Jannik non si sente al 100% e teme le “scivolate” sul cemento americano, fondamentali nel suo tennis
Giornalista
22 agosto – 07:42 – MILANO
Quando arriva il comunicato su carta intestata “Jannik Sinner”, non sono quasi mai buone notizie. E anche ieri, quando un minuto prima delle 16, nella casella della posta in arrivo si è depositato quel documento, tutto è stato subito, tristemente chiaro. Niente Us Open per il numero 1 al mondo, ancora alle prese con il ginocchio destro che, dalla ripresa degli allenamenti per il cemento americano, non gli ha dato tregua. Sembrava una cosa da poco, ma forse proprio da poco non è se si considera che l’ultima volta che abbiamo visto in campo Jannik è stato il 12 luglio, con il trofeo di Wimbledon tra le mani. E la prossima sarà non prima del 30 settembre, quando partirà l’Atp 500 di Pechino, prossimo impegno fissato nel calendario.
piccoli dolori—
I fastidi all’articolazione si erano manifestati alla fine di luglio, quando il numero 1 al mondo era stato visto uscire dal J|Medical, dov’è seguito dal dottor Semperboni, medico del team. Jannik aveva un cerotto sulla parte esterna della rotula, ma non faceva presagire nulla di preoccupante. Qualche giorno dopo, il blitz a Milano, alla Physioclinic, per farsi visitare dal dottor Melegati, stimato ed esperto fisiatra ex Milan e Nazionale di rugby, che gli aveva prescritto un ciclo di terapie e onde d’urto per sfiammare e rigenerare i tessuti logori. Sinner si è attenuto scrupolosamente a tutte le indicazioni dello specialista, che gli aveva anche prescritto esercizi per rinforzare l’articolazione. Tutto sembrava risolto dopo una decina di giorni, tanto che il numero 1 aveva lasciato Torino per rientrare a Montecarlo e riprendere lentamente gli allenamenti con la racchetta insieme a Simone Vagnozzi.
il confronto con il team—
Primi due giorni in cui da ogni seduta arrivavano riscontri positivi, incoraggianti, poi sembra che i progressi iniziali si siano fermati. Jannik, pur senza lesioni, pare non si sentisse stabile, o almeno non abbastanza da rischiare le scivolate sul cemento che fanno parte del suo tennis. E così, dopo essersi confrontato sia col team medico che con i coach (Darren Cahill lo aspettava direttamente negli States), ha deciso di cancellarsi dall’ultimo Slam della stagione. Una scelta dolorosa, che lui stesso ha commentato attraverso la nota inviata ai media: “Anche se ho lavorato duramente con il mio team e con il mio staff medico, ora siamo stati costretti a prendere la difficile decisione di non partecipare allo US Open – si legge -. Negli ultimi due giorni siamo tornati in campo a Montecarlo e ci siamo resi conto che ho ancora bisogno di più tempo per recuperare dal problema al ginocchio destro”. A Flushing Meadows Sinner difendeva la finale dello scorso anno, quando era stato sconfitto da Alcaraz, con cui quest’anno si è confrontato soltanto una volta, nella finale vincente di Montecarlo. Una staffetta la loro, con lo spagnolo al rientro dopo i quattro mesi di stop per l’infortunio al polso destro e l’azzurro costretto a cambiare i suoi programmi: “Sono ovviamente molto triste e deluso, perché New York occupa un posto speciale nel mio cuore. Il programma ora prevede di rimanere in Europa e proseguire il recupero insieme allo staff medico e atletico, con l’obiettivo di essere pronto per la tournée asiatica e i tornei di Pechino e Shanghai”.
sogno azzurro—
Altre cinque settimane senza Sinner, dunque, che dopo la corsa a perdifiato con i cinque Masters 1000 conquistati e le 31 partite giocate tra il 7 marzo (esordio a Indian Wells) e il 28 maggio, giorno dell’eliminazione al secondo turno del Roland Garros, si troverà a trascorrere quattro mesi con appena sette match giocati, quelli necessari a far incidere il suo nome per il secondo anno di fila nell’albo d’oro di Wimbledon. Ora per l’altoatesino ancora lavoro di rinforzo del ginocchio e un po’ di terapie così da portare la preparazione al livello migliore per non rischiare altri infortuni e tornare di nuovo alla casella di partenza. La seconda parte della stagione è ricca di appuntamenti importanti e punti da difendere, a partire proprio dal titolo a Pechino, ormai appuntamento fisso del suo calendario. Dopo Pechino anche Shanghai, per cancellare i cattivi ricordi della debacle fisica contro Griekspoor e magari la terza finale consecutiva al Six Kings Slam, l’esibizione milionaria di Riad a fine ottobre. E chissà che questa lunga sosta non permetta a Sinner di avere energie a sufficienza per allungare la stagione fino a fine novembre, dopo Torino. La maglia azzurra lo aspetta, la Davis in casa sarebbe un sogno, il miglior ricostituente.
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