In sessantuno anni ha fatto praticamente di tutto, Vladimir Luxuria. E per ora non ha intenzione di fermarsi. La prossima sfida si chiama Bernadette, nome della trans protagonista di Priscilla – La regina del deserto, il musical tratto dall’omonimo film del 1994, diretto dall’australiano Stephan Elliott, che interpreterà dal 10 febbraio sul palco del Sistina di Roma (al cinema era Terence Stamp). Le prove cominceranno a gennaio, nel cast ci sono anche Davide Fabbri (ex allievo dell’Accademia Sistina) nei panni di Felicia e Francesco Alimonti in quelli di Tick, anche loro scelti dal regista, autore e produttore Massimo Romeo Piparo, il numero uno del Sistina e del musical in Italia.

Dopo il drammatico monologo di “Princesa”, storia vera della trans brasiliana che ispirò Fabrizio De Andrè per l’omonima canzone, Priscilla: ormai pensa solo al teatro?

«La mia vita è fatta di capitoli che si aprono e si chiudono. Ho diretto per dieci anni le feste di Muccassassina, per cinque il Gay Village, e poi ho fatto politica, reality e tv. Per fortuna ho sempre capito in tempo quando fare altro: ora per me ci sono teatro e radio. Per Priscilla, poi, era destino».

Vuol dire che sapeva che prima o poi qualcosa avrebbe fatto?

«Certo. Grazie a un amico nel 1994 andai alla presentazione del film a Miami, dove c’era anche il regista. Fu un’epifania. Era la prima volta che vedevo un film con drag queen fatto così bene, non soltanto per le immagini ma per il trattamento dei temi. Mi ispirò moltissimo. Infatti tornai a Roma e per una festa di Muccassassina presi un trio di drag queen romane che si chiamava Forum Pompei e non avendo i soldi per un autobus rimediai un’Ape, le misi dietro e facemmo un ingresso memorabile con la musica del film».

Si è proposta o l’ha cercata Piparo?

«Nel 2025 ero andata a vedere Moulin Rouge! e gli avevo fatto i complimenti. Dopo qualche mese mi arrivò un messaggio: “Ho un’idea monella”. Era Priscilla. Feci il provino e gli piacqui. Sono felice, anche se molto emozionata: il Sistina è un tempio, mette soggezione. Detto questo, non vorrei farmi travolgere dall’ansia: a 61 anni voglio divertirmi ».

Come vive la sua età?

«Con l’anagrafe non ho mai avuto un rapporto serenissimo, dicevano persino che ero maschio… Adesso invece sono soddisfatta di quello che ho fatto e dei frutti che sto raccogliendo. E poi sono contenta di essere in buona salute, fisica e psicologica. L’alternativa non è tanto allettante».

Il bilancio del lavoro in tv com’è?

«La tv è una giostra: avanti un altro, sotto a chi tocca. Sono grata per quello che ho fatto, ma non ho mai avuto grandi aspettative. Priscilla sarà una vetrina per dimostrare altro».

Quindi con i reality, tipo “Grande Fratello” e “Isola dei Famosi”, ha chiuso?

«Senza snobismi, ma è finita».

E se Mara Venier l’anno prossimo dovesse lasciare davvero “Domenica In”?

«Nooo… Meglio qualcosa alla Renzo Arbore. È di Foggia come me e siamo nati lo stesso giorno, il 24 giugno».

E il capitolo della politica?

«Io nel 2006 fui eletta indipendente e non ho mai preso una tessera di partito: continuo a farla, a modo mio. Il problema è che l’Italia è ancora indietro sui diritti. Le unioni civili sono diventate patrimonio di tanti, penso ad Alberto Matano, però manca una legge contro l’omofobia e soprattutto manca un lavoro di sensibilizzazione nelle scuole. Dovremmo essere in prima linea, invece in Europa siamo il fanalino di coda».

Elly Schlein le piace?

«Mi auguro che lei e quelli che devono mettersi d’accordo nel centrosinistra facciano prima grandi litigate, così dopo andrà tutto bene. In Parlamento mi ha scottato vedere quanto si litigasse nella mia coalizione. Anche nel centrodestra lo fanno, ma sono più bravi a nasconderlo».

Che ne pensa di Silvia Salis?

«È molto brava. Oggi la capacità comunicativa conta e lei ce l’ha».

Fantasticando, se Salis non trovasse spazio nel centrosinistra e passasse a Forza Italia, la voterebbe?

«Non ho pregiudizi sulle persone che possono convergere su singoli temi. Ammiro Marina Berlusconi, e se la convincesse, valuterei il progetto. Quando la mia parte politica non superò lo sbarramento, e io con loro non fui rieletta, proprio Marina mi dedicò una lettera pubblica di apprezzamento. E poi ha sempre fatto dichiarazioni sui diritti civili che condivido, oltre a essere stata la prima a definire Trump un bullo».

