di
Giuliano Delli Paoli
L’attrice e showgirl attesa al festival Film & Friends di Villammare ricorda il ruolo di protagonista nel film di Bigas Luna che la lanciò: «Purtroppo è un tema ancora molto attuale. Vorrei reinterpretare il ruolo di una donna che subisce ma che alla fine reagisce e vince la sua battaglia»
Showgirl, attrice, sex symbol, conduttrice, stilista, produttrice cinematografica. Valeria Marini incarna dagli anni ’90 la donna di successo dalle molteplici virtù.
Una carriera lunghissima (e vastissima) esplosa come primadonna del Bagaglino e proseguita interpretando sul grande schermo ruoli tanto provocanti quanto rivelatori, come la bambola dell’omonimo film del 1996 diretto da Bigas Luna. È un primo ruolo da protagonista, dopo le apparizioni in «Gole ruggenti» di Pier Francesco Pingitore e «Abbronzatissimi 2 – Un anno dopo» di Bruno Gaburro.
«Bambola» ha consacrato a diva del nuovo cinema neorealista la Marini e quest’anno festeggia trent’anni: fu capace di anticipare gli attuali scenari, spesso drammatici, delle relazioni tossiche.
Mercoledì 26 Valeria Marini sarà superospite della rassegna Villammare Festival Film & Friends, in programma dal 25 al 29 nel golfo di Policastro, a cui parteciperanno anche Enrico Brignano, Martina Stella, Massimiliano Gallo, Chiara Francini e Francesca Rettondini.
Si sente ancora la bambola di trent’anni fa?
«Sì, in fondo non ho mai perso per strada i pezzi della mia personalità o di quello che sono. La mia forza è sempre stata quella di mantenere me stessa. E poi tengo con me solo i ricordi belli, quelli brutti li getto via. Non porto nemmeno rancore. E ho sempre un grande entusiasmo».
Cosa ricorda di quel film?
«”Bambola” è stato il mio esordio nel cinema internazionale e resta sicuramente un film assolutamente originale ancora oggi».
In che modo?
«Bigas Luna riuscì a riportare in vita il cinema neorealista italiano mescolandolo con lo stile spagnolo, che è sempre abbastanza singolare. E lo fece con una storia di un amore tossico che portava a situazioni paradossali e anche violente. Purtroppo è un tema ancora molto attuale, basti pensare ai femminicidi e a tutte le storie di violenza. L’attualità ci mette davanti quotidianamente a relazioni complicate, matrimoni sbagliati e adolescenti che finiscono male».
Dunque, una pellicola visionaria, oltre che attuale.
«Sì, perché l’amore può essere passionale, ma la violenza non deve mai appartenere all’amore. L’amore è qualcosa che ti deve avvolgere e dare forza, piacere, gioia di vivere, non ansia e paura. E secondo me ora più che mai il cinema deve raccontare anche questo. E cercare, attraverso storie vere o inventate, oppure tratte dai classici della letteratura, di riportare l’amore, il sesso e la passione alla loro vera dimensione».
C’è un ruolo che le piacerebbe interpretare?
«Di certo uno opposto a quelli che ho sempre fatto, legati perlopiù ad un’immagine glamour. Sicuramente mi piacerebbe tanto interpretare il ruolo di una donna che subisce violenza, che vive un rapporto d’amore tossico e sbagliato, ma che alla fine riesce a reagire, a difendersi e a cambiare la propria vita».
E chi potrebbe essere il regista?
«Uno tra Pedro Almodóvar e Ferzan Ozpetek».
Perché loro?
«Entrambi sanno tirar fuori l’animo della donna, dell’attrice e dell’artista».
La sua vita, invece, come procede?
«Ultimamente è stata molto influenzata dalla truffa che ha subito mia madre. Il processo è durato quasi sei anni e finalmente la persona che l’ha truffata è stata condannata. Spero che la mamma venga al più presto risarcita, in questi ultimi anni l’ho vista chiudersi in sé stessa per aver subito una cosa tremenda. Purtroppo anche questa è una forma di violenza all’ordine del giorno».
Qual è il suo legame con Napoli?
«Intensissimo, a cominciare dal mio grande amore, da ragazzina, per Pino Daniele e per la musica napoletana. Ricordo poi un Capodanno fatto con Edoardo Bennato in diretta Rai, ma anche le mie partecipazioni a Napoli prima e dopo, dove ho conosciuto Mario Merola e in cui sono tornata tante volte come madrina. Purtroppo non ho ancora avuto, e spero di averla presto, l’opportunità di fare un film a Napoli».
Il suo rapporto con i social?
«Li vivo con curiosità. Poi certamente hanno un lato negativo, che è quello di aver portato e scatenato tante forme di violenza. Ma hanno portato anche cose positive, come la possibilità di condividere la propria vita quotidiana con gli altri».
Come si difende dagli hater?
«Con un pool di avvocati: quando vengono dette cose offensive e diffamanti, loro intervengono e io vengo risarcita. Poi tutto quello che mi arriva lo do in beneficenza».
Una soluzione costruttiva.
«E doverosa, perché prima di dire certe cose le persone dovrebbero riflettere. Molto spesso poi gli hater mi chiedono scusa, ma se chiedi scusa è perché hai fatto qualcosa, giusto?».
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22 agosto 2026
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