La sua coerenza (vagamente) retrospettiva: Ludovico Tersigni, 31 anni appena compiuti, gioca a ipotizzare un titolo per questa intervista. Ce lo racconterà meglio, cosa intende. Lo incontriamo a Crotone, all’ultimo Calabria Movie Film Festival, dove è giurato. Arriva con in mano un libro, Digressione di Gian Marco Griffi, consigliato dallo zio Diego Bianchi, ma alla fine ci parla anche di Una segreta complicità. Lettere 1933-1983, la corrispondenza tra Mircea Eliade e Cioran. Di idee, curiosità e suggerimenti da sviluppare, insomma, ne ha parecchi. Negli anni ha attraversato mondi diversi e raccolto soddisfazioni, con pochi rimpianti: «Quelli forse arriveranno più avanti». Ma quello che colpisce oggi è soprattutto il modo in cui sembra aver imparato a sottrarsi al rumore, alle scelte facili, alla necessità di esserci a tutti i costi. Ha fatto cinema, teatro, doppiaggio, serie come Skam e Summertime, e nel 2021 ha condotto X Factor, raccogliendo un’eredità tutt’altro che semplice. Oggi, però, Ludovico Tersigni sembra interessato soprattutto a capire dove stare e come starci: nella pittura e nella scultura, nello yoga, nel benessere, in un modo più attento di ascoltarsi.

Cosa significare fare arte?
«Può impaurire quel mondo, è così sterminato, non ti puoi confrontare con i grandi artisti, soprattutto se sei così giovane, stai ancora cercando la tua dimensione e soprattutto la tua produzione artistica è ancora ridotta. Lo slancio artistico è un ingrediente al tempo stesso fatto di stupidità e fatalità».

Crede al destino?
«Sì, ma penso ci sia una linea. Noi possiamo arrivare fino a un certo punto con la nostra volontà. La mia professoressa di fisica li chiamava i limiti fisici invalicabili, è dove la nostra sfera di competenza, quello che ci riguarda, l’ambito in cui possiamo agire o interagire, è limitato o ridotto, ma si può allargare».

Lei ha vissuto per alcuni anni una grande popolarità e attenzione: ha sentito la pressione?
«Utilizzo una una metafora chimica, non fisica, non riguarda me, ma semplicemente la meccanica della nascita di un diamante. Nasce soltanto in stati di pressione eccessiva e quindi le molecole reagiscono tra loro in una maniera per cui poi si genera questa pietra durissima, inscalfibile. che viene utilizzata per tagliare tutti gli altri materiali. Quindi io sono sicuro che la pressione può avere anche dei risultati positivi sulla materia. L’essere umano, al contrario, ha bisogno di valvole di sfogo. C’è un periodo della tua vita in cui tu accumuli molta pressione e non riesci a sfogarla tramite lo sport, i viaggi, le passioni, gli hobby, la lettura, il sesso. In quella situazione la pressione può diventare controproducente e quindi crea quello che noi cerchiamo di rifuggire in questo secolo, il cancro del XXI secolo, che è lo stress: fa invecchiare prima, lavorare male in una società iperformativa in cui bisogna produrre tanto in poco tempo, stare sempre in competizione con gli altri e dimostrare che noi siamo più bravi. No, non ho una risposta vera al riguardo».