di
Alfio Sciacca
Molise, dopo il lungo faccia a faccia tra Gianni Di Vita e l’amica docente, convocato anche il marito della donna. In otto mesi ascoltate 200 persone
La deposizione era prevista per ieri, ma è saltata per dare precedenza a un improvviso blitz antidroga. Tutto rinviato, forse a lunedì. Un appuntamento ritenuto «importante» nell’ambito delle indagini sul giallo della ricina che, a otto mesi di distanza, sembra ancora non portare da nessuna parte. Ma in questi ultimi giorni trapela un cauto ottimismo. Presto potrebbero avere un nome, o più nomi, i presunti responsabili della morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara di 16 anni. Sempre che non si tratti di un suggestivo spunto investigativo che poi va infrangersi contro la mancanza di riscontri.
Chiare le ultime mosse degli inquirenti. A partire dal lungo confronto all’americana di giovedì tra Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime, e un sua cara amica. Un’insegnante di matematica al Liceo Scientifico di Riccia, comune a 20 chilometri da Pietracatella. Per ieri era stato convocato anche il marito della docente. Un tecnico di laboratorio che insegna sempre a Riccia, ma all’istituto agrario. Convocazione che, appunto, è slittata probabilmente a lunedì.
Da ribadire che al momento non ci sono indagati. La deposizione della docente e del marito rientra nella più vasta attività di indagine tra parenti e conoscenti della famiglia travolta dalla tragedia. In otto mesi indagini sono state convocate ben 20o persone. La docente e il marito erano già stati ascoltati in passato e lo stesso istituto agrario di Riccia è stato al centro delle indagini degli uomini della Squadra mobile di Campobasso guidata da Marco Graziano.
C’era stato anche un sopralluogo, ma viene smentito che siano mai stati sequestri materiale didattico o pc. Si è persino fantasticato della possibilità che nei laboratori dell’istituto agrario sia possibile lavorare la ricina, ma anche questo viene categoricamente smentito. Piuttosto, ciò che interessa la Mobile di Campobasso e la Procura di Larino è focalizzare bene i rapporti tra la docente di matematica e l’ex sindaco Gianni Di Vita.
Quando erano stati ascoltati separatamente si sarebbero più volte contraddetti. Per questo gli inquirenti hanno voluti metterli faccia a faccia per oltre sei ore, come previsto dal Codice di procedura penale quando dalle precedenti dichiarazioni «c’è un disaccordo su fatti e circostanze importanti». Insomma ci sarebbe qualcosa che non torna su quanto hanno raccontato separatamente. Se a questo si aggiunge che gli inquirenti ritengano ora necessario riascoltare anche il marito della donna, tutto lascia pensare che quel triangolo potrebbe nascondere una possibile chiave di lettura del mistero della ricina. Ieri il quotidiano molisano Primo Piano, sempre bene informato sul caso, ha scritto, citando fonti qualificate, che i rapporti tra l’insegnante di matematica e Antonella Di Ielsi non fossero dei migliori.
Senza voler fare nessuna morbosa incursione nella vita privata di Gianni Di Vita e degli altri testi convocati in Questura, è però evidente che gli inquirenti ritengono che la soluzione del giallo sia da ricercare tutta all’interno della cerchia di conoscenze della famiglia Di Vita. Un perimetro che man mano appare sempre più definito, solo mettendo in fila le persone ascoltate per ore. Un tempo che non si sposa con l’esigenza di confermare o meno un dettaglio.
Quanto al possibile movente, anche questo appare chiaro leggendo le mosse degli inquirenti: si sta scavando anche su eventuali tensioni di natura sentimentale. Piste investigative che, correttamente, vengono battute. Anche se non è detto che portino alla soluzione del giallo. Il tutto in attesa che gli specialisti del Koch-Institute di Berlino accerti la presenza di tracce della ricina. Da ricercare oltre che su cibi e bevande, persino sui vestiti e sui mobili della casa di Pietracatella.
21 agosto 2026
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