«Il nous reste le cadre…», ci resta la cornice. Con quei tre puntini di sospensione, l’articolo di apertura sulla prima pagina del quotidiano francese “Le Petit Parisien” di mercoledì 23 agosto 1911 introduceva uno sbigottimento misto quasi a rassegnazione chiedendosi espressamente come e da quando potesse essere accaduto quanto annunciato dal titolo: “Il celebre dipinto di Leonardo da Vinci La Gioconda è sparito dal museo del Louvre”. A rubarlo, tra il 21 e il 22 agosto, Vincenzo Peruggia, nativo di Dumenza, e che, a Parigi dal 1908, per tre anni nella capitale francese lavorò come decoratore. Anche, tra il 1909 e il 1911, al museo del Louvre.
Ufficialità e leggende
Questa la storia ufficiale di quello che è considerato il furto del secolo, prima grande sottrazione di un’opera d’arte da un museo. Ma l’ufficialità è sempre circondata da narrazioni e leggende. E questa del furto della Gioconda si snoda nella Val Veddasca, e più precisamente in una frazione di Maccagno, Cadero, dove dal 2021 non solo esiste il Micro Museo di Cadero – Museo della Gioconda in Val Veddasca, ma dove anche si dice che il dipinto fu nascosto per due anni. (O forse lo è ancora). E dove da oggi – venerdì 21 agosto – a domenica sono organizzate, dal Centro Studi Leonardeschi di Milano e Cadero, con la collaborazione dell’associazione Taxus, che gestisce il micromuseo, visite guidate a ingresso libero e gratuito dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 18, alla scoperta della storia. E delle storie che vi ruotano attorno.
Altri personaggi
«Si tratta di un’attività che facciamo da tempo nei giorni in cui, nel 1911, è avvenuto il furto al Louvre – spiega Savi Arbola, direttore del micromuseo e del Centro Studi Leonardeschi, di cui è anche fondatore – raccontiamo la storia del furto: sia quella ufficiale, che riguarda Vincenzo Peruggia e il furto a Parigi, sia le leggende della Valle che raccontano altre storie e coinvolgono altri personaggi di Cadero, vale a dire due lavoratori che operavano a Parigi quando c’era anche il Peruggia e che le voci della Valle dicono lo avessero aiutato a organizzare il furto, anche se poi fu il Peruggia a prendersi la colpa». E oltre al museo, le visite guidate arrivano fino all’osteria Garibaldi, «il luogo fisico – aggiunge Arbola – dove la leggenda dice che la Gioconda sia stata nascosta sotto un tavolo per due anni».
La loro verità
Alla visita di questi due luoghi si aggiunge quella al Borgo dei Mosaici, opere d’arte di cui Cadero è costellata. «La visita al museo dedicata alla storia del furto della Gioconda si divide in due parti – specifica il direttore – la prima è quella ufficiale, tratta dai giornali dell’epoca, che si possono visionare, dove si può leggere che cosa raccontavano nel 1911. L’altra parte è quella dedicata alla leggenda, con filmati e interviste agli anziani della Valle che raccontano la “loro” verità, per molti anche scomoda, con storie diverse, tra cui quella che dice che il dipinto originale non è mai andato via da qui, ma è nascosto in una chiesetta della Valle che tutti conoscono, ma di cui nessuno osa parlare. E che a Parigi sarebbe stato reso un falso. Questa è naturalmente la leggenda, ma ci fa piacere ricordare i racconti dei nostri anziani».
Le novità in arrivo
E dunque in questo fine settimana il micromuseo di Cadero sarà occupato con la Gioconda, ma ci sono novità in arrivo. A breve infatti diventerà anche uno degli archivi dei dialetti dell’Alto Verbano e della vicina Svizzera, grazie a una donazione di un docente di glottologia dell’Università Cattolica di Milano che, anticipa Savi Arbola, «ha donato oltre duecento volumi che sono tesi di laurea dei suoi allievi sui dialetti di buona parte d’Italia ma soprattutto della Val Veddasca, del Varesotto e del Canton Ticino. Avremo anche vocabolari antichi e moderni, dunque materiale per studiosi, ma anche per la curiosità di chi vuole informarsi e organizzeremo incontri, perché il dialetto che si è tramandato nei secoli nella Valle è molto affascinante: cambia da paese a paese».