di
Irene Chieli

Il bilancio a Roma e provincia: 25 pazienti con febbre, 22 casi gravi con la forma neuroinvasiva, 2 scoperti perché donatori.

Nella prima metà di luglio, il primo caso autoctono a Latina, l’area laziale più colpita dal virus, che a ottobre 2025 contava 19 decessi e 263 contagi. Poi, a fine mese, la diffusione anche nella Capitale, con due casi di West Nile nel territorio della Asl Roma 3 (cioè tra i municipi X, XI e XII e il Comune di Fiumicino). Ma ora, a fine agosto, le cifre sono aumentate in maniera preoccupante. A lanciare l’allarme è il bollettino dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani e della Regione Lazio, che registra 49 casi: 25 pazienti con febbre derivante dal virus delle zanzare, 22 casi gravi con la forma neuroinvasiva, 2 scoperti perché donatori. 

L’evoluzione e la prevenzione

Il virus pare così in espansione, non solo per quantità di pazienti (13 solo nell’ultima settimana) ma anche per diffusione territoriale: ad essere più colpita rimane sempre la zona di Latina (con 24 casi), ma anche la Capitale mostra una geografia composita. Due casi nell’Asl Roma 1, sei nella Roma 2, tre nella Roma 3, sei nella Roma 5 e quattro nella Roma 6. In provincia, invece, tre a Viterbo e uno a Frosinone. La Regione Lazio ha disposto da tempo misure a scopo preventivo: oltre alla massima collaborazione di tutto il personale medico e veterinario, ha suggerito e incentivato operazioni di disinfestazione nei Comuni, specialmente in quelli più colpiti dal virus. La raccomandazione ai cittadini, rimane sempre quella di non abbassare la soglia dell’attenzione: fare uso di repellenti e monitorare le punture, evitare di sostare in zone con ristagni d’acqua e impedirne la creazione (ad esempio controllando i sottovasi in balcone). 



















































In Italia

Il virus proviene dalle punture di zanzare del genere Culex pipiens, che lo acquisiscono pungendo uccelli selvatici, considerati il principale serbatoio naturale dell’infezione. Non si trasmette invece da persona a persona attraverso il contatto diretto. Secondo il report dell’Istituto Superiore di Sanità, a livello nazionale, nel 2026, sono state confermate 312 infezioni da West Nile, con 13 decessi. 40 casi asintomatici sono stati identificati nei donatori di sangue, 115 casi per febbre. I casi più gravi, e cioè quelli con forme neuroinvasive, sono stati 156, ma il tasso di mortalità si è quasi dimezzato rispetto al 2025: 7,7% di letalità contro il 13,9%.
Il virus è stato rilevato nell’uomo, negli animali o nelle zanzare in 60 province, all’interno di 16 regioni – nello stesso periodo del 2025, le province interessate erano 52 in 15 regioni, ma i casi confermati erano 351 e i decessi 22. Benché il numero dei casi sia quindi diminuito, il virus continua a circolare stabilmente: e poiché emergono sempre più pazienti asintomatici rintracciati tra i donatori, cresce l’importanza del monitoraggio attento utile a una diagnostica precoce.


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23 agosto 2026 ( modifica il 23 agosto 2026 | 17:26)