunitarie. Origina da una popolazione anomala di linfociti B, un tipo di globuli bianchi che normalmente aiuta a combattere infezioni e altre aggressioni esterne.

Queste cellule perdono i normali meccanismi di controllo, crescono senza freni e si accumulano soprattutto nei linfonodi. Una caratteristica distintiva del linfoma di Hodgkin, rispetto ai linfomi non Hodgkin, è la presenza di particolari cellule tumorali al microscopio (cellule di Reed-Sternberg e di Hodgkin), che permettono la diagnosi definitiva.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità distingue due grandi gruppi:

  • Linfoma di Hodgkin classico, il più frequente
  • Linfoma di Hodgkin a predominanza linfocitaria nodulare, meno comune e generalmente con andamento più indolente

Quanto è frequente e in quali fasce d’età

Il linfoma di Hodgkin è relativamente raro se si guarda alla popolazione generale, ma è tra i tumori più tipici nei giovani adulti. È più frequente:

  • tra i 20 e i 30 anni
  • oltre i 60 anni

In Italia si stimano poco più di duemila nuove diagnosi all’anno. Colpisce leggermente più spesso gli uomini rispetto alle donne.

Fattori di rischio noti

La causa precisa non è ancora completamente chiarita, ma sono stati individuati alcuni fattori che possono aumentare il rischio:

  • Età: picchi di incidenza nei giovani adulti e negli over 60
  • Sesso maschile: rischio un po’ più elevato rispetto al sesso femminile
  • Pregressa infezione da virus di Epstein-Barr (EBV), responsabile della mononucleosi: in una quota significativa di casi il tumore è associato a questo virus
  • Deficit del sistema immunitario, come dopo trapianto d’organo o in persone con infezione da HIV
  • Storia familiare: la forma non è considerata ereditaria, ma avere un parente stretto con linfoma di Hodgkin aumenta leggermente la probabilità
  • Area geografica e condizioni socioeconomiche: è più comune in alcune regioni del mondo e tra chi vive in contesti ad alto tenore di vita

La presenza di uno o più fattori di rischio non significa che ci si ammalerà di sicuro, ma indica la necessità di prestare più attenzione a eventuali sintomi sospetti.

Come si arriva alla diagnosi: visite, esami e stadiazione

Prima valutazione: anamnesi ed esame obiettivo

Il percorso diagnostico inizia con:

Il medico valuta se i linfonodi sono verosimilmente reattivi a un’infezione o se è opportuno procedere con indagini più mirate.

Esami strumentali ed esami del sangue

Per approfondire il sospetto diagnostico vengono prescritti:

Questi esami orientano, ma da soli non bastano per confermare il linfoma di Hodgkin.

Biopsia del linfonodo e definizione dello stadio

La diagnosi certa si basa sulla biopsia di un linfonodo sospetto, cioè il prelievo di un linfonodo (o di una sua parte adeguata) da analizzare al microscopio. L’esame istologico permette di:

  • individuare le cellule caratteristiche del linfoma di Hodgkin
  • definire il tipo di linfoma
  • eseguire eventuali analisi aggiuntive (immunoistochimica e altre tecniche)

Una volta confermata la diagnosi, si procede alla stadiazione, cioè a stabilire quanto la malattia sia estesa. Si valutano:

  • numero e posizione delle regioni linfonodali coinvolte
  • interessamento o meno di organi al di fuori del sistema linfatico
  • eventuale presenza di sintomi generali (febbre, calo di peso, sudorazioni notturne)

La stadiazione guida la scelta del trattamento.

Terapie, effetti collaterali, prognosi e prevenzione

Come si cura il linfoma di Hodgkin

Il linfoma di Hodgkin è una delle neoplasie ematologiche con maggiori possibilità di guarigione. Il piano terapeutico viene personalizzato in base allo stadio, all’età, all’estensione della malattia e allo stato generale di salute. Le armi principali sono:

Effetti collaterali e possibili complicanze

Le terapie, pur essendo efficaci, possono comportare effetti indesiderati a breve e lungo termine. Tra i più comuni:

Vanno considerate anche le ripercussioni psicologiche, come ansia, paura di recidive, cambiamento dell’immagine corporea. È importante parlarne con il team curante, che può coinvolgere psico-oncologi e altre figure di supporto.

Nel lungo periodo, alcune persone possono sviluppare:

  • Tumori secondari (per esempio leucemie o altri tumori solidi), come conseguenza di chemio e radioterapia
  • Problemi cardiaci, polmonari o tiroidei legati ai trattamenti
  • Disturbi della fertilità, per cui è fondamentale valutare prima dell’inizio delle cure eventuali opzioni di preservazione della fertilità

Per questo il follow-up regolare è essenziale, anche dopo la fine delle terapie.

Prognosi e importanza del controllo nel tempo

Le percentuali di sopravvivenza a 5 anni per il linfoma di Hodgkin si aggirano attorno all’80–85%, con valori ancora più elevati nelle forme diagnosticate agli stadi iniziali e nei pazienti giovani. Il rischio di recidiva esiste, ma è relativamente basso e, in molti casi, sono disponibili strategie terapeutiche di seconda linea.

Le visite di controllo servono a:

  • monitorare l’eventuale ricomparsa della malattia
  • gestire effetti tardivi delle terapie
  • supportare la persona nel ritorno alla quotidianità

Cosa si può fare in termini di prevenzione

Non esiste al momento un programma di screening specifico per il linfoma di Hodgkin, come avviene per altri tumori. La prevenzione si basa su:

  • Riduzione dei fattori di rischio modificabili, per quanto possibile (per esempio, corretta gestione di condizioni che indeboliscono il sistema immunitario)
  • Aderenza ai controlli consigliati nelle persone con immunodeficit o dopo trapianto
  • Adozione di uno stile di vita sano, con alimentazione equilibrata, attività fisica regolare, abolizione del fumo e moderazione nel consumo di alcol, utili in generale per ridurre il rischio di molte malattie oncologiche

Soprattutto, è fondamentale non trascurare segnali persistenti come linfonodi gonfi da settimane, febbre senza causa evidente, dimagrimento non intenzionale e sudorazioni notturne. Un confronto tempestivo con il medico permette di chiarire la situazione, spesso escludendo problemi gravi, e, nei casi in cui sia presente un linfoma di Hodgkin, di avviare il percorso di cura nelle fasi più favorevoli per la guarigione.