Il campione svizzero, che sabato entrerà a far parte della Hall of Fame, si è espresso su quanto capitato ai primi due tennisti del ranking Atp: “Prima del Roland Garros é proprio il momento peggiore per infortunarsi perché poi hai un torneo dopo l’altro”


Pellegrino Dell'Anno

Collaboratore

25 agosto – 16:15 – MILANO

Nella sua longeva e proficua carriera, c’è sempre stato un dettaglio, a volte sottovalutato, che ha aumentato l’aura di immortalità intorno a Roger Federer: una gestione del fisico esemplare. Lo svizzero, che ha giocato ad alti livelli fino a 39 anni, raramente ha avuto gravi problemi di infortuni o è stato costretto per motivi di salute a rinunciare ai grandi tornei. Non a caso è stato capace di giocare 81 Slam di fila, vuol dire non saltare neanche un Major per più di 20 anni. A tal proposito, in una conferenza stampa tenuta a New York nella settimana pre Us Open in vista della sua introduzione nella Hall of Fame, si è espresso anche sulla gestione degli infortuni di Sinner e Alcaraz: “Il momento peggiore per infortunarsi è proprio prima del Roland Garros, perché poi hai Roland Garros e Wimbledon uno dopo l’altro. Ovviamente, questo rende molto più difficile lo Us Open, e lo abbiamo visto con Carlos”.

riflessione—  

Alcaraz si è fatto male ad aprile, durante il torneo di Barcellona, e da allora è rimasto fermo ai box, saltando due Slam e quattro Masters 1000. Ora, al netto delle condizioni in cui arriverà, è tempo di Us Open, e lo Slam sancirà il rientro dello spagnolo alle competizioni. Senza però la presenza di Jannik Sinner, che ha invece rinunciato per problemi fisici al Major americano. Forse ha tirato troppo la corda, forse doveva gestire diversamente alcuni momenti. L’idea di Federer in tal proposito è abbastanza chiara: “Ho sempre cercato di mantenere un programma equilibrato, con abbastanza riposo, anche se è più facile a dirsi che a farsi. Ho anche corso dei rischi. Ci sono state volte in cui ho aggiunto un torneo o due in più che probabilmente non avrei dovuto giocare, ma sono riuscito a superarli. È importante dare priorità a ciò che conta davvero per te”. Non a caso lo svizzero, 20 volte campione Slam, ha giocato fino a 38 anni l’Atp 500 di Basilea, a casa sua. Facendone anche una questione di legame affettivo, di importanza personale verso un torneo piuttosto che un altro. Anche perché bisogna per forza di cose fare delle scelte, in un senso o nell’altro. Quello vuol dire gestirsi. Anche a 23 e 25 anni, si è obbligati a premere sul freno a volte.

scelte—  

Sinner ad esempio ha dato il massimo in primavera, vincendo cinque Masters 1000 su cinque tra cui quello di casa, a Roma, agli Internazionali d’Italia. Con l’obiettivo dichiarato di vincere il Roland Garros, l’unico Slam che manca al suo palmares. Per ogni giocatore, parole di Roger Federer, la priorità può essere diversa: “Potrebbe essere il circuito americano, come qui, o l’Australia per gli australiani. Ogni giocatore ha certi periodi dell’anno in cui vuole essere al massimo della forma, perché non puoi essere al 100% venti volte l’anno”. È chiaro infatti che ci sono periodi, per forma o per capacità sulla superficie, che sono più complessi da gestire e obbligano valutazioni, rinunce, ad andare piano. Anche perché rispetto ai primi anni di Federer nel circuito, le cose sono cambiate, dalla programmazione dei giocatori all’esborso fisico richiesto. Dunque è ancora più delicato, e complesso, gestirsi al meglio per i top player, i più richiesti nonché spesso obbligati a partecipare ad alcuni tornei anche quando sarebbe meglio farne a meno. E Federer, a proposito di uno dei migliori di oggi, ha espresso un desiderio.

previsione—  

A Roger, che sabato sarà introdotto nella Hall of Fame, è stato anche chiesto con quale tennista di oggi vorrebbe giocare. E ha tracciato una partita che riempirebbe gli highlights per anni: “Forse contro Alcaraz, penso che sia un giocatore entusiasmante. Non ho mai avuto l’occasione di giocare contro di lui o contro Sinner. Ci siamo allenati insieme solo un po’ quando stavano emergendo. Purtroppo mi sono perso questa generazione a causa dei miei problemi al ginocchio”. E, parlando del rovescio a una mano, alla luce anche degli scambi fatti con Musetti in una sorta di allenamento, lo svizzero si è detto convinto che è un colpo che non è ancora morto, nonostante solo l’italiano e Shapovalov tra i primi 50 lo giochino ancora. L’eleganza del gesto, che ha definito la carriera di Federer, è più forte del tempo che passa. Basti pensare che dal primo Slam della storia, Wimbledon 1877, ogni anno c’è sempre stato quantomeno un giocatore con il rovescio a una mano in una semifinale di uno dei quattro Slam. Nel 2026 per ora non è ancora successo. A Musetti, principalmente, il compito di mantenere intatta la striscia più lunga della storia del tennis. Così da poter dare ragione a Federer.