Quindi le alleanze trasversali sui diritti non la scandalizzano?

«Le leggi devono essere votate in Parlamento. Se si crea una coalizione su temi come una legge contro l’omofobia e la transfobia, soprattutto per l’aspetto educativo, io ci lavorerei. Sono di sinistra, ma sono realista».

Giuseppe Conte?

«Io non parto dal concetto di “con chi”, voglio sapere cosa si vuole fare. Patti chiari, amicizia lunga».

E se Giorgia Meloni le chiedesse di lavorare su una legge contro omofobia e transfobia?

«Se fosse un progetto credibile, perché no? Anni fa mi criticarono perché incontrai Berlusconi per spiegargli le unioni civili. Dissero che volevo passare a Forza Italia… Il compito della politica, quella con la P maiuscola, è migliorare la vita delle persone. Se qualcuno mi fa una proposta, e capisco che può servire, la accetto».

E Vannacci?

«Ormai vale tutto, non voglio parlarne ».

È vero che ’hanno criticata anche per la conduzione su Rai Radio1 del programma “Il rosso e il nero” con Francesco Storace?

«Qualcuno ha storto il naso. Ma lui è simpatico, ironico, e anche autoironico: sa incassare le battute».

Quale gli ha fatto?

«Gli ho detto che alla fine del nostro lavoro sarebbe stato più facile che lui diventasse gay che io fascista».

La cosa più sorprendente che ha imparato dalla politica?

«Che non tutti gli elettori dell’altra parte sono omofobi. Ne ho conosciuti tanti molto aperti. È un pregiudizio che ho voluto contrastare».

A 61 anni c’è una battaglia che non ha più voglia di combattere?

«Quella di sembrare ancora una ventenne».

Nel 2007 ha speso più di diecimila euro per fare e rifare seno e naso: adesso interverrebbe altrove?

«Ogni tanto faccio qualche goccina di botulino e se fra un po’ dovessero crollare le palpebre farei qualcosa. Per il resto vorrei restare umana e riconoscermi allo specchio».

Una battaglia che continuerà a sostenere?

«Quella per l’uguaglianza. Far sentire meno sole le persone e dare una mano a chi lo chiede».

E l’amore?

«Sono sola, ma ci credo sempre. Sono ottimista».

Per questo Bernadette le somiglia?

«Forse. Princesa è una storia vera e non ha un lieto fine. Priscilla invece sì. Mi piace fare un musical in cui tutti e tre i protagonisti, alla fine del viaggio, trovano qualcosa: Bernadette l’amore, Tick il riavvicinamento al figlio, Felicia la possibilità di continuare a vivere come vuole».

Il primo grazie, esclusi i parenti stretti, a chi lo deve?

«Al Circolo Mario Mieli che mi ha dato la possibilità di organizzare Muccassassina e il primo Pride. A Maurizio Costanzo, che mi ha sdoganata in tv. E poi a Giorgio, imprenditore romano che, quando nessuno mi conosceva, mi prestò 100 milioni di lire senza garanzie per farmi comprare la casa. Un amico e basta, sia chiaro, niente sesso».

Oggi cosa le manca?

«Tempo per i miei anziani genitori».

A 61 anni niente è meglio di?

«Una volta avrei risposto le feste in discoteca, i drink, il sesso. Adesso un primo piatto che mi viene bene, innaffiare le piante. Roba semplice».

Quindi il sesso non è più la cosa più divertente che c’è?

«Sì, certo. Ma con meno frequenza. A volte la sera, dopo la radio e il lavoro, preferisco stare sotto la copertina con una tisana calda. Da sola».

Cosa vorrebbe assolutamente fare prima o poi?

«Nel 2011 per Bompiani ho scritto Eldorado, un romanzo storico sulla persecuzione dei gay negli Anni Trenta. Ne ho tratto una sceneggiatura per un film. Una produzione sembrava interessata, l’avevano letta e apprezzata anche Lino Banfi e Moni Ovadia. Poi non se n’è fatto nulla. Aspetto».

Il suo futuro come se lo immagina?

«Non lo so. Ho smesso di guardarmi indietro e anche avanti. Adesso mi guardo attorno».

E cosa vede?

«Vedo sorrisi, le persone che mi fanno complimenti per quello che dico, l’affetto di mia nipote e delle persone che conosco».

Quanto manca alla pensione?

«Devo aspettare fino a 65 anni, ma non mollerò mai: voglio continuare a lavorare ».

L’ultima volta che ha pensato: “Chi me l’ha fatto fare?”?

«Tutte le volte prima di entrare in scena è una tragedia. Vorrei scappare. Poi si alzano le luci, comincia tutto, e non vorrei più andar via». 


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