C’è chi, arrivato al limite dello stress da lavoro, si concede una vacanza. E chi invece decide di ribaltare completamente la propria vita, lasciando tutto per costruire con le proprie mani il rifugio che aveva sempre sognato. È quello che ha fatto una donna nella contea di Cork, in Irlanda, trasformando un piccolo podere agricolo in un angolo di natura fatto di case sugli alberi.





Il sogno nato dai viaggi e dallo stress

Si chiama Aga Mitka e la sua storia, raccontata a Image.ie, inizia nel 2012, quando acquista un piccolo appezzamento nella zona collinare di Inchigeelagh, nel West Cork. Da lì comincia a fantasticare su come potersi liberare dei lunghi spostamenti quotidiani per il lavoro: «Ho considerato ogni tipo di idea: allevare alpaca e produrre piumini di lana d’alpaca, realizzare oggetti in legno da vendere ai mercati locali, e molti altri progetti che mi sono passati per la testa». Col passare degli anni, mentre il lavoro diventava sempre più pesante, cresceva parallelamente il desiderio di creare un piccolo rifugio dove le persone potessero staccare dalla routine: «Volevo un posto dove mettere radici nel paesaggio, ascoltare il silenzio dentro di sé e ritrovare il proprio battito». Un’idea nata durante i suoi viaggi in Asia e Costa Rica, dove le case sugli alberi sono un modo comune di vivere a contatto con la natura: «Volevo portare quella sensazione nella nostra piccola fattoria biologica nel West Cork».



La svolta: dimissioni e cantiere

Per anni quel sogno resta solo un’idea, ma improvvisamente arriva il momento di agire: «Non ero mai stata davvero pronta a fare qualcosa, finché un giorno ho capito che non potevo più andare avanti neanche per un giorno. Ho fatto richiesta del permesso di costruire per due case sugli alberi e, quando è stato concesso, l’ho preso come un segno. Ho lasciato il lavoro e ho iniziato a costruire». Una decisione che agli occhi di chi le stava intorno è sembrata quasi incomprensibile: «Tutti i miei amici pensavano che avessi perso la testa.

Il mio compagno è stato l’unica persona a credere che la mia visione potesse funzionare».

Dall’infanzia tra rifugi di legno alla laurea

Che Aga avesse una vocazione per la costruzione di rifugi non è una sorpresa: già a sette anni si era costruita una casa sull’albero. Un aneddoto di famiglia racconta bene quella passione precoce: «Ricordo mio padre che dovette fingersi un cinghiale selvatico una notte per convincermi a non dormire nella mia casa sull’albero in mezzo al bosco. Ha avuto successo e mi ha riportato alla civiltà, perché poi ho concluso il conservatorio e successivamente una laurea e un master in biologia, abbandonando le mie avventure edilizie». Le sue mani, però, non erano destinate a restare ferme: una volta trasferitasi a Cork, aveva iniziato a frequentare corsi serali di vetro artistico, ceramica e falegnameria, definiti «un momento di respiro rispetto al mio lavoro davanti al computer e un’occasione per far riposare la mente stanca».



L’esperienza e il progetto

L’esperienza pratica arriva con la costruzione della propria abitazione, dopo l’acquisto del podere: «Ho aiutato i costruttori in cantiere e ho preso rapidamente confidenza con la carpenteria e con l’uso di diversi attrezzi. Quando il budget è finito, non ho avuto altra scelta che fare molte cose da sola, dalla posa delle piastrelle alla costruzione dei mobili». Da lì, Aga ha continuato a costruire: una serra, un deposito per la legna, una tettoia per fieno destinata a cavalli e asini, tavoli e sgabelli. Finché non si è sentita pronta per il progetto più ambizioso: «Una casa sull’albero. Per fortuna, a quel punto, potevo contare anche sul sostegno del mio compagno. Dubito che avrei trovato il coraggio di iniziare senza di lui al mio fianco». La sua prima casa sull’albero le è costata sei mesi di lavoro; per Noah’s Lookout, la struttura raccontata da Image.ie, ci è voluto un anno intero.




Ultimo aggiornamento: martedì 25 agosto 2026, 17:20





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