La Commissione Ue risponde alla richiesta dell’Italia e di altri cinque Paesi circa una misura coordinata per ridistribuire i ricavi straordinari che le compagnie petrolifere incassano per il caro-greggio. E la segretaria Pd rilancia la proposta sua e del partito

«La tassazione degli extraprofitti è una competenza degli Stati membri, che possono agire sulla base della legislazione nazionale». L’Unione europea ributta la palla della tassazione sugli extraprofitti nel campo dell’Italia e degli altri cinque Paesi – Germania, Portogallo, Austria, Polonia e Spagna – che pochi giorni fa avevano chiesto (per la seconda volta, dopo quella dello scorso aprile) alla presidenza irlandese del Consiglio Ue una misura coordinata per ridistribuire i ricavi straordinari che le compagnie petrolifere incassano per il caro-greggio. La risposta è arrivata chiara: la competenza spetta ai singoli Paesi.  

La risposta della Commissione Ue

Una portavoce della Commissione europea ha infatti chiarito come le eventuali misure decise dagli Stati membri devono «naturalmente essere conformi al diritto europeo», ma essi «possono già avvalersi dei propri poteri fiscali nazionali per affrontare il costo dell’equità sociale e definire misure di tassazione degli extraprofitti, se lo desiderano, come indicato nella comunicazione AccelerateEU del 22 aprile», il piano d’emergenza e di transizione energetica presentato nell’aprile del 2026 per proteggere cittadini e imprese dai rincari energetici causati dalle crisi geopolitiche e per tagliare la dipendenza dai combustibili fossili. Dal canto suo, la Commissione «rispetterà le decisioni degli Stati membri» e «fornirà assistenza e buone pratiche sulle misure nazionali, oltre a valutarne l’impatto sul mercato unico». 



















































Schlein torna all’attacco

Torna così alla carica la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, che nei giorni scorsi aveva proposto al governo Meloni di tassare gli extraprofitti delle società energetiche. «La stessa persona che prometteva di abolire le accise sui carburanti oggi resta a guardare mentre gli italiani affrontano l’impennata dei prezzi. Giorgia Meloni deve fare una cosa sola: smetterla con
le soluzioni tampone come la ridicola proroga di 48 ore sul taglio delle accise. Mettano da parte l’orgoglio e abbiano il coraggio di tassare gli extraprofitti delle grandi società energetiche per tutelare le famiglie e le imprese, accogliendo la nostra proposta. Le famiglie e le imprese
italiane non possono continuare a pagare il conto dell’inerzia del governo. Non c’è più tempo da perdere. Agiscano ora», aveva detto in una prima nota, seguita poi da una seconda dopo le parole della portavoce della Commissione Ue: «Meloni e Giorgetti non hanno alibi. Si diano una mossa e agiscano. La crisi energetica colpisce duramente le famiglie e le imprese. Le misure tampone e le proroghe a tempo non bastano più. Abbiamo bisogno di misure di sostegno robuste, che aiutino in particolare i più esposti e fragili». 

I costi extra per gli italiani

Intanto, il prezzo del gasolio in autostrada ha raggiunto un nuovo record con un prezzo medio al self service di 2,204 euro al litro (dati dell’Osservatorio del ministero delle Imprese), mentre sulla rete stradale la benzina ha toccato i 2,010 euro al litro e il diesel i 2,131 euro al litro. Secondo le stime di Cna, la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa, dall’1 marzo al 31 agosto il maggiore esborso per carburanti, energia elettrica e gas è costato agli italiani circa 11,6 miliardi di euro rispetto ai livelli precedenti alla guerra in Iran. Un conto che grava sulle famiglie e sulle imprese e che per la metà è riconducibile alla mobilità: 5,8 miliardi di euro è il maggiore costo di benzina e gasolio nel semestre. Pesante anche la bolletta elettrica: il maggiore esborso accumulato nel semestre è stimato nell’ordine di 3,7-3,8 miliardi di euro.

24 agosto 2026