Non vengono loro richiesti un appuntamento, una sala d’attesa o una visita ginecologica. Basta un tampone, pochi minuti a casa e una busta da rispedire gratuitamente.
Dal 25 agosto 2026 il NHS inglese ha iniziato a introdurre su larga scala l’autoprelievo vaginale per la ricerca dell’HPV ad alto rischio, rivolgendosi proprio alle donne che negli anni precedenti non hanno aderito allo screening del tumore della cervice uterina.
Una piccola rivoluzione organizzativa che parte da un principio semplice: se le persone non arrivano alla prevenzione, può essere la prevenzione ad arrivare a casa loro.
Quattro milioni di donne da recuperare
In Inghilterra soltanto il 68,8% delle aventi diritto è in regola con lo screening cervicale, contro un obiettivo dell’80%. Sono circa 4 milioni le donne non aggiornate con i controlli. (NHS England)
Il nuovo programma parte dalle donne tra 30 e 65 anni che non si sono presentate dopo precedenti inviti. Potranno ricevere la proposta attraverso NHS App, SMS, e-mail o lettera e ordinare gratuitamente il kit. (NHS England)
Ma attenzione alle parole: non è un Pap test fai-da-te.
Con il tampone la donna raccoglie autonomamente un campione vaginale, che viene analizzato per ricercare HPV ad alto rischio. Se il virus non viene trovato, non è necessario un approfondimento immediato. Se invece il test è positivo, viene fissato un successivo prelievo cervicale eseguito da un professionista per verificare l’eventuale presenza di alterazioni cellulari. (NHS England)
Perché molte donne saltano lo screening
Imbarazzo, paura del dolore, poco tempo, difficoltà a ottenere un appuntamento o una precedente esperienza negativa: anche una prestazione semplice può diventare una barriera.
Lo studio britannico YouScreen ha stimato che offrire l’autoprelievo alle donne poco o mai sottoposte allo screening potrebbe consentire di recuperare circa 400 mila screening ogni anno. Altri studi britannici hanno mostrato anche un’elevata accettabilità dell’autoprelievo. (NHS England)
Il National Screening Committee ha infatti raccomandato questa possibilità per le persone “under‑screened”, cioè che partecipano raramente o mai. Per ora non ci sono invece prove sufficienti per sostituire sistematicamente con l’autoprelievo il campione cervicale effettuato da un professionista nelle donne che già partecipano regolarmente. (view-health-screening-recommendations.service.gov.uk)
E in Italia? È qui che il dato deve far riflettere
Nel 2025 i programmi italiani di screening cervicale hanno invitato 3.639.937 donne. Hanno risposto in 1.497.603: adesione 43,5%. Significa che più di una donna invitata su due non ha aderito. (Osservatorio Nazionale Screening)
La copertura assicurata dallo screening cervicale organizzato si è inoltre fermata al 48,4%, in diminuzione di 2,6 punti rispetto al 2024, con il consueto forte gradiente territoriale tra Nord e Sud. (Osservatorio Nazionale Screening)
Ed è questo il punto che va oltre il tumore della cervice.
Il Servizio sanitario continua spesso a misurare la prevenzione contando quanti inviti spedisce. Ma un invito non è uno screening. La vera misura di successo è quante persone riusciamo effettivamente a raggiungere.
L’Inghilterra prova ora a cambiare il percorso invece di aspettare che cambi il cittadino. È una lezione che potrebbe valere anche per l’Italia: meno prevenzione costruita attorno all’ambulatorio, più prevenzione costruita attorno alla persona.

Fonti:
- NHS England, NHS rolls out discreet home-testing kits against cervical cancer for millions of women, 25 agosto 2026. (NHS England)
- UK National Screening Committee, raccomandazioni su HPV self-sampling. (view-health-screening-recommendations.service.gov.uk)
- GOV.UK, NHS public health functions agreement 2026-2027. (GOV.UK)
- UK NSC, risultati dello studio HPValidate. (nationalscreening.blog.gov.uk)
- Osservatorio Nazionale Screening, dati italiani 2025. (Osservatorio Nazionale Screening)